Spaghetti al nero di seppia alla romagnola

spaghetti al nero di seppia con cipolla

Ci sono ricette che richiedono coraggio per essere presentate nel corso di una cena con ospiti, magari invitati la prima volta. E’ questo il caso degli al nero di seppia, per carità una delizia assolutamente divina, ma ahimè con un appeal aggressivo e molto choccante. Trovarsi infatti di fronte a questo piatto di più neri della notte, con un forte aroma di cipolla nell’aria, è una prova ardua per chi è un attimino snob nei suoi gusti a tavola e rischia di pensare di trovarsi di fronte ad una pastasciutta al petrolio. E dunque cari lettori di Ricette Veloci, prendete questa ricetta con le molle. Si tratta di un primo piatto a base di pesce davvero prelibato, con un gusto unico e inimitabile, che però presenta questo problema d’impatto visivo che vi deve far valutare bene a chi cucinarlo e presentarlo. Ciò premesso passiamo senza dubbio a questo piatto che mangiavo fin da bambina con il nero di seppia che mio babbo riportava dal mercato del pesce (era pescatore e pescivendolo) dopo averlo ben raschiato da qualche cassetta di pesce. In precedenza mi sono occupata degli al nero di seppia nella versione calabrese, in questo articolo mi occupo della ricetta romagnola che differisce in alcuni particolari minimi ma determinanti, a mio avviso.

INGREDIENTI: (per 4 persone) 400 gr. di nr. 5, 20 gr. di , 2 sanmarzano, 2 spicchi d’, 1 cipollotto fresco, 1 bustina da 50 gr. di nero di seppia (richiedetela al vostro pescivendolo specificando che sia estratta al momento da seppie fresche!), 4 cucchiai di olio extravergine, 1 bicchiere di vino bianco secco (Riesling o Pinot), un ciuffo di prezzemolo, sale e q. b.

PREPARAZIONE: Realizzate un battuto di e cipollotto avendo cura di sminuzzare finemente, quindi versate il tutto in una padella con l’olio extravergine e fate rosolare a regola d’arte. A questo punto versate mezzo bicchiere di vino e lasciate decantare a fuoco basso. Nel frattempo pelate e private dei semini i due quindi tagliateli a cubetti e uniteli al soffritto, unendo poco dopo il restante vino. Mischiate con amore per qualche minuto e poi unite al vostro intingolo anche il nero di seppia ponendo attenzione a che non si attacchi ai bordi della padella.  Ora regolate il sugo con sale e secondo il vostro gusto, ponete infine attenzione a non far ritirare troppo il sughetto, se necessario aggiungere un poco di acqua bollente della pasta. Intanto cuocete i vostri e scolateli ben al dente, quindi uniteli al sugo nella padella e fate saltare per qualche minuto. Infine versate gli nei piatti e spolverate con un battuto di prezzemolo. Infine aggiungere anche i , sempre a pasta impiattata, in quantità che resta a vostra discrezione e gusto.

A questo primo piatto ardito e dal gusto talmente persistente che vi rimarrà la lingua colorata abbinerei un buon bianco secco che riprenda il vino del sughetto completandone le armonie. Per questo opterei per uno Chardonnay dei colli di Imola, vino bianco brioso e dal bouquet imprevedibile.


Fusilli ai peperoni

Fusilli ai peperoni, con pomodori, prezzemolo e pecorino

In cucina, come in nessun altro campo, occorre far di necessità virtù. L’arte di un cuoco risiede infatti nella sua capacità di adattarsi sl contingente, alle cose che ha a disposizione. Questa ricette che propongo oggi è veramente una ricetta veloce e semplice, con ingredienti che si possono reperire in ogni cucina, un piatto da tenere in serbo per le mattinate in cui tutto ci va storto (vedo molte e molti di voi annuire tristemente!) ed arriviamo ai fornelli con un pesante ritardo che sconvolge i nostri piani. A questo punto dobbiamo ingegnarci per trovare qualcosa con cui sfamare i nostri familiari, qualcosa che sia anche sfizioso e appetitoso per evitare mugugni e lamentele. Ecco quindi che viene in nostro soccorso un bel piatto di pasta con un sughino veloce che saprà ben figurare in tavola soddisfacendo al contempo il palato dei nostri convitati.

INGREDIENTI: 400 gr di pasta, 400 gr di peperoni, 400 gr di pomodori a peretta, 2 spicchi d’aglio, prezzemolo, , capperi sotto sale, olio extravergine d’oliva, formaggio (facoltativo).

PREPARAZIONE: Lavate i peperoni, apriteli, privateli del torsolo e dei semi, metteteli in una teglia con un filo d’olio e lasciateli in forno ad ammorbidire a fuoco lento. Sfornateli e, con una certa pazienza, privateli della sottile pellicola che li riveste. Tagliateli quindi a striscioline nel senso della lunghezza (raccogliendo il loro prezioso sughetto) e nel frattempo scaldate in un tegame dell’olio con l’aglio schiacciato, nel quale verserete i pomodori lavati, sbucciati (aiutatevi a sbucciarli immergendoli per qualche istante in acqua bollente e togliendoli quando la pellicola esterna comincia a screpolarsi) e tagliati a filetti. Dopo qualche minuto di cottura a fuoco lento, unite anche i peperoni, mescolate e continuate la cottura dopo aver coperto; trascorsa una decina di minuti, unirete anche i capperi. Aggiustate infine di sale e e prima di considerare ultimata la cottura aggiungete anche una manciata di prezzemolo tritato. Il delizioso sughetto condirà la pasta lessata e ben scolata, che potrà essere ulteriormente arricchita con del grattugiato.

Piatto veloce, vino veloce: è questa la strada per trovare il giusto abbinamento enologico per questo piatto. E allora sotto con un bel Lambrusco di Sorbara, di quei vini che si portano a casa con 8 euro e che ragalano aperture odorose di mela verde e fiori di campo.


Spaghetti ai frutti di mare

spaghetti ai frutti di mare con vongole cozze e telline, insaporiti con peperone e pomodoro

E’ il piatto che più rappresenta nell’immaginario collettivo un pranzo o una cena a base di pesce. Lo spaghetto ai frutti di mare (diverso dallo spaghetto allo scoglio in quanto non presenta crostacei ma solo molluschi) è un cavallo di razza in ogni menu ittico. E’ un primo piatto che riunisce prodotti tra virgolette poveri, che è di relativamente facile realizzazione e soprattutto contiene ingredienti di universale reperibilità. L’elemento vincente di questa ricetta è il saporino che i molluschi (vongole, e telline) rilasciano in fase di cottura sotto forma di brodo. Ed è proprio quel brodino che occorre valorizzare nell’economia della ricetta, perchè grazie a quel particolare aroma gli spaghetti si impregnano profondamente di un gusto unico, il gusto del mare.

INGREDIENTI: (per 4 persone) 350 g di spaghetti, 250 g di telline di mare, 250 g di , 250 g di vongole, 1 peperone, 1 piccante, 4 pomodori maturi, 1 mazzetto di , 2 spicchi d’, 6 cucchiai di extravergine di oliva, sale, bianco

PREPARAZIONE: Anzitutto una raccomandazione: assicuratevi che i molluschi siano freschissimi. Per fare ciò quando vi recate in pescheria fatevene aprire uno con un coltello, sentite l’odore, controllate che l’incarnato sia di un bel rosa gradevole e se non siete troppo schizzinosi (in realtà è una vera e propria prelibatezza) assaggiatene anche il sapore che deve presentarsi fresco, sapido, salmastro, senza retrogusto. E’ insomma vitale che i molluschi risultino appena pescati, perchè solo da freschissimi rilasciano quel particolare sapore salmastro capace di permeare a fondo la e di decretarne il successo. Detto questo vediamo nel dettaglio cosa fare.

Lavate accuratamente sotto acqua corrente le telline, le vongole e le che dovrete anche spazzolare bene.
Fate spurgare le telline e le vongole per 2 ore in una ciotola con abbondante acqua salata. Prelevatele dalla ciotola, cercando di muovere il meno possibile l’acqua, e risciacquatele. In una padella abbastanza capiente, ponete il conchigliame, 2 cucchiai d’, qualche rametto di , e uno spicchio d’. Incoperchiate e fatele aprire a fiamma alta. Ponete i molluschi da parte e filtrate il liquido di cottura attraverso una garza sistemata su un colino e poi fate ridurre sul fuoco a fiamma vivace. Mondate i pomodori privandoli della pelle e dei semi, tagliateli a dadini. Pulite il peperone eliminando i semi e le coste bianche, quindi tritatelo. In una padella con il resto dell’, mettete il peperone a rosolare per 5 minuti a fiamma dolce, assieme all’ rimasto e al . Unite i pomodori e cuocete per 15 minuti circa, versando il fondo di cottura delle conchiglie: rammentate che è molto salato e quindi, eventualmente, utilizzatene solo un po’ e diluite con acqua e brodo di verdura. Dovrà risultare un sugo molto liquido. In una padella con abbondante acqua salata bollente, fate lessare gli spaghetti per 2 minuti, scolateli e conditeli con una parte di sugo, mescolandoli accuratamente. Poi servite nei piatti mettendo il resto del sugo e avendo cura, come guarnizione, di lasciare alcune conchiglie in bella vista.

In alternativa si possono fare anche al cartoccio. Appena scolati gli spaghetti, conditeli come sopra, quindi adagiateli su 4 fogli d’alluminio, versate il sugo rimasto e i molluschi. Cospargete di tritato, chiudete ermeticamente i fogli a cartoccio e metteteli nel forno già caldo a 200 °C. Cuocete per 5-6 minuti. Servite i cartocci in tavola e apriteli.

Un vino da abbinare a questo piatto deve presentare una caratteristica di morbidezza e una certa dolcezza di fondo, unitamente ad una grande personalità. Per questa ragione consiglio, poichè l’ho trovato ottimo in coppia con gli spaghetti ai frutti mare, un vino bianco lucano: si tratta di un Brinato, vino dalle straordinarie venature fruttate, dall’incredibile corpo (parliamo di una gradazione di 13,5 gradi che per un bianco risulta davvero insolita) e dalla rotondità armonica davvero unica nel panorama dei vini bianchi.


Gnocchi verdi di Borragine

gnocchi verdi con borragine, pangrattato e ricotta, servii con sugo di pendolini e basilico

Oggi presento un’altra ricetta del filone “biologico”, un piatto che recupera una di quella erbe che molto spesso ci capita di trovare sul banco dell’ortolano e magari ci si domanda che sapore possa avere o quali applicazioni gastronomiche possa implicare. Si tratta infatti di un gnocco senza patate, ma con pangrattato, ricotta e , ossia una pianta tipica della zona mediterranea, con altezza anche pari al metro, con fiore blu e viola e stelo lanuginoso, da cui il nome della pianta dal latino Borra (tessuto di lana ruvida), di seguito una foto della pianta:

pianta borragine, con fusto, steli, fiori e foglie

Il risultato è un primo piatto gustoso e alternativo, da presentare magari in occasione di cene con ospiti vegetariani o comunque amanti delle verdure. Il sapore del gnocco rimane gradevolmente amarognolo, con uno splendido retrogusto di latte fresco, grazie alla ricotta. E’ un tipo di pasta che deve essere presentata in tavola con sughi semplici senza sapori forti, per permettere al gnocco di liberare tutto il proprio aroma. In questa ricetta lo affianco ad un sugo di pomodorini e , ma potrebbe benissimo essere servito con un sugo di burro e salvia, o anche con un filo di buon extravergine d’oliva e una spolverata di pecorino. A voi la scelta.

INGREDIENTI: 600 gr. di foglie tenere di , 400 gr. di ricotta fresca di mucca, 250 gr. di pangrattato, un paio di foglioline di , 4 uova fresche, extravergine d’oliva, 250 gr. di pomodorini Pachino (detti anche Pendolini o Ciliegini), 100 gr. parmigiano grattugiato, mezza cipolla

PREPARAZIONE: Prendiamo le foglie di e laviamole in abbondante acqua fredda, le sbollentiamo in acqua già bollente per qualche minuto, quindi le scoliamo e le strizziamo cercando di eliminare quanta più acqua possibile, infine le tritiamo finemente e le uniamo in una ciotola con la ricotta, il parmigiano, il pangrattato, un pizzico di sale, e le uova. Quindi dopo aver mescolato il nostro preparato lo deponiamo sulla spianatoia di legno e incominciamo a impastare vigorosamente dando all’impasto soltanto una spolverata di per evitare che si attacchi al piano di lavoro. Una volta raggiunta una consistenza omogenea e soda tiriamo una sfoglia abbastanza sottile (attenzione a non esagerare per evitare rottura della pasta). Dalla sfoglia ricaviamo tante piccole strisce che strofineremo una ad una contro la superficie di una grattugia, arrotolandole su se stesse e tenendo un pollice in mezzo all’impasto. Una volta pronti tutti i nostri gnocchi li lasceremo un attimo a riposare coperti per dedicarci velocemente al sugo. Per fare questo in una capace padella si fa imbiondire in un paio di cucchiai di un tritato di cipolla, a cui si uniscono i pomodorini tagliati a metà e il tagliato grossolanamente. Nel frattempo si cuociono i gnocchi per cinque minuti al massimo, quindi non appena vengono a galla con l’ausilio di una schiumarola si passano nella padella dove sono stati appena messi i pomodorini Pachino (che non dovranno cuocere da soli per più di 2 o 3 minuti). Quindi si saltano per un paio di minuti mescolando e pestando i pomodorini con il mescolo, quindi si servono bollenti nei piatti.

Un piatto agreste richiede un vino dal carattere aperto e universale: la mia scelta in questo caso cade su un Montepulciano di giovane temperamento, con non più di 3 anni di invecchiamento.


Ravioli di pesce in salsa d’astici

ravioli di pesce ripieni di coda di rospo e gamberetti tritati, con sugo a base di astici freschi

Con questa ricetta vorrei inaugurare quelle che io chiamo le ricette lussuriose, cioè quei piatti con ingredienti un po’ fuori del comune (gli in questo caso) per i quali vale la pena ogni tanto fare una piccola follia economica. E parlando di pesce pregiato è proprio il caso di parlare di “follia economica”. Purtroppo il pesce costa, ed i prezzi sono spaventosamente aumentati negli ultimi tempi. Pescherie che sembrano autentiche gioiellerie espongono merce sempre più preziosa. Molte volte mi è capitato di assistere in pescheria a massaie che dinanzi ai prezzi lievitati della merce esposta facevano dietrofront e uscivano dalla pescheria disgustate e avvilite. In particolar modo molluschi e crostacei hanno raggiunto prezzi esorbitanti e canocchie, vongole, cozze, gamberetti e granchi che prima erano considerati elementi poveri e venivano “quasi” regalati o addirittura dati come resto in natura, ora sono diventati improvvisamente rare pietre preziose e per mangiare un buon risotto alla pescatora, o uno spaghetto allo scoglio, bisogna cominciare a fare due conti.

Comunque se abbiamo intenzione di fare un sacrificio per celebrare una ricorrenza o un anniversario e il nostro partner ama il pesce, beh questo è uno di quei piatti giusti con cui fare una buona impressione e realizzare un pranzo sontuoso. Si tratta di un raviolo casereccio con ripieno di coda di rospo e gamberetti accompagnato da un sugo di freschi. E’ un piatto che potete trovare nei ristoranti romagnoli, come in quelli marchigiani o abruzzesi, per cui non mi sembra sbagliato definirlo parte integrante della cucina adriatica.

INGREDIENTI: 6 uova intere, 18-20 molto freschi, 600 gr. di , 300 gr. di polpa di coda di rospo (fatevela preparare dalla vostra pescheria di fiducia), 200 gr. di gamberetti (anche surgelati, della varietà “Ecuador”, non i cinesi), olio extravergine d’oliva, 50 gr. di concentrato di pomodoro, mezza cipolla, 4 spicchi d’aglio, 6 pomodori maturi, 3 foglie di salvia, mezzo litro di brodo di pesce (preparato bollendo scorfani, saraghi e pagelli con gli odori), 1 mazzetto di , un bicchierino di , noce moscata, un bicchiere di secco

PREPARAZIONE: Iniziamo pensando al ripieno e per fare questo verificate che i gamberetti siano ben scongelati in caso li abbiate scelti surgelati, poi tritarli finemente e unirli alla polpa di coda di rospo in un recipiente con un battuto di . Regolate il composto di sale, e un’ombra di noce moscata. Quindi in una padella mettete a soffriggere un tritato di cipolla e di salvia, e quando la cipolla è ben imbiondita versare la polpa di pesce e gamberetti e dopo qualche istante irrorare con un bicchiere di . Lasciate evaporare il vino e lasciate cuocere a fuoco lento per una decina di minuti, quindi prelevate il composto e lasciatelo a riposare in un recipiente: il nostro ripieno è pronto. A parte preparate un impasto con la , le uova e un pizzico di sale. Una volta raggiunto un impasto sodo e omogeneo tirate la sfoglia e da questa, con l’ausilio di una rotella tagliapasta dentellata, ricavate tanti quadrati di circa 4 o 5 cm. di lato. Al centro di ciascun quadrato collocate il ripieno e quindi coprite con un altro quadrato e sigillate i bordi con l’ausilio di una forchetta facendo attenzione a non guastare i dentelli, per una ragione puramente estetica s’intende. Una volta pronti tutti i nostri ravioli lasciateli a riposare sopra la spianatoia coperti da un canovaccio leggermente umido. Infine rimane da pensare al sugo. In una casseruola fate rosolare con l’olio un battuto di aglio e tritati, unite gli , bagnate con il e il , quindi una volta evaporati aggiungete il concentrato di pomodoro e i pomodori freschi sbucciati e privati dei semi, infine un paio di mestoli di brodo di pesce. Lasciate cuocere il tutto a fuoco lento e sorvegliate la cottura dando una mescolatina ogni tanto. Quando gli si saranno inteneriti a dovere (controllate con uno spiedino l’interno) e il sugo si sarà ridotto e mantecato potete spegnere. Infine cuocete i ravioli in acqua leggermente salata per qualche minuto, quindi serviteli bollenti con un’abbondante dose di sugo in ogni piatto, avendo cura che gli rimangano in bella evidenza.

Per questo piatto consiglio un sardo di pregevole fattura: il Vermentino di Gallura, vino aromatico e di forte presenza alcolica che saprà ben sostenere e sublimare il gusto di questa autentica leccornia della cucina ittica italiana.


Sformato di verdure

sformato di verdure o tiedda calabrese, a base di cipolle, patate e carciofini selvatici con ripieno di pangrattato e pecorino stagionato.

Forse non tutti sanno che la ricetta originale dello sformato di verdure proviene dalla Calabria. Per la precisione in quella regione viene definito “Tiedda” e ne esistono di varie tipologie, persino con la pasta unita alle verdure. Personalmente amo molto le ricette vegetariane che mettono al centro della scena l’orto e le sue innumerevoli primizie. Le amo in primo luogo perchè consentono al cuoco, a differenza della carne o del pesce, di sbizzarrirsi nello sperimentare, incrociare, contaminare più varietà di verdure alla ricerca di un gusto particolare che altrimenti resterebbe veicolato all’aroma di carne o di pesce. In secondo luogo le amo perchè mi piacciono alla follia gli ortaggi e mi nutrirei solamente di quelli. Non sta a me ricordare poi quale benefico contributo di vitamine e proteine siano in grado di apportare al nostro organismo le verdure, e quale azione di spurgo e filtraggio esercitano sui veleni che gradualmente ci arrivano dall’ambiente circostante. E’ quindi in questo spirito di “estasi naturistica” che presento questo piatto calabrese, una vera sinfonia dell’orto e dei suoi prodotti.

INGREDIENTI: circa 250 gr. di della varietà silana, 300 gr. di carciofini selvatici rossi, 1 kg. di pomodori freschi, una grossa , origano, cinque o sei foglie di basilico, olio extravergine d’oliva, pecorino stagionato leggermente piccante, in polvere, pangrattato

PREPARAZIONE: Sbucciamo le e le risciacquiamo sotto abbondante acqua fredda, quindi le affettiamo a larghe e spesse fette rotonde. Ripetiamo la medesima operazione con i pomodori che priveremo della buccia e dei semi e taglieremo a pezzi molto minuti. Quindi sarà il turno dei carciofi che andremo a privare delle prime foglie esterne, a risciacquare e a tagliare in sottili listarelle. Una volta preparate le tre verdure dello sformato concentriamoci sul ripieno. In una bacinella verseremo il pangrattato, il pecorino stagionato grattugiato, un pizzico di origano e di e un paio di cucchiai di olio d’oliva, infine mescoleremo per amalgamare bene il tutto. Successivamente andremo ad ungere il fondo di una terrina di terracotta (possibilmente) e vi adageremo uno strato di pomodori, quindi uno strato di condimento a base di pangrattato, poi uno strato di a cui uniremo qualche fetta di , quindi un altro strato di compenso, e poi uno strato di carciofini. Continueremo a sovrapporre strati in quest’ordine fino ad esaurimento degli ingredienti e/o dello spazio a disposizione ricordandoci di aggiungere un paio di pezzetti di foglie di basilico, un pizzico di sale e un filo d’olio d’oliva per ogni strato che deponiamo. Quando la pirofila sarà colmata andremo a infornare in forno già caldo a 220 gradi e cuoceremo per circa un’ora prestando attenzione che la superficie formi una crosta dorata. Infine toglieremo dal forno e lasceremo raffreddare sul davanzale della finestra (non in frigorifero!). Serviremo fredda con contorno di , pomodori secchi e peperoncini calabresi, tutte verdure conservate sott’olio con cui sarà possibile creare simpatici motivi di guarnizione.

Per questo invitante sformato consiglio naturalmente un vino rosso calabrese: il Verbicaro, vino secco, con vellutato aroma di frutta selvatica.


Pollo alla Cacciatora

pollo alla cacciatora con pomodoro, peperoni e vino bianco, cucinato in umido

Del alla cacciatora esistono almeno tre varianti regionali, la ricetta piemontese, quella toscana e quella romagnola. Per ovvii motivi geografici mi accingo ad esporre la ricetta originaria della mia terra, la Romagna. Ho anche pensato però di mettere a corollario dell’articolo le altre due varianti che conosco, in modo da dare una scelta a chi voglia cucinare questo piatto. Credo anche che comunque lo si cucini, con i peperoni o senza, con il sedano o senza, il alla cacciatora rappresenta una succulenta alternativa al solito arrosto che siamo tutti abituati a vedere sulle nostre tavole. Le ragioni che fanno preferire questo tipo di risiedono nel fatto che cucinandolo con il pomodoro il si ammorbidisce e viene completamente impregnato del sugo di cottura dando vita ad un sapore mai banale, in definitiva si tratta di una ricetta che incontra i favori di una grande varietà di persone.

INGREDIENTI: un novello possibilmente di qualità nostrana, 300 gr. di pomodori freschi maturi (in alternativa i pelati), un cucchiaio di conserva di pomodoro, due o tre cipolle abbastanza grosse, un paio di peperoni verdi o gialli, , olio d’oliva extravergine, un bicchiere di vino bianco secco (), carota, sedano

PREPARAZIONE: Preparare un soffritto a base di carota, sedano e una generosa dose di cipolla, tutto ben tritato, e cuocere il tutto in una noce di e un cucchiaio d’olio d’oliva. Una volta dorato il tutto al punto giusto, aggiungere il tagliato a pezzi. Lasciamo cuocere il nostro volatile per almeno un quarto d’ora badando al colore della cottura. Una volta che avrà raggiunto un colorito dorato annegheremo con un bel bicchiere di . Poi, una volta quasi del tutto evaporato il vino, potremo unire un cucchiao di conserva, dopo qualche minuto (è questo il segreto, aspettare che la conserva si sia amalgamata alla base di cottura e al ) aggiungiamo i pomodori pelati schiacciati con una forchetta e i peperoni tagliati a fettine molto sottili. Aggiustiamo di sale e mescoliamo pazientemente per dar modo al di assorbire il sugo. Cuociamo a fuoco lentissimo e con il coperchio ben serrato per almeno un’ora. La variante piemontese prevede l’uso copioso di carote e pomodori freschi che vanno cotti a parte e quindi uniti solo dopo al , quando quest’ultimo sarà già a buon punto di cottura in compagnia dei pelati e del vino bianco. La variante toscana invece prevede la cottura diretta del su base di tritato d’aglio, con molta cipolla tagliata a fette. Poi ricalca le due precedenti ricette nell’aggiunta di vino e pomodoro.

Al alla cacciatora abbinerei volentieri un buon Chianti spumeggiante, e credo che nel parlare di questo vino non servano altre parole.


Tonno alla Calabrese

tonno alla calabrese con pancetta, capperi, acciughe, peperoncino e prezzemolo

Il è un alimento che piace a tutti, anche a coloro che normalmente storcono il naso di fronte ai piatti a base di pesce. Penso che ciò sia dovuto al sapore delle sue carni, così poco salmastro, sempre tenero e morbido, dal sapore gradevole. Ci sono molte ricette per cucinare il e per la verità ce ne sono un paio che uso spesso anche a casa come il alla piastra, oppure l’insalata di , fagioli e cipolla. In questo articolo presento una ricetta a me particolarmente cara: il alla calabrese. E’ un piatto realmente gustoso e vi assicuro che potete cucinarlo a chiunque, magari stando attenti in caso di bambini o di persone allergiche, a non mettere il peperoncino.

INGREDIENTI: circa 800 gr. di fresco tagliato in 4 tranci abbastanza sottili, 50 gr. di pancetta. quattro filetti di alici sott’olio, 50 gr. di tipo 0, mezzo bicchiere di vino bianco secco, peperoncino rosso fresco possibilmente della qualità calabrese, olio extravergine d’oliva, 300 gr. di pomodori San Marzano, una cipolla matura, uno spicchio d’aglio, un ciuffo di prezzemolo, una manciata di olive nere sgocciolate, due zucchine

PREPARAZIONE: Pulire bene il dalle impurità e da eventuali strati di pelle e risciacquarlo in abbondante acqua fredda, quindi asciugarlo per bene con un canovaccio che non lasci pelucchi, salare e pepare, infarinate accuratamente e lasciarlo riposare a parte. Intanto in un recipiente tritate finemente la pancetta, l’aglio, il prezzemolo e la cipolla. Successivamente ponete una padella sul fuoco e versate l’olio d’oliva a riscaldare, quando sarò ben caldo immergete i tranci di infarinati e cuocete a fuoco moderato badando bene che la cottura avvenga per entrambi i lati con indoratura media. Quindi versare il vino bianco e cuocere ulteriormente per cinque minuti facendo evaporare completamente il vino, infine prelevare il pesce con una schiumarola, scolarlo bene e appoggiarlo su un foglio di carta gialla assorbente in modo che si asciughi dall’olio di frittura. Una volta che i tranci sono pressochè asciutti depositarli in un capace recipiente e lasciare riposare. In una padella a parte verseremo un po’ d’olio e cuoceremo a fuoco moderato versando il tritato di aglio, cipolla, prezzemolo e pancetta a cui aggiungeremo i filetti di acciughe dopo averli ben schiacciati con una forchetta. Quindi andremo a tagliare a fettine molto sottili i pomodori privati della polpa che verseremo nel soffritto con un pizzico di sale e il peperoncino calabrese a pezzetti grossolani (attenzione a non toccarsi il volto, lavarsi subito dopo aver spezzato il peperoncino). Mescolare regolarmente il sughetto e farlo cuocere per non meno di un quarto d’ora. Scaduto questo tempo uniremo le nostre fette di che lasceremo inzuppare di sugo cuocendole ancora per un paio di minuti. Quindi toglieremo dal fuoco e serviremo guarnendo con una zucchina cruda tagliata a fette longitudinali molto sottili e qualche oliva nera.

Per questa ricetta mi sento di proporre un vino bianco calabrese particolarmente aromatico e fruttato, mi riferisco al Verbicaro, un vino bianco davvero interessante anche sul rapporto qualità prezzo.


Baccalà alla fiorentina

Baccalà in umido alla toscana, fritto e condito con pomodoro, porro, prezzemolo, rosmarino e farina

Devo confessare che non amo alla follia il Baccalà, sarà forse perchè ne ho mangiato tanto nella mia infanzia ed ora ho una sorta di rigetto. Però devo anche sottolineare come questa ricetta, da poco riscoperta, mi ha fatto riconsiderare anche i miei gusti nei confronti di questo pesce. Il baccalà è un tipo di pesce dalla carne asciutta e stoppacciosa, e quindi necessita di tutta l’arte di un cuoco per renderla morbida e zuppa di sugo. Questa ricetta toscana parte proprio da questo presupposto: cercare di rendere il Baccalà più umido, e quindi più appetitoso.

INGREDIENTI: 600 gr. di Baccalà del tipo che si vende già inzuppato, 300 gr. di pomodori pelati, un porro, due spicchi d’aglio, , un battuto di prezzemolo, olio extravergine d’oliva, rosmarino, pepe e sale

PREPARAZIONE: Prima di tutto occorre preparare il nostro sughino che ospiterà il Baccalà. Per fare questo versiamo in un tegame dell’olio e mettiamo a soffriggere uno spicchio d’aglio intero e un battuto di porro tritato molto finemente. Una volta imbiondito a dovere il porro e l’aglio versare i pelati con sale e pepe secondo necessità, lasciare cuocere a fuoco molto basso. Intanto concentriamoci sul Baccalà che ricordiamo dovrà essere privo di lische, lavato e asciugato con un panno grezzo che non lasci filamenti. Tagliare il pesce a tocchi di media grandezza, quindi stenderli sopra un letto di e infarinarli completamente. A parte preparare una padella con olio bollente, un rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio. Quando l’olio sarà giunto ad alta temperatura friggeremo i nostri pezzi di Baccalà avendo cura di portarli a media frittura, ben dorati ma non marroni. Quindi scolarli con una ramaiola e disporli sopra carta gialla assorbente ad asciugarsi. Lasciarli riposare per circa mezz’ora. A cottura ultimata del sugo immergervi i pezzi del Baccalà e lasciare cuocere ulteriormente per 10 minuti sempre a fuoco molto basso. Infine prelevare il tegame dal fuoco e servire nei piatti con abbondante sugo e una spolverata del prezzemolo tritato.

Per questo piatto chiamo a rapporto un vino bianco eccezionalmente aromatico e di un gusto persistente e intenso: il Gewürztraminer, splendido vino davvero che ben si adatta al sapore di questo piatto toscano.


Pomodori Ripieni

pomodori ripieni con pane, prezzemolo, aglio, olive e capperi

Questo piatto è ambivalente e può fungere sia da contorno per una cena a base di carne: arrosto, fiorentina alla brace oppure salsicce grigliate. Ma può anche funzionare benissimo come secondo piatto dopo una pasta o una zuppa. E’ una ricetta sostanziosa e molto versatile: infatti il ripieno può essere personalizzato in mille modi diversi a seconda della fantasia di chi sta cucinando. Io personalmente lo amo molto nella versione di questa ricetta e lo cucino volentieri sia per l’hotel di Cattolica che per la mia famiglia. Un’ultima annotazione: non si confonda questo piatto con i pomodori al gratin, o pomodori gratinati, molto in uso qui in Romagna in compagnia di una piadina. I pomodori al gratin in realtà non sono pomodori ripieni ma presentano solo un condimento a base di pangrattato, olio e prezzemolo.

INGREDIENTI: 4 pomodori grossi e sodi (ottimi i pomodori della varietà Beefteak), 1 spicchio d’aglio, 6 olive verdi snocciolate, 6 filetti d’acciughe, una manciata di capperi salati, mollica di pane fresca, un battuto di basilico, 40 gr. di

PREPARAZIONE: Lavare bene i pomodori e tagliarli a metà, togliere la polpa interna e conservatela in una ciotola. Aggiungete alla polpa un tritato finissimo del vostro spicchio d’aglio, le olive e i capperi entrambi ben sminuzzati, infine i filetti d’acciuga schiacciati. Mischiate il tutto e lasciate riposare per un paio di minuti poi aggiungete al composto anche la mollica del pane, un filo d’olio e il battuto di basilico. Ora è essenziale mescolare il composto in modo da renderlo perfettamente omogeneo e senza grossi grumi. Una volta pronto il ripieno disponete i pomodori in una teglia da forno precedentemente ricoperta con carta da forno, e riempiteli con il composto. Quindi cospargete ogni di un’abbondante spolverata di parmigiano. Cuocete in forno per circa 20-25 minuti a seconda della qualità dei pomodori che avete scelto, mi raccomando di controllare la cottura e di evitare che si formino bruciature sotto il e sulla crosta del ripieno. Servite non troppo bollenti guarnendo il piatto con uno stelo di sedano.

A un piatto come questo abbinerei un leggermente mosso quale può essere un ottimo Chardonnay, vitigno originariamente francese ma largamente prodotto anche in Italia, che produce un vino inconfondibilmente secco e rotondo, ideale per ogni aperitivo o accostamento con crostacei. In questo caso si fa preferire in abbinamento ai pomodori ripieni per il suo brio e la sua ilare leggerezza, ideale contraltare di un piatto molto saporito.


Minestrone con il Pesto

Minestrone al pesto genovese

Altrimenti detto “minestrone alla genovese” si tratta di una ricetta particolare e ricca di proteine e vitamine, vista la massiccia presenza di verdura, indicata per una serata informale e per una cena tra amici, aiuta a stabilire un’atmosfera intima e complice, un primo piatto delizioso che amo cucinare spesso.

INGREDIENTI: 120 gr. di pasta (ottime tagliatelle fresche all’uovo o lingue di passero, possono andare bene anche piccoli maccheroncini, bucanotti o mostaccioletti) , complessivamente un chilo e mezzo di verdure: patate, piselli, zucca mantovana, cavolo cappuccio, , zucchine, freschi, borlotti, pomodori (uno è sufficiente), melanzane, , un ciuffo di prezzemolo, uno spicchio d’aglio, carota, cipolla, olio extravergine d’oliva, pesto genovese, croste di formaggio stagionato, grattugiato.

PREPARAZIONE: Pulire e risciacquare ben bene la verdura, quindi tagliarla a piccoli tocchetti. Contemporaneamente preparate un battuto con , prezzemolo, aglio e cipolla. Riempire una capace pentola di acqua leggermente salata e portarla a bollore, quindi aggiungere i tocchetti di verdure e il battuto. Lasciare a fuoco sostenuto facendo attenzione alla schiuma, quindi diminuire il fuoco e lasciare bollire dolcemente con la pentola coperta. Mescolare spesso con un cucchiaio di legno per evitare che le verdure si attacchino al fondo della pentola.A metà cottura aggiungere un bicchiere d’olio extravergine d’oliva, le croste di formaggio e del sale grosso. Quindi con un cucchiaio schiacciare patate e per addensare il minestrone e renderlo più cremoso. Quando le verdure saranno quasi sfatte e la crema ottenuta sarà omogenea e profumata potete buttare la pasta. Quando questa sarà arrivata a perfetta cottura spegnere il fuoco e aggiungere il pesto rimestando con un mestolo per rendere il composto il più possibile omogeneo e gradevole alla vista. Quindi il vostro minestrone con il pesto è finalmente pronto e potete servirlo in fondine di terracotta, ideali sarebbero quelle in terracotta di Albissola dette “xatte”. Servire tiepido dopo che il minestrone ha riposato per circa un quarto d’ora in queste fondine e aggiungere grattugiato e un filo d’olio.

Questo è un piatto di grande personalità, di conseguenza pretende un vino altrettanto carismatico. Pertanto consiglio un Recioto della zona veronese del Valpolicella, un vino straordinario da cui si ricava un vino altrettanto magico come l’Amarone.