Strozzapreti al profumo di mare

strozapreti romagnoli con sugo bianco di vongole, prezzemolo e olio d’oliva.

La pasta fresca è un qualcosa di magico. Quando riusciamo a dar vita ad un impasto da una semplice unione di elementi basilari come l’acqua e la farina (in molti casi anche le ), quando poi creiamo una sfoglia e poi da essa piccole sezioni lavorate a cui diamo nomi stravaganti quali: bigoli, , strengozzi, strascinati, ramiccia, pici… (la lista potrebbe continuare all’infinito); quando accade tutto questo e finalmente mettiamo in tavola il frutto della nostra fatica - perchè di una vera e propria faticaccia stiamo parlando: tirare la sfoglia è sempre stato un lavoro improbo, che mette a dura prova i nostri bicipiti - io credo che in quel preciso momento un cuoco si possa sentire davvero appagato e non esiste complimento o lusinga migliore per lui dei commensali che divorano avidamente la sua pasta fresca. Qui sta tutta la bellezza di questo mestiere e chi non ha mai provato a cucinare non credo possa capire.

In particolare qui in Romagna la pasta fresca per eccellenza sono gli , nome che incute un certo timore e richiama alla mente una fantomatica tradizione anticlericale di una regione da sempre rossa e bonariamente pagana negli usi e nei costumi. In realtà, sebbene questa spiegazione potrebbe risultare in qualche modo affascinante, non risponde al vero. Lo strozzaprete, pasta povera per antonomasia fatta di acqua e farina e nient’altro, nasce nell’Ottocento in Romagna e viene così chiamato per la sua somiglianza cromatica e morfologica con il collare bianco del prete: da qui appunto, anche mutuando il significato dalla difficoltà di deglutizione di questa pasta che nella ricetta tradizionale ottocentesca risultava molto pesante. Una terza possibile derivazione etimologica del nome potrebbe nascere dal movimento particolare che si operava sulla sfoglia andando a strozzare l’impasto tra i palmi delle mani per creare ogni singolo strozzaprete, dando vita nella fantasia popolare a un gesto di ribellione della donna alla propria condizione di “azdora romagnola”, ossia di signora della casa e al contempo di lavoratrice asservita ad essa in ogni pesante faccenda domestica quotidiana da sbrigare.

Sia come sia gli sono prima di tutto buoni e se la Piadina è la Regina di Romagna, gli sono senza alcun dubbio i suoi immarcescibili Alfieri :-)

Dei molti modi di cucinare questa pasta fresca oggi vi parlo degli al profumo di mare, con sugo bianco di . Un piatto che non esito a definire una carta vincente in qualsiasi cena a base di pesce.

INGREDIENTI: (per la pasta) 500 gr. di farina, acqua tiepida, (per il sugo) due o tre spicchi d’aglio, olio extravergine d’oliva, 1 kg. di fresche, un ciuffo di prezzemolo, pepe,

PREPARAZIONE: Prima ancora di pensare a realizzare gli dobbiamo occuparci della pulitura delle , l’operazione più lunga e noiosa, lavoro che richiede la massima cura per mondare i mitili da ogni traccia di sabbia, pena il totale fallimento della ricetta. Per fare questo perciò sciacqueremo le in abbondante acqua fredda muovendole con forza e vigore con le mani e sbattendole nel recipiente in cui le stiamo lavando. Quindi le lasceremo in ammollo per qualche ora per dar modo alla sabbia sospesa di sedimentarsi sul fondo. Quindi le metteremo in una casseruola in abbondante acqua (non salata, mi raccomando!) e cuoceremo finchè ogni vongola non si è aperta e lessata. Quindi filtreremo l’acqua di cottura dalle impurità e la conserveremo in un recipiente a parte mentre le verranno sbucciate - tranne qualcuna da usare come guarnizione finale - e messe anch’esse a parte in un altro recipiente. Ora possiamo dedicarci alla sfoglia e per fare questo disporremo la farina a fontana sul tagliere e impasteremo con un pizzico di e acqua tiepida fino ad ottenere un impasto morbido e compatto. Con un mattarello tireremo una sfoglia sottile infarinando per evitare che si attacchi alla spianatoia e da essa ricaveremo con un coltello delle piccole strisce di pasta di circa 10 cm. di lunghezza. Successivamente ogni strisciolina verrà arrotolata con un movimento rapido e deciso tra i palmi delle due mani, come se si stesse giocando con una matita. In un attimo dovrebbe crearsi lo strozzaprete. Una volta completati tutti gli infarinare ulteriormente e coprire con un canovaccio leggermente umido. Quindi in una padella soffriggere in mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva due spicchi d’aglio tagliati a fettine molto sottili, quindi quando l’aglio risulterà ben rosolato aggiungere le e qualche mestolo della loro acqua di cottura. Cuocere a fuoco lento fino a che non si sarà ottenuto una salsa abbastanza cremosa, comunque non spingersi aldilà dei 10 minuti. Nel frattempo cuocere gli in acqua poco salata fino al momento in cui li vedrete salire a galla, circa cinque minuti di tempo in media. Aggiungere in una terrina gli , il sugo con le e un abbondante spolverata di prezzemolo tritato e di pepe macinato grosso. Come tocco finale guarnire ogni piatto con qualche vongola e il relativo guscio.

Per questo piatto delicato dallo spiccato sapore salmastro consiglio senza riserve un ottimo vino bianco marchigiano prodotto non lontano da qui: il Verdicchio di Jesi, eccellente bouquet vellutato con toni di legno di sandalo e more che sapranno rivestire il sapore delle e degli come un morbido e amorevole scialle.


Penne all’arrabbiata

Penne all’arrabbiata, condite con pomodoro fresco, olio, peperoncino, prosciutto cotto a dadini e basilico.

Clienti ed amici a volte mi chiedono perchè nei menu che scelgo per l’hotel non privilegio la cucina internazionale, oppure piatti dai nomi altisonanti, dalle premesse roboanti e dalla presentazione abbagliante. La mia cucina al contrario si rifa principalmente ad una cucina semplice, fatta di elementi poveri e di ricette popolari: in una parola una cucina regionale tradizionale senza troppi ghirigori o barocchismi. A chi mi rivolge questa domanda ogni volta cerco di spiegare che in effetti è molto accattivante avere in menu proposte gastronomiche dai nomi esotici e di sicuro effetto piuttosto che nomi usuali e desueti come per esempio “penne all’arrabbiata”. Il fatto è che questi piatti dai nomi quotidiani e dalla semplice composizione sono a parer mio i migliori: sia come valori nutrizionali, sia come sapore, sia come appagamento di occhi e palato. Ho lavorato con molti chef e ho avuto l’onore di lavorare con alcuni tra i più grandi, sia sul lavoro che in corsi di aggiornamento, e non ho mai sentito nessuno di loro rinnegare la cucina popolare italiana, anzi proprio da quel contesto provengono tutte le risorse e tutta l’arte che essi infondono nella loro cucina. Ho fatto questa pomposa introduzione perchè è mia intenzione fissare i capisaldi della mia cucina nel presentare la ricetta di oggi, che è appunto uno di questi punti fermi. Un piatto di penne all’arrabbiata se ben cucinato con ingredienti genuini e freschi, rappresenta a mio parere una vetta di inarrivabile semplicità e perfezione con buona pace di tutti i francesismi. Questa ricetta vide la luce grazie alla genialità di un cuoco romano, Giovanni Cotellesi, che nei primi anni ‘30 iniziò a cucinarla nel ristorante romano “Alfredo alla Chiesa Nuova” (adesso credo si chiami da Mario), il locale preferito tra gli altri dal poeta Trilussa. La ricetta tradizionale romana era composta da spaghetti, le penne subentrarono nel dopoguerra e furono gradualmente preferite per la loro migliore capacità di assorbire il sugo. Vediamo ora nel dettaglio come preparare una buona “arrabbiata”.

INGREDIENTI: 400 gr di penne, 200 gr. di tagliato a dadini, 500 gr. di pelati San Marzano, un intero (se possibile la varietà calabrese), qualche fogliolina di basilico, due spicchi d’aglio, extravergine d’oliva, 100 gr. di reggiano grattugiato, 100 gr. di pecorino romano stagionato grattugiato

PREPARAZIONE: In una padella versiamo un fiato d’ e mettiamo a soffriggere il e l’aglio tagliati a pezzi grossolani e irregolari, dopo qualche minuto quando l’aglio si è indorato, aggiungere i dadini di . In un recipiente a parte schiacciamo i pelati con una forchetta, quindi li passiamo fino a raggiungere una salsa omogenea e senza grumi che aggiusteremo di sale. Quindi aggiungere il basilico a pezzi grossolani e versare il tutto nella padella con il soffritto, cuocere per almeno un quarto d’ora a fuoco molto basso. Intanto in acqua salata cuoceremo e scoleremo ben al dente le nostre penne, quindi le verseremo in una capace terrina sopra un letto di e pecorino grattugiati. Infine uniremo anche la salsa di pomodoro ed eventualmente, secondo i gusti, come atto finale potremo aggiungere ulteriore macinato e qualche fogliolina di basilico. Servire bollente.

Per questo semplice ma perfetto piatto consiglio un Cesanese di Olevano Romano, un vino conterraneo di questa ricetta, affine non solo geograficamente ma anche nel gusto, con un retrogusto amarognolo che completa e sublima l’arrabbiata arrotondandone le sfumature zuccherine.


Trofie di Kamut con speck, rucola e olive

Pasta di Kamut con rucola, speck, panna vegetale e olive nere

Mia nuora Eva è in un periodo in cui ha poco tempo per cucinare (sta prendendo la seconda laurea), pur tuttavia desidera mangiare bene e in modo sano. Ha riscoperto quindi una serie di prodotti a base di kamut, farina di grano saraceno, farro e altri cereali che oltre ad essere buoni lasciano lo stomaco libero da quel senso di pesantezza che molte volte ci capita di sperimentare dopo un lauto pranzo. Questa ricetta che presento è una sua creazione, quindo gliene ascrivo il pieno merito. La ricetta verte su un tipo di particolare, le trofie, una sorta di maccheroncino bicilindrico. La è realizzata con farina di kamut e la si può reperire in qualsiasi negozio di prodotti biologici e/o erboristeria ben fornita. Il kamut è un cereale il cui uso è attestato già nel secondo millennio avanti cristo nella zona mesopotamica, quindi presumibilmente utilizzato da Assiri, Sumeri e Babilonesi. Nel corso dei secoli questo cereale ha riscosso molto successo nell’impasto di pane e focacce grazie ad alcune sue qualità che lo facevano preferire al grano. In particolare la sua elevata digeribilità, il suo apporto proteico maggiore rispetto al grano (questo anche grazie alla maggiore grandezza dei suoi chicchi) e il suo gusto gradevole e con toni leggermente zuccherini. Devo dire che ero molto scettica inizialmente, questo perchè non avendo mai amato la e il pane a base di farina integrale ho associato questa sensazione anche al kamut. Inutile dire che mai nulla fu più sbagliato, perchè la di kamut è di eccellente sapore e di ottima digeribilità. L’unico inconveniente purtroppo che costa almeno il triplo rispetto alla normale , ma a mio avviso è una spesa che vale la pena affrontare. Ecco quindi una ricetta biologica veloce e realmente semplice, con ingredienti di elementare reperibilità.

INGREDIENTI: circa 200 gr. di trofie di kamut, 3 o4 fette di speck tagliato sottile, un mazzetto di , 3 cucchiai di panna vegetale, una manciata di snocciolate, scalogno, olio d’oliva extravergine, pecorino

PREPARAZIONE: In una padella versare un cucchiaio d’olio d’oliva e un tritato di scalogno tagliato molto fine. Lasciare imbiondire la base e poi aggiungere lo speck tagliato a sottili listarelle e le sminuzzate e ben scolate dalla salamoia. A parte intanto cuocere in acqua salata la nostra seguendo le indicazioni sulla confezione per il tempo di cottura (varia molto di marca in marca per la percentuale di kamut usata). Quindi scolare la lievemente al dente e saltarla nella padella con lo speck e le olive. Aggiungere la panna vegetale e la tagliata a piccoli pezzi, dopo averla ben lavata e privata dei gambi. Servire bollente con una generosa spolverata di pecorino stagionato.

Ad un piatto leggero un vino da pasto che non impegni troppo il gusto ma che risulti comunque assai gradevole, in armonia con l’aroma del piatto. Io ho bevuto e consiglio una Rebola Riminese, vino bianco che servito fresco risulta una vera e propria sinfonia per il palato.


Orecchiette alle cime di rapa

Orecchiette cime di rapa con acciughe e parmigiano

Ecco una ricetta ideale per un pranzo in famiglia: è di facile e veloce preparazione, è gustosa e nutriente, piace a tutti. E poi a ben pensarci è un vero e proprio simbolo di cucina regionale per la Puglia, quando si pensa alla cucina pugliese si pensa infatti quasi subito alle orecchiette con le .

INGREDIENTI (per 4 persone): 400 grammi di orecchiette pugliesi fresche e possibilmente fatte a mano, un chilo e mezzo di , tre spicchi d’aglio, due cucchiai di olio extravergine d’oliva, peperoncino fresco da macinare al momento, quattro bei filetti di sotto .

PREPARAZIONE: Pulire con molta attenzione e cura le sciacquando molte volte in acqua fredda e avendo l’accortezza di conservare solo le cimette più verdi e toste, lasciando a parte tutto il resto. A parte mettere sul fuoco una capace pignatta colma di almeno 5 litri di acqua fredda e salata, una volta portata ad ebollizione aggiungere le e attendere cinque minuti. Controllare con una forchetta che le rape si siano ammorbidite a dovere, altrimenti attendere ancora qualche minuto. Quindi versare la e fare attenzione ad estrarle molto al dente. Nel frattempo in una padella avrete cura di mettere a soffriggere due cucchiai d’olio d’oliva extravergine e un battuto d’aglio finemente tritato, dopo un paio di minuti unire anche peperoncino macinato non troppo fine e i 4 filetti d’acciuga private delle lische e schiacciate in padella con una forchetta. Quindi potrete versare in padella, quando l’aglio è completamente rosolato, le vostre orecchiette scolate insieme alle . Fare saltare per un minuto o due (ecco perchè è importante che la sia scolata ben al dente, perchè nel momento che la saltate andate a prolungarne il tempo di cottura rischiando di scuocerla se troppo cotta). Servire e mangiare calda con abbondante parmigiano oppure pecorino stagionato grattugiato.

Per questo piatto consiglio un vino bianco di eccellente qualità e aroma persistente e fruttato come può essere un Greco di Tufo, servito freschissimo naturalmente.


Agnolotti Primavera

Agnolotti piemontesi

Ecco una ricetta veramente sfiziosa, che però presenta un certo grado di difficoltà e pertanto sconsiglio a chi dovesse trovarsi in una situazione di emergenza e disporre di poco tempo per preparare il pranzo o la cena. E’ una ricetta piemontese che vede come principale protagonista un particolare tipo di fresca dalla centenaria tradizione: l’agnolotto. Si tratta di una sorta di raviolo molto in voga nella zona del piemonte nel periodo ottocentesco in occasione delle festività natalizie. E’ caratterizzato da un ripieno che varia a seconda delle zone in cui è cucinato, si distingue comunque dal comune raviolo che ha solo un ripieno a base di verdura e (di solito erbe di campo e ricotta). L’agnolotto richiede una meticolosa preparazione e richiede arnesi da cucina quali un’impastatrice per la sfoglia, e un tritacarne per preparare il compenso (o ripieno).

Ma passiamo in dettaglio ad analizzare l’allestimento di questa complicata ma deliziosa ricetta piemontese.

INGREDIENTI: per la : 180 grammi di farina, due uova per il ripieno: quattro uova, una fetta spessa di da circa 100 grammi, 150 gr. di ricotta, 60 gr. di , 50 gr. di spinaci lessati e ben strizzati, 50 gr. di grattugiato, uno , q.b.

PREPARAZIONE: Disporre la ricotta in una ciotolina e unirvi gli spinaci finemente triturati e metà del . Quindi mescolare con regolarità per circa 5 minuti fino ad ottenere un composto omogeneo, quindi metterlo in frigo. Quindi su un tagliere di legno versare la farina e disporla a monticello, al centro versate due uova, un pizzico di , quindi iniziate a impastare fino a che la non risulti soda e compatta. Quindi spolverate la vostra pagnotta di con ulteriore farina per evitare che si attacchi al tagliere. Quindi con l’impastatrice elettrica preparete delle sfoglie molto sottili (attenzione a non farle troppo sottili perchè c’è il rischio che l’involucro dell’agnolotto si rompa durante la cottura!). Adesso con un coltello ritagliate dalla sfoglia dei quadrati di circa 16 cm di lato. Al centro dei quadrati di mettete una parte dell’impasto di ricotta e spinaci (valutate voi in base a quanti quadrati avete ottenuto) formando una sorta di piccolo incavo centrale. In questo incavo aggiungete anche una parte di tuorlo d’uovo e un quadratino di , infine ricoprite con un altro quadrato di avendo molta cura nel sigillare i bordi premendo forte con pollice e indice su entrambi i lati della copertura. In una padellina sciogliete una noce di , quindi aggiungete lo finemente tritato facendolo imbiondire al punto giusto. Mettete sul fuoco una pentola d’acqua salata e quando raggiunge il bollore aggiungete un agnolotto cuocendolo molto delicatamente con fuoco basso per un paio di minuti, quindi estrarlo dall’acqua con una paletta, scolarlo e adagiarlo su un piatto piano. Ripetete l’operazione per tutti gli agnolotti che avete a disposizione, quindi serviteli con sugo di e irrorandoli di reggiano


Minestrone con il Pesto

Minestrone al pesto genovese

Altrimenti detto “minestrone alla genovese” si tratta di una ricetta particolare e ricca di proteine e vitamine, vista la massiccia presenza di verdura, indicata per una serata informale e per una cena tra amici, aiuta a stabilire un’atmosfera intima e complice, un primo piatto delizioso che amo cucinare spesso.

INGREDIENTI: 120 gr. di pasta (ottime tagliatelle fresche all’uovo o lingue di passero, possono andare bene anche piccoli maccheroncini, bucanotti o mostaccioletti) , complessivamente un chilo e mezzo di verdure: patate, piselli, mantovana, cavolo cappuccio, fave, zucchine, freschi, fagioli borlotti, pomodori (uno è sufficiente), , sedano, un ciuffo di prezzemolo, uno spicchio d’aglio, carota, cipolla, extravergine d’oliva, pesto genovese, croste di formaggio stagionato, parmigiano grattugiato.

PREPARAZIONE: Pulire e risciacquare ben bene la verdura, quindi tagliarla a piccoli tocchetti. Contemporaneamente preparate un battuto con sedano, prezzemolo, aglio e cipolla. Riempire una capace pentola di acqua leggermente salata e portarla a bollore, quindi aggiungere i tocchetti di verdure e il battuto. Lasciare a fuoco sostenuto facendo attenzione alla schiuma, quindi diminuire il fuoco e lasciare bollire dolcemente con la pentola coperta. Mescolare spesso con un cucchiaio di legno per evitare che le verdure si attacchino al fondo della pentola.A metà cottura aggiungere un bicchiere d’ extravergine d’oliva, le croste di formaggio e del grosso. Quindi con un cucchiaio schiacciare patate e fagioli per addensare il minestrone e renderlo più cremoso. Quando le verdure saranno quasi sfatte e la crema ottenuta sarà omogenea e profumata potete buttare la pasta. Quando questa sarà arrivata a perfetta cottura spegnere il fuoco e aggiungere il pesto rimestando con un mestolo per rendere il composto il più possibile omogeneo e gradevole alla vista. Quindi il vostro minestrone con il pesto è finalmente pronto e potete servirlo in fondine di terracotta, ideali sarebbero quelle in terracotta di Albissola dette “xatte”. Servire tiepido dopo che il minestrone ha riposato per circa un quarto d’ora in queste fondine e aggiungere parmigiano grattugiato e un filo d’.

Questo è un piatto di grande personalità, di conseguenza pretende un vino altrettanto carismatico. Pertanto consiglio un Recioto della zona veronese del Valpolicella, un vino straordinario da cui si ricava un vino altrettanto magico come l’Amarone.


Pasta con le sarde

pasta con le sarde

La pasta con le sarde è un autentico monumento della cucina siciliana del quale esistono numerose versioni. Quella proposta è abbastanza semplice anche se non legge-rissima, del resto la leggerezza non è la caratteristica peculiare di questo piatto. E necessario procurarsi le sarde e sfilettarle: a Palermo nei pittoreschi mercati del pesce il venditore prepara ininterrottamente le sarde spinandole in maniera velocissima e perfetta.

Certo non tutti possono andare nella capitale siciliana per approvvigionarsi, detto tra parentesi Palermo è bellissima e meriterebbe una visita accurata, ma l’operazione è molto semplice e, se proprio non ci si riesce, il pescivendolo non dovrebbe fare difficoltà. L’altro ingrediente essenziale è il finocchietto selvatico: a questo punto il più è fatto, ci si può avventurare nella preparazione della pasta con le sarde.

INGREDIENTI: 350 gr. di bucatini, 600 gr. di selvatico, 500 gr. di sarde, una cipolla, 25 gr. di pinoli, 25 gr. di uva passa, zafferano, 4 filetti di acciughe salate, 1/2 bicchiere d’

PREPARAZIONE: Lessare il finocchietto in abbondante acqua salata per almeno un quarto d’ora: scolarlo e tritarlo facendo attenzione a conservare l’acqua di cottura. In una capace pentola di terracotta soffriggere nell’ la cipolla tritata, aggiungere poi i filetti di acciuga dissalati, l’uvetta fatta precedentemente rinvenire nell’acqua, i pinoli, infine le sarde sfilettate tritate grossolanamente; alla salsa si può aggiungere una punta di zafferano. Lasciare alcune sarde sfilettate ma ancora unite nel dorso, toglierle appena cotte e tenerle da parte al caldo. Unire il finocchietto tritato, il peperoncino e amalgamare bene la salsa a fuoco moderato. Nell’acqua di cottura dei finocchietti cuocere i bucatini, scolarli bene al dente, poi saltarli per cinque minuti nella pentola della salsa. Portare in tavola decorando il piatto con le sarde lasciate intere. Tra le tante c’è una variante della quale occorre dar conto: invece di saltare i bucatini in una pirofila fare strati di pasta e strati di salsa terminando con la salsa e cospargendo con mandorle sbucciate. Passare poi in forno molto caldo per dieci minuti.

Con questo piatto è quasi d’obbligo l’abbinamento con un bianco dei vigneti di Alcamo, l’Alcamo DOC, che danno un vino di grande carattere in grado di tener testa ad un piatto di tale consistenza.


Pasta e Fagioli con le vongole

pasta fagioli e vongole

Nel panorama delle innumerevoli e spicca per originalità e creatività questa preparazione tradizionale della cucina romana, un piatto che non sfigurerebbe di certo in occasione di una cena elegante, o come piacevole diversivo gastronomico. Dietro questo piatto c’è una solida tradizione popolare in cui alimenti “poveri” come i e le vongole vengono nobilitate dall’estro dello chef e dalla sana passione di sperimentazione culinaria che tanto grande ha fatto e fa la cucina italiana.

Ma passiamo alla preparazione di questo gustoso piatto.

INGREDIENTI: 200 gr di secchi della qualità detta “cannellino”, un chilo di vongole ben spurgate dalla sabbia, 200 gr. di corta (i maltagliati sono perfetti - si tratta di un tipo di tagliatella corta all’uovo in uso qui in Romagna - , oppure anche o bucanotti, sconsiglio gobbetti o lumachine), 3 spicchi di , una foglia d’alloro e 2 cucchiai di .

PREPARAZIONE: Tenere i in ammollo per almeno dodici ore per cuocerli in pentola con uno spicchio d’ e una foglia d’alloro. Nel frattempo soffriggere in un capiente padella gli altri 2 spicchi d’ con un po’ di pepe, avendo cura di non abbrustolirlo, ma solamente di imbiondirlo leggermente, quindi aggiungere le vongole e tenerle a fuoco medio fino a che non si sono aperte. Quindi prelevarle e sgusciarle, tenendone qualcuna solamente per decorare il piatto alla fine. A questo punto i dovrebbero essere cotti, spegnere e lasciarli a riposo per circa 15 minuti.

Fate decantare ben bene il sughino delle vongole, quindi versarlo nella pentola dei prestando la massima attenzione alla sabbia che dovesse essere rimasta come fondo sulla pentola (eventualmente usare un passino o colino). Aggiungere quindi le vongole sgusciate e riaccendere la fiamma per portare a lieve ebollizione il tutto. Quindi aggiungere i maltagliati senza aggiungere il sale, poichè dovrebbe essere sufficiente il grado di sapidità del brodino di vongole, comunque assaggiare la per sincerarsi ed eventualmente aggiustare con un pizzico di sale.

Quando la è cotta (mi raccomando servirla ben al dente!) servire nei piatti aggiungendo un filo d’ extravergine d’oliva (meglio se toscano o pugliese) e decorando con le vongole lasciate nel guscio.

Per questo piatto consiglio in abbinamento un vino bianco molto secco: un pinot nero, un orvieto o un riesling.