Torta Sacher

torta sacher con cioccolata

Salve mi chiamo Gianna e sono appassionata di buona cucina, più precisamente mi piace cucinare torte, dolci e dessert. Questa è la mia prima ricetta che scrivo per il magnifico blog della Nucci (bravissima!). Oggi vorrei proporre la ricetta di una torta favolosa, una delle mie preferite. La Sacher Torte!

Prima facciamo un po’ di storia di questo monumento dolciario austriaco. La torta Sacher o Sacher Torte per dirla alla tedesca nasce nei primi anni del 1800, alcuni la datano addirittura al 1832.  Questo dolce vede la luce nella bottega del pasticciere Franz Sacher, apprendista pasticcere alla corte del principe austriaco von Metternich Winnesburg. Si narra che Franz ideò la Sacher Torte, una delle torte più famose al mondo, a soli 16 anni, e per puro caso riuscì a fare assaggiare la sua creazione al principe austriaco che saltò letteralmente dalla sedia quando ebbe degustato quella leccornia e nominò subito il ragazzo pasticciere ufficiale di corte facendo la sua fortuna e quella del dolce che il fanciullo aveva inventato.

La storia di questo dolce si snoda per tutta la storia austriaca degli ultimi due secoli fino ad arrivare alla pasticceria dell’Hotel Sacher di Vienna che ne detiene il marchio e ne custodisce gelosamente la ricetta originale. La pasticceria viennese attualmente produce artigianalmente oltre 270.000 torte all’anno. Il marchio “Sacher Torte” è protetto da un brevetto e, ad oggi, non esistono al mondo licenze ufficiali per la rivendita di questo prodotto. Esistono tuttavia molte imitazioni della ricetta originale della Sacher che si avvicinano, alcune anche di molto, alla sua fragranza originale.

INGREDIENTI: (per una torta per 6 persone) 120 gr di farina, 200 gr di cioccolato fondente, 100 gr di burro, 200 gr di zucchero, 5 uova, 100 gr. di di pesche o albicocche

PREPARAZIONE:  E’ importante partire dalla fine: si deve cioè tenere presente che per una buona riuscita la torta Sacher va servita ad una temperatura di 16-18 gradi, accompagnata con della panna montata non zuccherata (servita a parte nel piattino) e una tazza di caffè o the bollenti. Questo è il concetto per cui questa torta è stata creata, come gustosa merenda per l’ora del the. E ora vediamo come prepararla.

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente con 2 cucchiai di acqua finchè non si ottiene un composto liquido e cremoso, infine lasciarlo raffreddare. Intanto unite in una terrina il burro allo zucchero, al cioccolato raffreddato, ai tuorli d’uovo e ai relativi albumi montati a neve. Setacciate accuratamente la farina ed unitela al composto, quindi mescolate dall’alto verso il basso, ponendo attenzione al fatto che il tutto si amalgami in modo ottimale. Imburrate e infarinate una tortiera e versatevi dentro l’impasto, livellate la superficie con una spatola e infornate a 150 gradi per 30 minuti. A cottura ultimata, lasciate raffreddare la torta e tagliatela in 2 dischi di uguale spessore. Spalmate sul disco inferiore la di albicocche e  quindi coprite con l’altro disco. Infine preparate la glassa facendo sciogliere in una casseruola, preferibilmente a bagnomaria, il rimanente cioccolato, l’acqua e lo zucchero. Una volta che la glassa sarà pronta togliere dal fuoco e fare raffreddare solo qualche minuto, quindi spalmate sulla superficie della torta la glassa e farla solidificare definitivamente a temperatura ambiente.


Spiedini di frutta e pan di Spagna farcito

risini con crema fatta in casa e pangrattato

Vediamo un’altra ricetta inserita da Federica, si tratta di un dolce sfizioso che vede uno spiedino di freschissima frutta con l’originale inserimento di pezzi di pan di spagna ripieno. Un dessert ottimo per essere servito in una calda serata estiva, ma altrettanto stuzzicante per un cocktail party o per una serata informale davanti alla TV. Insomma aguzzate l’ingegno e affilate i vostri spiedini!

INGREDIENTI:  di , un tuorlo d’uovo, 300 gr di fresco, 3 cucchiai di , due dischi di pan di Spagna, frutta di stagione; kiwi, banane, mela, pera, fragole, , cannella in polvere, a velo

PREPARAZIONE:  Questo dolce si prepara con frutta di stagione. Se decidete di prepararlo in inverno si possono utilizzare le del tipo “pink lady” senza sbucciarle, per sfruttare il loro forte impatto cromatico rosso sulla resa estetica del piatto. Poi naturalmente le pere, le banane e i kiwi. Se invece vi trovate a preparare questa ricetta in estate potete optare per tutta la frutta che si può tagliare a pezzi avendo cura di alternare i colori giocando con i loro contrasti cromatici. In estate al posto della per farcire il pan di Spagna potete scegliere del gelato magari riponendo il pan di spagna in freezer anzichè in frigo. Premesso ciò passiamo a vedere come preparare questo dolce. Come prima cosa fate una mescolando il al tuorlo e allo , amalgamate bene poi prendete i due dischi di pan di Spagna e farciteli con la , avvolgete tutto con della pellicola e fate riposare in frigo. Quindi preparate la frutta; occorre lavarla, sbucciarla e tagliarla a pezzi di dimensioni giuste per essere mangiate senza problemi. La frutta che può scurirsi (mela pera, banana) conviene farla macerare in acqua acidulata con il limone prima di usarla. Il kiwi, dopo averlo sbucciato, tagliatelo in 4 parti. Se si dispone del mango sbucciatelo, togliete il nocciolo e tagliatelo in piccoli pezzi. Mentre le fragole è sufficiente tagliarle a metà dopo averle ben lavate. Un’ora prima di servire, togliete il pan di Spagna dal frigo, taglialo a cubetti di 4-5 cm. e rimetteteli ancora in frigo. Infine prendete gli spiedini e cominciate ad infilare i pezzi di frutta alternando i colori e i gusti e per ultimo aggiungete un cubetto che facendo da base può stare in piedi. Spolverizzate tutto con della cannella e dello a velo e conservate in frigo fino al momento di servire in tavola.


Millefoglie alla fragola e kiwi

millefoglie i pasta sfoglia, fragole e crema pasticcera

Un dolce davvero divino e soprattutto una tentazione irresistibile è la ricetta che Federica ha inserito questa volta. Si tratta di un delizioso millefoglie con guarnizione di , kiwi e panna fresca. Un dolce a cui è davvero difficile dire di no e che saprà tentare i nostri ospiti. Inutile dire che, per una volta, non proviamo neppure a conteggiare le calorie, ma dedichiamoci al sano piacere delle nostre papille gustative, e basta…

INGREDIENTI: mezzo bicchiere di panna da montare (o panna spray a scelta), 2 kiwi, 2 rotoli di pasta sfoglia, 3 vaschette di , 50g di

PREPARAZIONE: Srotolate la pasta sfoglia e disponetela con cura sul piano di lavoro, dividete a meta’ i rotoli, quindi sistemateli su una teglia rivestita di carta da forno. Fatta questa operazione cospargete la superficie della pasta sfoglia con fino a creare un sottile strato che ricopra interamente la pasta. Cuocete in forno a 200° per 20 minuti. Nel frattempo montate la panna, lavate bene le e tagliatele a striscioline avendo cura di lasciarne 6 intere per la guarnizione finale. Quindi pelate i kiwi e tagliateli a fettine assai sottili. Togliete l’impasto dal forno e lasciatelo raffreddare a dovere. Ricoprite ogni rettangolo di sfoglia con la panna e aggiungete le a fettine, sovrapponendo poi le sfoglie e andando gradualmente a comporre il nostro dolce. Infine livellate l’ultimo strato con una spatola e decoratelo con le fette di kiwi disposte a stella con una fragola al centro. Lasciate riposare per mezz’ora in frigo prima di servire.


Torta sbrisolona mantovana

Torta sbrisolona mantovana con mandorle, burro, farina di mais, scorza di limone, uovo e vaniglia

Una torta alla frutta secca è sempre una tentazione irresistibile, almeno per quanto mi riguarda. Personalmente ho infatti sempre prediletto le torte secche, magari da inzuppare in un’eccellente Malvasia o in un divino Picolit, piuttosto che quelle impegnative torte infarcite di creme e panne. Credo di poter affermare che la regina delle torte secche sia la torta Sbrisolona mantovana, un autentico gioiello della cucina regionale italiana. Questa torta è la testimonianza autentica di come la cultura contadina abbia influenzato la nostra società, infatti la ricetta tradizionale (che io fedelmente ripropongo) prevede una parte di farina gialla di mais da impiegare con la normale farina, questo perchè anticamente la farina di mais era la farina tipica del mondo contadino: economica, altamente nutritiva, molto versatile. E dalle tavole di campagna passò a deschi più nobili fino ad approdare sulle tavole imbandite dei Gonzaga che si dice avessero un debole per questo dolce. Così chiamata per la sua consistenza fragile e molto frammentaria la Sbrisolona divenne ben presto il simbolo dolciario del mantovano e il simbolo gastronomico di una città intera.

INGREDIENTI: 250 gr. di , 250 gr. di farina gialla di mais, 300 gr. di burro fresco, 300 gr di mandorle spellate e tostate, scorza di mezzo limone, una busta di , tre tuorli d’uovo, 200 gr. di , 50 gr. di

PREPARAZIONE: Per prima cosa prendiamo le mandorle e le tritiamo finemente, quindi le poniamo in un recipiente a parte. Poi sopra una spianatoia di legno versiamo i due quantitativi di farine (che devono tassativamente essere della stessa quantità) e le disponiamo a fontana. Al centro uniamo le mandorle tritate, il burro che deve essere aggiunto a temperatura ambiente (mi raccomando di non aggiungere del burro freddo pena il completo sbriciolamento dell’impasto in cottura), la scorza di limone, lo , un pizzichino di sale, la e i tuorli d’uovo. Quindi impastiamo vigorosamente per almeno dieci minuti continuativamente fino ad ottenere un impasto sodo e omogeneo che conservi però alcuni grumi. Quindi prelevare una tortiera, ungerla bene con del burro e versarvi l’impasto sbriciolandovelo dentro con le dita, in modo che rimanga frammentario e grumoso. Cuocere per un’ora a forno già caldo alla temperatura di 200 gradi. Quindi togliere la tora dal forno e cospargere di . La sbrisolona va servita fredda.

Un buon vino da abbinare alla sbrisolona deve rimanere a Mantova per ritrovare quella magica armonia virgiliana di sapori che in quella zona impera e dilaga. E allora perchè non orientarsi su un grande spumante mantovano come il Pinot Brut di cui si posso reperire molte qualità grazie alle molte cantine vinicole di quella zona. Ogni scelta oserei dire che sarà una scelta felice.


Gamberi alla salsa di lamponi

Gamberetti con salsa di lamponi frullati, cetriolini e cipolline in guarnizione

Quella di oggi è una ricetta veramente insolita che mi è capitato di assaggiare durante un ricevimento di nozze e che mi sono subito industriata a riprodurre perchè nella sua particolarità (e nella sua semplicità in fondo) possiede quel tocco magico che ci titilla il palato e ci lascia basiti. Premetto subito che si tratta di una ricetta facile e veloce, essenziale direi nella sua semplicità, diciamo che più che una ricetta si parla dell’idea. L’idea cioè di accostare questi due sapori: il gamberetto e il lampone e di ricavarne un delizioso antipasto veloce. Un piatto a base di che ritengo possa rappresentare un notevole elemento coreografico all’interno di una cena di pesce come si evince anche dalla foto nella quale il cromatismo della portata raggiunge un eccellente equilibrio armonico: il verde dei cetriolini, l’arancione salmonato dei e il rosso purpureo della salsa. Una sorta di crescendo cromatico che non mancherà di saziare prima del palato la vista, forse il più esigente dei 5 sensi a tavola.

INGREDIENTI: (per 4 persone) 16 grossi gamberi, 1 limone, 250 g di , 1 cucchiaio scarso di zucchero, 1/2 cucchiaio di aceto, 4 cucchiai di extravergine di oliva, 1 cetriolo e 1 cipollina fresca per guarnire

PREPARAZIONE: Come prima operazione pensiamo alla salsa. Frullate i con il succo di un limone e lo zucchero. Cuocete la purea in un piccolo tegame, rimestando e, appena inizia a imbrunire, accingete l’aceto, fate evaporare e togliete dal fuoco. Ancora calda, passate la salsa al setaccio per eliminare i piccoli semi dei quindi tenete da parte. Lavate bene i gamberi sotto l’acqua corrente, versateli in una pentola con acqua bollente salata. Dal momento in cui l’acqua riprende il bollore, calcolate 3 minuti di cottura. Scolate i gamberi e sgusciateli, eliminando il filo nero intestinale e sistemateli su dei piatti individuali, disposti a raggio. Mondate e lavate il cetriolo e la cipollina fresca e tagliateli a rondelle sottili. Accompagnate con fettine di cetriolo e cipollina, condite con un filo di e la salsa di .

Come vino da abbinare a questo piatto consiglio un vino bianco marchigiano DOC: il Bianchello del Metauro, vino sapido e dagli aromi floreali e freschi che sapranno fondersi molto bene con la delicatezza dei gamberi al lampone.


Sfogliatelle Napoletane

sfogliatelle napoletane dette sfogliatelle frolle con ripieno a base di ricotta, canditi, semolino, vaniglia e cannella

A Napoli ci sono due tipi di sfogliatelle: le sfogliatelle ricce e le sfogliatelle frolle. Le prime sono un dolce molto difficile da cucinare in casa per alcune oggettive difficoltà nella lavorazione dell’impasto che definire laboriosa significa spendere un eufemismo. Le seconde, oggetto della ricetta che presento oggi, sono assai meno complicate nelle fasi di impasto e cottura e quindi decisamente più abbordabili. Preciso subito che sia le sfogliatelle ricce che le sfogliatelle frolle hanno il medesimo ripieno a base di , e , differiscono solamente nell’impasto e nella cottura.

Questo dolce ha una storia davvero curiosa alle spalle. Si dice infatti che le prime sfogliatelle siano nate nei monasteri intorno a Napoli, in particolare si crede che siano state inventate nel Convento di S. Rosa di Amalfi. Fatto sta che un napoletano intraprendente di nome Pasquale Pintauro, di mestiere oste in un locale di via Brigida a Napoli, carpì il segreto alle monachelle con uno stratagemma e iniziò a smerciare sfogliatelle nella sua osteria. Inutile dire che l’osteria divenne ben presto una delle pasticcerie più famose non solo di Napoli, ma dell’intera Nazione. La folla si accalcava davanti alle vetrine e all’interno del locale e il nostro Pintauro ben presto divenne famoso come San Gennaro. Ancora oggi i suoi dolci conservano un alone di mito e leggenda.

INGREDIENTI: (per la pasta): 200 gr. di , 80 gr. di sugna (cioè ), 100 gr. di zucchero semolato, un tuorlo d’uovo (per il ripieno): 150 gr. di , circa mezzo litro di acqua fredda, 150 gr. di fresca, 200 gr. di zucchero, un uovo, 50 gr. di (cedro e scorza d’arancio), mezzo cucchiaino di vaniglia, tre gocce di olio di , zucchero a velo, sale

PREPARAZIONE: Le sfogliatelle frolle, come dice la parola, basano tutta la loro fragranza e bontà sull’impasto della pasta frolla. Per cui inizierei a sottolineare l’importanza di realizzare un ottimo impasto per un’ottima sfoglia, in modo da avere una solida base su cui costruire questo dolce prelibato. Iniziamo quindi a disporre la farina a fontana su una spianatoia di legno e al centro realizziamo un capace cratere in cui versiamo un bicchiere di acqua fredda, lo zucchero e la sugna e incominciamo a mischiare questi tre elementi tra loro avendo cura di non impastarli con la farina per il momento. E’ questo il segreto di un buon impasto di pasta frolla: unire gradualmente i componenti ad uno e incominciarli ad impastare mano a mano che si sono miscelati. Una volta che acqua zucchero e sugna formano un buon composto omogeneo uniamo anche l’uovo e di nuovo lo mischiamo agli altri 3 elementi senza farina. Infine cominciamo ad impastare il tutto con la farina esercitando un’azione il più possibile rapida e veloce, questo perchè un altro segreto per preparare una buona pasta frolla è che meno la si lavora e meglio è. Quando raggiungiamo una pagnotta di impasto soda e omogenea lasciamola riposare per mezz’ora e dedichiamoci al ripieno. Per fare questo in un recipiente uniremo tutti gli ingredienti del ripieno in questa successione: il , la , l’acqua, lo zucchero, l’uovo, i , la vaniglia, la e infine un pizzico di sale. Mescoliamo bene il tutto fino a che non otteniamo un composto senza grumi di un profumo intenso. Successivamente torneremo alla pasta che tireremo a sfoglia e taglieremo in una decina di cerchi (dipende naturalmente dalla quantità d’impasto e di ripieno che avete a disposizione). In ciascun cerchio deporremo una generose dose di ripieno, quindi richiuderemo a mezzaluna i cerchi d’impasto sul ripieno, come dei piccoli calzoni o panzerotti. Sigilleremo bene i bordi con una forchetta e con l’ausilio di un tagliapasta andremo a rifinire i bordi stando attenti a non lasciare buchi. Infine imburreremo una teglia da forno e vi collocheremo le nostre sfogliatelle che spennelleremo con un tuorlo d’uovo e spolvereremo con un pizzico di farina per ogni sfogliatella. A questo punto potremo infornare in forno già caldo a 180 gradi per un quarto d’ora circa. Attenzione alla parte inferiore dei dolci durante la cottura perchè è soggetta a frequenti bruciature. Una volta ben dorate le spolvereremo con zucchero a velo e le serviremo calde.


Pastiera Napoletana

La vera pastiera napoletana con pasta frolla e impasto a base di grano, ricotta, canditi, fiori d’arancio e vaniglia.

Ci sono dolci che, non c’è niente da fare, ne mangeresti a quintali, e non esiste forza che può impedirtelo! Ecco, quando penso a questo tipo di dolci penso alla Pastiera Napoletana, un dolce veramente squisito. Ricordo la prima volta che mi cimentai nella preparazione di questa difficile ricetta, ero alle prime armi e la pastiera napoletana non era certo l’ideale per cominciare la mia carriera come prima cuoca. Beh inutile dire che non fu una pastiera memorabile quella che riuscii a portare in tavola, però ne ricordo ancora il sapore delizioso nonostante l’aspetto un po’ floscio. Durante la mia carriera perfezionai la mia pastiera e ogni volta che posso la ripropongo con gioia, perchè è un dolce che oltre ad essere buonissimo diffonde puro e autentico buonumore con le sue tenui sfumature di arancio, vaniglia e grano. A testimonianza di questo buonumore c’è un aneddoto storico secondo il quale il Re Ferdinando II di Borbone nel far assaggiare una fetta di torta alla sua imbronciata consorte, Maria Teresa d’Austria, notò che per la prima volta dopo tanto tempo la regina non poteva fare a meno di sorridere mentre assaggiava la specialità di pasticceria napoletana!

Dunque cosa ha di tanto speciale questa Pastiera e come nasce? Sulle origini di questo dolce si sa per certo che la zona è quella partenopea e nasce come dolce legato alla festività pasquale, mentre ci sono varie leggende che ne attestano la nascita: una la vorrebbe far risalire a riti pagani legati al culto della primavera, un’altra la vede protagonista all’epoca dei romani quando regnava il devoto imperatore Costantino, e pare fosse nato questo dolce come focaccia rituale per celebrare i primi riti Pasquali del Cristianesimo. Più probabile pare un origine ecclesiastica della Pastiera, nata in qualche convento del napoletano per mano di qualche esperto frate o monaca per celebrare degnamente le festività pasquali. Quel che certo è che la Pastiera oggi come oggi rimane il dolce di Pasqua per antonomasia, specialmente a Napoli, dove la si inforna mai dopo il Venerdì Santo, poi se ne resta la giornata di sabato a riposare per essere pronta per il giorno di Pasqua ad assumere l’oneroso ruolo di Regina incontrastata del Pranzo Pasquale.

Vediamo ora come affrontare questo vero e proprio mito culinario italiano, un altro tesoro di cucina regionale da tramandare gelosamente ai nostri figli. Un’avvertenza: come tutte le ricette elaborate richiede una certa dose di pazienza (soprattutto nell’impasto) e molto tempo a disposizione, d’altronde sappiamo che i miti non nascono a caso ma richiedono un minimo di sacrificio!

INGREDIENTI: (per l’impasto) 400 gr. di farina, quattro tuorli d’uovo, scorza di limone grattugiata, 250 gr. di zucchero, 100 gr. di strutto, 100 gr. di burro fresco, 250 gr. di grano umido, due bustine di vanillina, la buccia di un arancio, mezzo litro di latte (per il ripieno) 300 gr. di di mucca molto fresca, 250 gr. di zucchero, quattro tuorli d’uovo, tre albumi, 100 gr. di misti (cedro, limone, arancia), due confezioni di estratto di fiori d’arancio

PREPARAZIONE: Inizio con una nota importante. Questo dolce richiede due giorni di lavorazione. Si potrebbe abbreviare il tutto acquistando della surgelata e del grano precotto (in questo caso seguire il procedimento descritto più avanti accorciando il tempo di cottura del composto con il grano da alcune ore a pochi minuti e naturalmente eliminare la parte sulla preparazione della fatta in casa). Se avete poco tempo potete optare per questa soluzione, personalmente vi consiglio la versione più lunga per esperienza vissuta, otterrete una pastiera molto più buona perchè avrete fatto assorbire tutta l’anima del latte e degli altri ingredienti al grano. Comunque non sempre si dispone del tempo necessario, a voi la scelta.

Il giorno precedente è necessario ammorbidire il grano e lasciarlo riposare. Per fare questo in una piccola pentola andremo a cuocere tutto il grano in una soluzione che comprende: il latte, la vaniglia, lo strutto, 200 gr. di zucchero e la buccia d’arancia. Sorvegliare la cottura che deve avvenire a fuoco molto basso per alcune ore fino a che non si sia ottenuto un composto cremoso e il grano si sia ammorbidito completamente. Una volta pronto questo composto lo lasceremo in frigorifero fino al giorno seguente. Preparazione della : disponete la farina a fontana su un tagliere, a parte tagliate il burro freddo di frigorifero a dadini e poi con le dita polverizzateli in modo da creare una specie di farina che unirete alla farina normale, quindi aggiungete i tuorli d’uovo e la scorza di limone grattugiata, amalgamate il tutto inizialmente con una forchetta poi impastate tenendo conto di due cose: l’impasto deve essere molto veloce e soprattutto non deve durare a lungo. L’obiettivo è quello di creare un impasto omogeneo e compatto nel più breve tempo possibile. Quindi tirate la sfoglia con un mattarello e lasciate a riposare per un’ora sotto un canovaccio. Nel frattempo tagliate a piccoli pezzi i e metterli in un capace recipiente insieme al composto di grano del giorno prima. In un secondo recipiente amalgamare la con lo zucchero, i tuorli d’uova, l’estratto di fiori d’arancio e un’ombra di polvere di cannella. Mescolare il tutto molto bene fino a creare una crema omogenea che uniremo al grano e ai nel primo recipiente. Infine monteremo a neve in un terzo recipiente le chiare d’uovo e le uniremo al nostro ripieno. Quindi prenderemo una teglia da forno di forma circolare con un diametro intorno ai 30 cm. e un’altezza di circa 5 o 6 cm. Ungeremo bene la teglia con il burro e lo rivestiremo completamente usando due terzi della . Quindi verseremo con cura tutto il ripieno nella teglia ricoperta di e spianeremo altrettanto bene la superficie. Successivamente con il resto della realizzeremo un disco del diametro della teglia e lo taglieremo in tante striscioline che deporremo delicatamente sulla superficie secondo il modello di un reticolo (tipo crostata). Possiamo aiutarci utilizzando un foglio di carta oleata su cui deporremo il disco di tagliandolo insieme alla carta e alzando ogni striscia di pasta afferrando la carta oleata sottostante che elimineremo depositando la striscia di sulla torta. Cuoceremo a fuoco basso a 150 gradi fino a che la torta non risulti imbrunita, magari controllando con uno struzzicadenti l’interno, forando la superficie e verificando che non sia più umido. Quindi toglieremo dal forno e lasceremo a riposare a temperatura ambiente per non meno di due giorni.


Crostata di mandorle

torta di mandorle con cannella, chiodi di garofano e limone

Oggi mi sento un po’ da dolci e dopo lo strudel propongo questa ricetta molto golosa. Si tratta di una crostata di mandorle, ottima sia come colazione che come dolce da servire con il the pomeridiano. Sinceramente devo anche confessare che si tratta di una delle poche crostate che mi piacciono (insieme a quella alla ricotta, di cui parlerò in seguito). E’ molto popolare qui da noi in Romagna e la si può molto spesso trovare anche nei panifici, dove viene venduta a tranci. La foto che apre l’articolo è appunto una mia crostata alle mandorle che ho fatto questa mattina, anzi per essere più precisi è una parte di essa visto che al momento è l’unica sopravvissuta alle fameliche grinfie dei miei familiari. Mentre la infornavo e aspettavo che si cuocesse (il momento più bello per un pasticcere) ho pensato: perchè non proporla sul blog? E così eccoci qua. Spero proprio che vi piaccia come piace a me!

INGREDIENTI: 4 fresche, 100 gr. di burro, 500 gr. di mandorle sgusciate e sbucciate, 300 gr. di farina setacciata, , chiodi di garofano, scorza di grattugiata, qualche cucchiaio di zucchero, un bicchiere di latte fresco parzialmente scremato

PREPARAZIONE: Inizialmente dobbiamo lavorare le mandorle per far sì che ben si adattino a questa ricetta. Per fare questo mettiamo a bollire una casseruola di acqua e a bollitura avvenuta mettiamo a bollire le mandorle per una decina di minuti per ammorbidirle. Quindi le scoliamo e le inforniamo su una teglia con forno a 200 gradi per una decina di minuti. Quando ancora non si sono imbrunite preleviamo la maggior parte delle mandorle e ne lasciamo una piccola parte - quella che servirà per guarnire la superficie della crostata - a imbrunire per altri 10 minuti controllando che non oltrepassino il colorito dorato (mi raccomando di prelevarle dal forno quando sono solo lievemente gialline perchè poi dovranno cuocere ancora con la crostata e rischierebbero di bruciarsi!). Le mandorle che abbiamo prelevato ancora bianche invece le collocheremo in un mortaio e con il relativo pestello le polverizzeremo unendo mano a mano qualche cucchiaio di zucchero, fino ad ottenere una farina senza grumi. Fatto questo uniremo metà della farina di mandorle alla farina normale su un tagliere e impasteremo versando gli albumi delle e la scorza di grattugiata. Dovremo ottenere un impasto omogeneo e molto sodo, per aiutarci nel processo d’impasto potremo versare anche qualche cucchiaio di latte fresco, a vostra discrezione. Una volta realizzato il nostro impasto lo lasceremo a riposare sulla spianatoia e ci dedicheremo alla crema. Per far questo versiamo i 4 tuorli delle , l’altra metà della farina di mandorle un pizzico di e di chiodi garofano in polvere, quindi montiamo il tutto con l’ausilio di un frustino elettrico fino a ricavare una crema morbida e vellutata. Quindi ritorneremo alla nostra pasta sfoglia e la divideremo in 3 parti, con le prime due otterremo due dischi identici di pasta, mentre la terza parte ci servirà per fare le striscioline della crostata in superficie. Una volta realizzato il primo cerchio di pasta lo collocheremo in una teglia ben imburrata, sopra vi deporremo parte della nostra crema, quindi chiuderemo con il secondo disco di pasta sfoglia sigillando i bordi con l’aiuto di pollice e indice. Sopra il secondo disco spalmeremo il rimanente della crema e a pioggia disporremo le mandorle tostate, infine andremo a inserirvi le striscioline di pasta ottenute dalla terza pagnottina di impasto in modo che formino il classico reticolo delle crostate. Inforneremo il tutto a forno già caldo e cuoceremo per 30-40 minuti a 180 gradi.


Strudel

Strudel di mele del trentino con ripieno di mele renette, uva passa, cannella, rhum e pangrattato

Chi di noi non si è trovato almeno per una volta davanti alla vetrina di una di quelle splendide pasticcerie dell’Alto Adige, magari in gita per la Settimana Bianca. Invariabilmente al centro della vetrina, nella piazza d’onore, potete scommetterci che troverete il mitico strudel di mele dell’Alto Adige, un dolce che è un marchio di fabbrica di quella regione. E direi che si è conquistata questa fama non a caso, visto che ha tutti gli ingredienti per piacere a tutti: delizioso, fatto con la frutta, sano e non pesante come certi dolci traboccanti di creme e bignè. E se lo strudel è l’emblema del Trentino Alto Adige, sicuramente le buone mele delle valli trentine sono il suo vessillo. Per fare un buon strudel è basilare procurarsi le mele giuste, magari se non siamo in grado di procurarcele è meglio rimandare il nostro dolce, piuttosto che fare uno strudel con mele non adatte. Secondo la mia esperienza le mele migliori per fare uno strudel sono di queste varietà: 1) Winesap, una mela croccante e molto succosa, dalla moderata acidità; 2) Renetta, una mela carnosa, con un grande equilibrio tra i due elementi zuccherino e acidulo 3) Morgenduft, mela dal sapore lievemente aspro, con un grande retrogusto 4) Gravensteiner, una mela ottima anche per il sidro con un marcato aroma acidulo 5) Stark Delicious, una mela ben equilibrata, la più versatile del gruppo, anche la più facilmente reperibile. In mancanza di una di queste varietà e trovandovi costrette a non poter rimandare lo strudel potete chiedere al vostro ortolano di fiducia una mela che risulti acidula al palato e il cui aroma zuccherino non sopraffaccia il gusto generale.

INGREDIENTI: 300 gr. di farina, olio extravergine d’oliva, 2 kg. di mele delle varietà sopra descritte, 250 gr. di , 100 gr. di sgusciati, cannella, alcuni tritati, un bicchiere di rhum invecchiato, 50 gr. di fresco, 80 gr. di , 50 gr. di , zucchero a velo

PREPARAZIONE: Come primo lavoro dedichiamoci all’impasto, come per quasi tutti i dolci. Per fare questo disponiamo la farina a fontana sopra un tagliere di legno e aggiungiamo acqua tiepida quanto basta, un pizzico di sale e un cucchiaio di olio d’oliva. Quindi iniziamo a impastare con vigoria fisica e buona lena, più a lungo lavoriamo l’impasto migliore sarà il risultato: dobbiamo mirare ad ottenere una pasta che non si attacchi ai palmi delle mani che la stanno lavorando, e che appaia soda e compatta. Divideremo poi l’impasto ottenuto in 2 tranci che appallottoleremo e spennelleremo d’olio d’oliva. Quindi riponiamo al coperto le nostre due pagnottine sotto un canovaccio per una buona oretta. Una volta trascorso questo tempo possiamo spianare le due pagnotte con un mattarello fino a ottenere una sfoglia molto sottile a cui daremo la forma di quadrato, aiutandoci anche con un coltello. Quindi una volta pronta stenderemo ciascuna sfoglia sopra un canovaccio per evitare che si attacchi. Nel frattempo in una padella a parte facciamo sciogliere una noce di e andiamo a soffriggervi il per 3 o 4 minuti, quindi lo preleveremo umido di e lo verseremo sulla pasta sfoglia cospargendone una buona metà e lasciando libera l’altra metà del quadrato. Così pure faremo per l’altro quadrato di pasta sfoglia. Lasciamo riposare il tutto e occupiamoci del ripieno. In un capace recipiente versare in quest’ordine: le mele sbucciate e private del torsolo in fette sottili, l’uvetta sultanina, la cannella (prestare attenzione che non sia una dose eccessiva o annullerebbe completamente gli altri sapori) e i spolverando uniformemente, i , lo zucchero e infine irrorare con tutto il bicchiere di rhum invecchiato. Mescolare il tutto con cura e con delicatezza per non rompere le mele. Quindi versare il ripieno nella parte del quadrato di pasta sfoglia con il . Arrivati a questo punto siamo di fronte a due possibilità di chiusura del rotolo dello strudel: la prima è quella di chiudere con le dita semplicemente sollevando la parte libera dal ripieno ottenendo una sorta di calzone, la seconda, quella canonica della ricetta originale, è quella di sollevare la parte con il ripieno e farla rotolare su se stessa in modo da ottenere un rotolo concentrico. Sta a voi la scelta, sappiate solo che per la seconda opzione ci vuole un minimo di dimistichezza. Se scegliamo la prima variante: chiudere il rotolo con la parte rimanente facendo attenzione a non rompere l’impasto. Sigillare i bordi con le dita ed eventualmente eliminare la parte di pasta in eccesso con un coltello. Se scegliamo la seconda variante: sollevare il canovaccio sottostante dalla parte con il ripieno e far arrotolare su se stesso la pasta indirizzando verso la parte di sfoglia senza ripieno. E’ tuttavia un procedimento che sconsiglio a chi non l’avesse mai fatto perchè è soggetto a frequenti rotture dell’impasto. Non dico che non sia valido, richiede solo un po’ di mano che si acquista con l’esperienza. Una volta chiusi i due rotoli li riporremo su una teglia imburrata che inforneremo in forno già caldo a 200 gradi per 40 minuti, fino a completa doratura della crosta. Servire freddo con zucchero a velo sopra la superficie.

Questa volta per l’accostamento enologico oso cambiare regione e mi sposto, seppur di poco, in Friuli: consiglio infatti per questo dolce trentino un Picolit, vino bianco dall’aroma vellutato e fruttato, con lievi richiami zuccherini, vino splendido che ben si adatta alla fragranza dello Strudel.


Ciambellone

ciambella romagnola con impasto a base di uova, latte, farina, zucchero e cremore di tartaro

‘E ciamblòn’, come si dice qui da noi in dialetto, è quasi un’istituzione in Romagna. Si mangia a colazione intinto nel latte, oppure a pranzo come dessert, magari con una bella inzuppata in un bicchiere di Trebbiano o Sangiovese, oppure la sera come dolcetto da spizzicare davanti alla TV. Insomma è il classico dolce adatto a tutte le occasioni, ed è di bocca buona, voglio dire che lo potete abbinare sia con un pranzo a base di pesce sia con uno a base di carne. Il ciambellone romagnolo è una ricetta versatile che non presenta grandi effetti coreografici come una cascata di panna Chantilly o una guarnizione elaborata a base di frutta esotica, è un dolce solido, che bada alla sostanza, non è un miracolo di pasticceria ma è il frutto della genuinità di noi romagnoli che badiamo più alla sostanza che all’apparenza (almeno così era una volta, ora temo che i tempi stiano cambiando anche da queste parti). Ai miei tempi il ciambellone era un’autentica festa in casa e purtroppo arrivava troppo raramente, una domenica sì e l’altra no, oppure nelle occasioni delle festività. A noi bambine del dopoguerra ci piaceva “pucciarlo” nel latte freddo, oppure ricoprirlo di (un’altra leccornia molto rara a quei tempi) e scaglie di cioccolata grattate con pazienza dalle barrette di fondente lasciate in abbondanza dagli Americani che procedevano verso Nord e alzavano la linea del fronte. Ma forse sto divagando un po’ troppo! Meglio concentrarsi sugli ingredienti e la preparazione di questa ricetta che sono sicura, nella sua autenticità e genuinità, non vi deluderà.

INGREDIENTI: (per realizzare un dolce sufficiente per 6-8 persone) 500 gr. di setacciata, 200 gr. di fine, a granelli grossi, un bicchiere di latte, tre uova intere ed un tuorlo, 100 gr. di fresco, una scorza di limone sminuzzata, 15 gr. di , 5 gr. di bicarbonato di sodio

PREPARAZIONE: In questa ricetta è fondamentale che le uova siano fresche, possibilmente di agricoltura biologica, lo dico non per un vezzo ma per sottolineare che il sapore del ciambellone romagnolo si basa soprattutto sull’aroma dell’uovo nell’impasto. Quindi consiglio caldamente di procurarsi uova di qualità, meglio se nostrane e/o biologiche. Prendiamo quindi le nostre 4 uova intere e le versiamo in una terrina in cui uniamo lo ed il leggermente ammorbidito tramite calore. Sbattere vigorosamente gli ingredienti con una forchetta e montarli fino ad ottenere una soluzione spumosa e ben miscelata. Successivamente sopra un tagliere di legno disponiamo tutta la a fontana e vi versiamo la nostra spuma di uovo, e e la scorza di limone grattugiata, infine il latte avendo cura di non versarlo tutto ma di regolarsi in base alla consistenza dell’impasto. Impastiamo con forza e mano a mano che stiamo impastando con i palmi delle mani aggiungiamo il bicarbonato e il avendo cura che cadano uniformemente sull’impasto. Quando abbiamo ottenuto una pagnotta soda ed omogenea la modelliamo con le mani fino ad ottenere una forma cilindrica con una base piana che appoggeremo sulla teglia da forno ben imburrata. E’ d’obbligo precisare che il vero ciambellone romagnolo tradizionale ha la forma da filone di pane, e non quella classica della ciambella tonda con il buco in mezzo. Con un bastoncino di legno possiamo quindi opzionalmente disegnare sopra la curvatura superiore tante righine longitudinali non molto profonde in modo da facilitare la cottura e da ottenere una gradevole decorazione. A questo punto con un pennello da cucina distribuire su tutta la superficie il tuorlo d’uovo pennellando l’impasto con precisione. Ricopriamo infine spolverando con dello a granelli grossi e inforniamo in forno già caldo a 180 gradi cuocendo per 30 minuti. Infine facciamo raffreddare e serviamo a temperatura ambiente, è possibile servire in abbinamento della Nutella a prte nel piatto, o spalmata sulla fetta di ciambella.

Un buon prosecco italiano è il compagno ideale per questo dolce, scegliete pure la vostra marca preferita, l’importante è che sia un vino bianco secco. Alternativamente, secondo i gusti, è possibile abbinarci un vino dolce rosso come la Cagnina.


Torta di mele e pere

torta di mele e pere con pasta sfoglia a base di uova, limone, zucchero e farina

Spesso mi trovo nella situazione di dover fare un dolce per una ricorrenza, tipo compleanno o anniversario, dovendo però stare attenta a mille preferenze personali degli invitati. Chi non mangia la panna, chi non vuole le , attenzione a non mettere liquore nell’impasto, il pan di Spagna è indigesto, i bignè sono stomachevoli… E così via con una lista infinita di veti e altolà che neanche negli emendamenti di una Finanziaria… Così ho accumulato una certa esperienza in fatto di dolci universali, quel tipo di dolce cioè che va bene un pò a tutti o che almeno riesce ad accontentare un maggior numero di persone. Tra questi dolci universali sicuramente un posto di primo piano spetta alla torta di mele e di pere, altrimenti detta dai miei nipotini “la torta di Nonna Papera”, con riferimento al dolce che prepara Nonna Papera a Ciccio, nella fattoria dove Qui, Quo, Qua e Paperino amano ogni tanto soggiornare (ebbene sì sono una Disney maniaca!). La torta di mele e pere è un dolce molto popolare soprattutto in Lombardia e in Veneto, in particolare in quest’ultima regione la si prepara anche con l’aggiunta della Mostarda, una di mele e senape piccante dal gusto sicuramente originale e insolito per un dolce. In questo articolo prenderò in considerazione la ricetta classica, senza mostarda.

INGREDIENTI: 200 gr. di farina tipo 00, 150 gr. di burro fresco, 200 gr. di zucchero (oppure in alternativa 100 gr. di zucchero e 100 gr. di zucchero di canna), un uovo, due bicchieri di latte fresco parzialmente scremato, circa un kg. di mele Golden, circa mezzo kg. di pere Williams, scorza di grattugiata, mezza bustina di lievito per dolci della marca che preferite

PREPARAZIONE: Disponete la farina su una tavola da lavoro di legno formando una collinetta e versarvi sulla sommità l’uovo intero, il lievito, la scorza di grattugiata, la metà dello zucchero, il latte e infine circa la metà del burro che avrete in precedenza fatto sciogliere in padella e che andrete a versare a freddo. Impastare vigorosamente il tutto fino a creare un impasto sodo ed omogeneo, di buona consistenza. Ammorbidire poi l’impasto con un mattarello spianandolo dolcemente fino ad appiattirlo ad uno spessore di circa 1 cm, infarinatelo per bene onde evitare che si attacchi al tagliere di legno. Distendete poi la pasta in una teglia da forno precedentemente imburrata e infarinata e modellatela con le dita secondo le dimensioni e la forma del recipiente stando attente a non assottigliare troppo lo spessore della pasta. In un recipiente a parte sbucciate le mele e le pere e tagliatele a fettine sottili, ma non invisibili. Riponete poi la frutta dentro la pasta e ricopritela con uno strato del rimanente zucchero (oppure qui potete optare per lo zucchero di canna, validissima alternativa). Quindi aggiungere delle striscioline di pasta sfoglia, che avrete avuto cura di conservare e ritagliare, disponendole a reticolo, in maniera tale da formare dei quadratini. Come atto conclusivo prima di infornare spennellare la superficie della pasta con la rimanenza del burro. Cuocere in forno già caldo a 180 gradi per un’ora, controllate comunque l’andamento della cottura e se ritenete sia il caso abbassate il calore. Per essere cotta questa torta deve formarsi una crosticina dorata in superficie, mentre lo zucchero deve sciogliersi completamente e permeare la frutta sottostante.


Panettone fatto in casa

panettone artigianale con uvetta, canditi di cedro e arancia, lievito di pane, farina e zucchero

Ci stiamo rapidamente avvicinando al Natale e quale dolce migliore del Panettone per festeggiare una tale ricorrenza? Ormai siamo abituati a comprare il panettone già confezionati e sono ben pochi coloro che si avventurano nel fare il panettone con le proprie mani. L’importante è tener presente che la ricetta oltre ad essere abbastanza difficoltosa richiede molto tempo e molta pazienza, requisiti necessari per portare a termine il processo di lievitazione del panettone, tra quelli più complicati che io conosca. Eppure vi assicuro che pur conservando un tale grado di difficoltà nell’impasto e anche nella cottura, il panettone fatto in casa è una ricetta che saprà regalarvi molte soddisfazioni, a cominciare da quelle del gusto. Siamo infatti abituati ad un gusto preconfezionato di questo dolce, e sinceramente di quelli industriali sono molto pochi quelli che veramente mi sono piaciuti. Più che altro bisogna ricercare un panettone di pasticceria per trovare il vero gusto e la vera fragranza del dolce di Natale per eccellenza. Interessante è anche la storia del panettone. Si dice infatti che questo dolce sia nato anticamente in Lombardia, come strumento con il quale il Pater Familias inaugurava il nuovo anno incidendovi sopra una croce beneaugurante, benedicendo la casa. Vi sono altre leggende sulla nascita di quest’autentico simbolo di Milano e della “milanesità”, chi fosse curioso di venirne a conoscenza consiglio un salto sull’ottimo sito di wikipedia a questa pagina. Il nome infine deriva probabilmente dalla conformazione che ricorda quello di un grosso pane lievitato e cotto in forno, quindi “panettone”.

INGREDIENTI: 1,250 kg. di farina, 400 gr. di fresco, 350 gr. di zucchero semolato, mezzo bicchiere di latte, 200 gr. di uva sultanina, 250 gr. di di pane (detto anche “pasta madre“), 50 gr. di arancia, limone, e cedro a piccoli cubetti, dieci tuorli e tre uova intere

PREPARAZIONE: Disporre il di pane in uno straccio con abbondante farina e lasciare a lievitare fino a che non avrà raggiunto almeno il doppio delle sue dimensioni originali. Importante è scegliere con cura il luogo di lievitazione che dovrà essere asciutto e privo di luce. Il tempo di lievitazione si aggira sulle due ore, ma dovrete controllare e decidere voi stessi in base alla consistenza e al volume. Successivamente allestire su un tagliere di legno un monticello costituito da 200 grammi di farina e unirvi il di pane e dell’acqua tiepida nella misura di un paio di bicchieri. Quindi impastare vigorosamente e con regolarità per non meno di dieci minuti fino ad ottenere un impasto omogeneo. Una volta realizzato il nostro primo panetto metterlo a riposare in un recipiente infarinato coprendolo con un tovagliolo per circa 3 ore. Passato anche questo secondo periodo piazzare il panetto lievitato al centro del tagliere in compagnia di altri 200 grammi di farina. Questa volta per amalgamare i due elementi useremo il latte versandolo gradatamente sull’impasto. Anche qui impastare con vigore ed energia fisica (lo so, è una faticaccia!) fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Di nuovo metterlo a riposare nel recipiente infarinato per due ore. Intanto prepareremo il condimento del dolce versando in una terrina l’uva sultanina (ammorbidita a dovere in acqua calda) e i dadini di frutta candita. A parte sciogliamo il e lo teniamo in stato liquido in un piatto a portata di mano. In un altro tegame scioglieremo lo zucchero unito a dell’acqua, in modo da formare uno sciroppo tipo melassa. Poi a questo uniamo sia i tuorili che le uova intere. Ora che abbiamo tutti gli ingredienti a portata di mano verseremo il rimanente della farina (850 grammi) sul tagliere, aggiungendo anche un pizzico di sale. Sopra questo quantitativo di farina andremo a inserire la nostra pasta lievitata e per amalgamarla alla farina questa volta impiegheremo il fuso. Ricapitolando bisogna tenere a mente questo principalmente: ci sono 3 fasi di lievitazione ognuna delle quali è caratterizzata da un differente amalgamante: nel primo caso abbiamo l’acqua, nel secondo il latte, nel terzo il fuso. Impastiamo per la terza volta con molto vigore per circa venti minuti (a questo punto dovremmo essere pronti per sfidare qualsiasi culturista in fatto di bicipiti!) e aggiungiamo lo sciroppo di acqua, uova e zucchero che versiamo gradualmente nell’impasto. Finalmente dovremmo ottenere una pasta gommosa compatta e omogenea a cui come atto conclusivo aggiungeremo uva passa e . Quindi spennellare l’impasto di e riporre a riposare in una capace bacinella infarinata per non meno di 10 ore, sempre in luogo asciutto e secco. Anche qui vale la regola che la lievitazione avrà raggiunto il suo stadio di completezza quando il volume sarà raddoppiato. Da ultimo infornare in un forno grande e potente e cuocere a 220 gradi con ulteriore spalmato sulla superficie del panettone. Tenere sempre d’occhio la crosta e badare che non si bruci, diminuendo se è il caso la temperatura di cottura. Il tempo di cottura varia molto da tipo di forno a tipo di forno quindi sorvegliare attentamente ed essere pronti a togliere il panettone al momento opportuno.

Per questo fantastico dolce consiglio un ottimo prosecco italiano, che nulla ha da invidiare ai grandi Champagne francesi: mi riferisco al prosecco di Valdobbiadene, il cui sapore lieve e stuzzicante sposerà alla perfezione l’aroma avvolgente del panettone.


Brutti ma Buoni

brutti ma buoni, dolce piemontese con mandorle e nocciole

Ho un debole per questo dolce, lo ammetto. Sarà forse perchè ho alcuni amici di Borgomanero che ogni anno mi portano graziosamente in omaggio un sacchetto di questi biscotti squisiti, sarà forse perchè i dolci secchi (come i cantucci, gli amaretti o i biscotti da Tea) mi hanno sempre parecchio ingolosito. Devo precisare che definire semplici biscotti i Brutti ma Buoni di Borgomanero è quasi un sacrilegio. Si tratta di dolcetti secchi sulla falsariga degli amaretti deliziosi a fine pasto, perfetti per un break pomeridiano a base di Tea, ottimi anche per offrire agli amici in una serata davanti alla tv o giocando a carte. Ma vediamo nel dettaglio l’anatomia di questa splendida realtà della pasticceria piemontese.

INGREDIENTI: 600 gr. di mandorle, 200 gr. di nocciole tostate, 250 gr. di albumi d’uovo, 500 gr. di , 30 gr. di burro, in polvere (oppure finemente triturata) e

PREPARAZIONE: Prelessare le mandorle in acqua bollente per circa una quindicina di minuti, quindi scolarle e depositarle su una teglia da forno per la tostatura in forno alla temperatura massima. Dopo una ventina di minuti, una volta ben tostate, triturarle finissimamente con una mannaia da battuto a doppia impugnatura. Separatamente mettere le chiare d’uovo in un recipiente e montarle a neve, quindi aggiungere in quest’ordine: lo , un pizzico di e la mescolando molto dolcemente con un cucchiaio per dar modo al composto di amalgamarsi perfettamente senza “smontare” l’albume. Quindi porre tutto in un tegame a fuoco molto basso fino a che non sarà ben addensato, o con altro termine “mantecato”. La cottura non dovrà comunque superare il limite di tempo della mezz’ora. Adesso imburrate un padellone da forno e con un cucchiaio lasciare “piovere” sulla superficie del padellone delle gocce di composto cercando di modellarle leggermente a mo’ di rotondo, per una questione estetica sarebbe bene non eliminare la piccola guglia che si forma alla sommità una volta che il composto si stacca dal cucchiaio e si deposita sulla sua sede di cottura. Facoltativamente potete riporre sulla sommità di ogni biscotto una nocciola intera già tostata. Quindi cuocere i vostri pasticcini a forno basso (130 gradi) per cirva 40 minuti. Date ogni tanto una sbirciatina alla fase di cottura e sinceratevi che i Brutti ma Buoni assumano una gradevole colorazione dorata-ambrata. Una volta tolti dal forno lasciate raffreddare per circa un’ora prima di servirli. Se volete conservarli dovete custodirli in scatole rettangolari di latta con il coperchio ben saldo.

Se volete abbinare ai brutti ma buoni un vino degno della loro bontà vi consiglio un vino di un’altra regione: il Friuli Venezia Giulia. Si tratta del Picolit, un vino bianco morbido e rotondo, dal persistente aroma fruttato, ma non eccessivamente amabile. Un vino che renderà l’esperienza dei Brutti ma Buoni ineguagliabile.


Torrone

torrone con miele, mandorle e nocciole

Il torrone è con il panettone il dolce natalizio per antonomasia. Siamo abituati a comprarlo già confezionato industrialmente ma vi siete mai cimentati nel cucinarlo da soli? E’ un’esperienza esaltante, ve lo garantisco. Preparare questo dolce ha in sè qualcosa di magico perchè dal nulla riusciamo a realizzare questa solida e compatta barretta bianca tempestata di frutta secca, e se ci mettiamo un po’ d’impegno il risultato sarà molto soddisfacente anche per il palato, ve lo assicuro! Ultima annotazione: forse non tutti sanno che la ricetta originale del torrone appartiene addirittura alla cucina araba. Viene tramandato infatti che gli Arabi portarono questo dolce in Europa nell’undicesimo secolo e cominciò a venire prodotto regolarmente in Spagna, dove era forte la presenza araba, fin dal quattordicesimo secolo, specialmente nella città di Alicante. In Italia due sono le regioni che si contendono la paternità del torrone: la Lombardia con Cremona e il Molise, con il suo torrone detto “Cupeta”, all’uso di Santo Stefano. Noi per non far torto a nessuno delle due regioni inseriamo questa ricetta nella categorie delle ricette sia del Molise che della Lombardia. :-)

INGREDIENTI: 5 chiare d’uovo freschissimo, 500 gr. di miele biologico in un vasetto di vetro, 600 gr. di zucchero, 500 gr. di mandorle sgusciate, 500 gr. di sgusciate, 250 gr. di acqua, due bustine di vaniglia, mezzo mandarino, alcuni fogli di ostia (reperibili nel reparto dolci di negozi ben forniti)

PREPARAZIONE: Preparare una pentola d’acqua bollente e introdurre il vasetto di miele facendolo sciogliere a bagnomaria, mi raccomando non tenetelo troppo nell’acqua bollente e levatelo quando ancora è tiepido. Quindi aggiungete al miele le chiare d’uovo montate a neve e rimettere il vasetto a bagnomaria cuocendo per circa due ore e mescolando all’interno del barattolo con un grosso cucchiaio di legno fino a quando non si avrà ottenuto un composto nero e ambrato. Nel frattempo in una pentola a parte preparare una soluzione di acqua e zucchero facendola bollire per circa 20 minuti fino ad ottenere uno sciroppo del tipo melassa. La vostra melassa sarà pronta non appena immergendo un cucchiaio noterete che comincia a fare i fili che si solidificano immediatamente al contatto con l’acqua fredda. Unire la melassa ancora bollente al composto di miele che contemporaneamente sta cuocendo sul fuoco a bagnomaria, fare cuocere ancora per qualche minuto aggiungendo come ultimi ingredienti la vaniglia, un tritato di buccia di mandarino, le mandorle e le sminuzzate. Stendete i fogli di ostia su un tavolo e ponete sopra delle formine rettangolari di legno o acciaio acquistate da un buon negozio di casalinghi. Riempite le formine con il vostro composto bollente e schiacciate bene in modo che risulti molto compatto all’interno della formina, livellate la superficie alla perfezione. Successivamente aggiungere altri foglia d’ostia sulla superficie e ritagliarli secondo la forma della formina. Lasciate raffreddare per un paio d’ore e servite decorando con scaglie di cioccolata.