
Ricordo quando presentai per la prima volta questo dolce all’hotel. La gente ai tavoli era interdetta quando il cameriere annunciava loro, tra le varie opzioni del dessert, la torta di carote fatta in casa. Ero appositamente salita (la cucina è al piano terra mentre la sala da pranzo è al piano rialzato) per sbirciare le reazioni a questo accostamento insolito. Cose del passato, ora la torta di carote è quasi entrata nella normalità delle cose e nessuno si sorprende più. A mio parere la torta di carote rappresenta un momento di alta cucina italiana perchè contiene una geniale intuizione: quella di unire un ortaggio alla pasta lievitata e alle mandorle ottenendo un’incomparabile armonia di sapori. Vediamo nel dettaglio come preparare questa delizia.
INGREDIENTI: 300 gr di carote, 250 gr di nocciole (o mandorle) sgusciate, sei cucchiai di pangrattato, due cucchiai di miele, un cucchiaio di uvetta passa e uno di pinoli, tre uova, la buccia grattugiata di un limone, cannella, due cucchiai di farina di carrube, un pizzico di sale, marzapane (o pasta di zucchero) arancione e verde per decorazioni, olio.
PREPARAZIONE: In una terrina sbattete i tuorli d’uovo con un cucchiaio di miele e aggiungete quindi il pangrattato con le carote grattugiate, le nocciole tritate, l’uvetta precedentemente lasciata in ammollo, i pinoli, la buccia di limone grattugiata, la cannella e il sale. Amalgamate bene il tutto, quindi montate a neve gli albumi. Inglobateli delicatamente al resto del composto. Ungete con dell’olio uno stampo, spolveratelo di pangrattato, versateci l’impasto e infornate a 200 °C circa per 50 minuti. Nel frattempo preparate una glassa sciogliendo in poca acqua tiepida il miele rimasto e la farina di carrube, togliete la torta dal forno a cottura pressoché ultimata, stendetevi sopra la glassa e rimettete in forno a media temperatura ancora per dieci minuti circa. Una volta estratta dal forno la torta lasciatela raffreddare, intanto con il marzapane (oppure la pasta di zucchero) modellate le carote e rifinitele con un sottile coltello, quindi sistematele sulla torta a raggiera. Quindi finite di decorare incastonando sui lati della torta delle mandorle intere. Servite fredda.
Condividi

Una torta alla frutta secca è sempre una tentazione irresistibile, almeno per quanto mi riguarda. Personalmente ho infatti sempre prediletto le torte secche, magari da inzuppare in un’eccellente Malvasia o in un divino Picolit, piuttosto che quelle impegnative torte infarcite di creme e panne. Credo di poter affermare che la regina delle torte secche sia la torta Sbrisolona mantovana, un autentico gioiello della cucina regionale italiana. Questa torta è la testimonianza autentica di come la cultura contadina abbia influenzato la nostra società, infatti la ricetta tradizionale (che io fedelmente ripropongo) prevede una parte di farina gialla di mais da impiegare con la normale farina, questo perchè anticamente la farina di mais era la farina tipica del mondo contadino: economica, altamente nutritiva, molto versatile. E dalle tavole di campagna passò a deschi più nobili fino ad approdare sulle tavole imbandite dei Gonzaga che si dice avessero un debole per questo dolce. Così chiamata per la sua consistenza fragile e molto frammentaria la Sbrisolona divenne ben presto il simbolo dolciario del mantovano e il simbolo gastronomico di una città intera.
INGREDIENTI: 250 gr. di farina setacciata, 250 gr. di farina gialla di mais, 300 gr. di burro fresco, 300 gr di mandorle spellate e tostate, scorza di mezzo limone, una busta di vaniglia, tre tuorli d’uovo, 200 gr. di zucchero, 50 gr. di zucchero a velo
PREPARAZIONE: Per prima cosa prendiamo le mandorle e le tritiamo finemente, quindi le poniamo in un recipiente a parte. Poi sopra una spianatoia di legno versiamo i due quantitativi di farine (che devono tassativamente essere della stessa quantità) e le disponiamo a fontana. Al centro uniamo le mandorle tritate, il burro che deve essere aggiunto a temperatura ambiente (mi raccomando di non aggiungere del burro freddo pena il completo sbriciolamento dell’impasto in cottura), la scorza di limone, lo zucchero, un pizzichino di sale, la vaniglia e i tuorli d’uovo. Quindi impastiamo vigorosamente per almeno dieci minuti continuativamente fino ad ottenere un impasto sodo e omogeneo che conservi però alcuni grumi. Quindi prelevare una tortiera, ungerla bene con del burro e versarvi l’impasto sbriciolandovelo dentro con le dita, in modo che rimanga frammentario e grumoso. Cuocere per un’ora a forno già caldo alla temperatura di 200 gradi. Quindi togliere la tora dal forno e cospargere di zucchero a velo. La sbrisolona va servita fredda.
Un buon vino da abbinare alla sbrisolona deve rimanere a Mantova per ritrovare quella magica armonia virgiliana di sapori che in quella zona impera e dilaga. E allora perchè non orientarsi su un grande spumante mantovano come il Pinot Brut di cui si posso reperire molte qualità grazie alle molte cantine vinicole di quella zona. Ogni scelta oserei dire che sarà una scelta felice.
Condividi

Oggi mi sento un po’ da dolci e dopo lo strudel propongo questa ricetta molto golosa. Si tratta di una crostata di mandorle, ottima sia come colazione che come dolce da servire con il the pomeridiano. Sinceramente devo anche confessare che si tratta di una delle poche crostate che mi piacciono (insieme a quella alla ricotta, di cui parlerò in seguito). E’ molto popolare qui da noi in Romagna e la si può molto spesso trovare anche nei panifici, dove viene venduta a tranci. La foto che apre l’articolo è appunto una mia crostata alle mandorle che ho fatto questa mattina, anzi per essere più precisi è una parte di essa visto che al momento è l’unica sopravvissuta alle fameliche grinfie dei miei familiari. Mentre la infornavo e aspettavo che si cuocesse (il momento più bello per un pasticcere) ho pensato: perchè non proporla sul blog? E così eccoci qua. Spero proprio che vi piaccia come piace a me!
INGREDIENTI: 4 uova fresche, 100 gr. di burro, 500 gr. di mandorle sgusciate e sbucciate, 300 gr. di farina setacciata, cannella, chiodi di garofano, scorza di limone grattugiata, qualche cucchiaio di zucchero, un bicchiere di latte fresco parzialmente scremato
PREPARAZIONE: Inizialmente dobbiamo lavorare le mandorle per far sì che ben si adattino a questa ricetta. Per fare questo mettiamo a bollire una casseruola di acqua e a bollitura avvenuta mettiamo a bollire le mandorle per una decina di minuti per ammorbidirle. Quindi le scoliamo e le inforniamo su una teglia con forno a 200 gradi per una decina di minuti. Quando ancora non si sono imbrunite preleviamo la maggior parte delle mandorle e ne lasciamo una piccola parte - quella che servirà per guarnire la superficie della crostata - a imbrunire per altri 10 minuti controllando che non oltrepassino il colorito dorato (mi raccomando di prelevarle dal forno quando sono solo lievemente gialline perchè poi dovranno cuocere ancora con la crostata e rischierebbero di bruciarsi!). Le mandorle che abbiamo prelevato ancora bianche invece le collocheremo in un mortaio e con il relativo pestello le polverizzeremo unendo mano a mano qualche cucchiaio di zucchero, fino ad ottenere una farina senza grumi. Fatto questo uniremo metà della farina di mandorle alla farina normale su un tagliere e impasteremo versando gli albumi delle uova e la scorza di limone grattugiata. Dovremo ottenere un impasto omogeneo e molto sodo, per aiutarci nel processo d’impasto potremo versare anche qualche cucchiaio di latte fresco, a vostra discrezione. Una volta realizzato il nostro impasto lo lasceremo a riposare sulla spianatoia e ci dedicheremo alla crema. Per far questo versiamo i 4 tuorli delle uova, l’altra metà della farina di mandorle un pizzico di cannella e di chiodi garofano in polvere, quindi montiamo il tutto con l’ausilio di un frustino elettrico fino a ricavare una crema morbida e vellutata. Quindi ritorneremo alla nostra pasta sfoglia e la divideremo in 3 parti, con le prime due otterremo due dischi identici di pasta, mentre la terza parte ci servirà per fare le striscioline della crostata in superficie. Una volta realizzato il primo cerchio di pasta lo collocheremo in una teglia ben imburrata, sopra vi deporremo parte della nostra crema, quindi chiuderemo con il secondo disco di pasta sfoglia sigillando i bordi con l’aiuto di pollice e indice. Sopra il secondo disco spalmeremo il rimanente della crema e a pioggia disporremo le mandorle tostate, infine andremo a inserirvi le striscioline di pasta ottenute dalla terza pagnottina di impasto in modo che formino il classico reticolo delle crostate. Inforneremo il tutto a forno già caldo e cuoceremo per 30-40 minuti a 180 gradi.
Condividi
Scritto il 23 novembre 2007 da Nucci
Archiviato in: Dolci e Dessert, Ricette Italiane | Nessun Commento »

Ho un debole per questo dolce, lo ammetto. Sarà forse perchè ho alcuni amici di Borgomanero che ogni anno mi portano graziosamente in omaggio un sacchetto di questi biscotti squisiti, sarà forse perchè i dolci secchi (come i cantucci, gli amaretti o i biscotti da Tea) mi hanno sempre parecchio ingolosito. Devo precisare che definire semplici biscotti i Brutti ma Buoni di Borgomanero è quasi un sacrilegio. Si tratta di dolcetti secchi sulla falsariga degli amaretti deliziosi a fine pasto, perfetti per un break pomeridiano a base di Tea, ottimi anche per offrire agli amici in una serata davanti alla tv o giocando a carte. Ma vediamo nel dettaglio l’anatomia di questa splendida realtà della pasticceria piemontese.
INGREDIENTI: 600 gr. di mandorle, 200 gr. di nocciole tostate, 250 gr. di albumi d’uovo, 500 gr. di zucchero, 30 gr. di burro, cannella in polvere (oppure finemente triturata) e vanillina
PREPARAZIONE: Prelessare le mandorle in acqua bollente per circa una quindicina di minuti, quindi scolarle e depositarle su una teglia da forno per la tostatura in forno alla temperatura massima. Dopo una ventina di minuti, una volta ben tostate, triturarle finissimamente con una mannaia da battuto a doppia impugnatura. Separatamente mettere le chiare d’uovo in un recipiente e montarle a neve, quindi aggiungere in quest’ordine: lo zucchero, un pizzico di cannella e la vanillina mescolando molto dolcemente con un cucchiaio per dar modo al composto di amalgamarsi perfettamente senza “smontare” l’albume. Quindi porre tutto in un tegame a fuoco molto basso fino a che non sarà ben addensato, o con altro termine “mantecato”. La cottura non dovrà comunque superare il limite di tempo della mezz’ora. Adesso imburrate un padellone da forno e con un cucchiaio lasciare “piovere” sulla superficie del padellone delle gocce di composto cercando di modellarle leggermente a mo’ di rotondo, per una questione estetica sarebbe bene non eliminare la piccola guglia che si forma alla sommità una volta che il composto si stacca dal cucchiaio e si deposita sulla sua sede di cottura. Facoltativamente potete riporre sulla sommità di ogni biscotto una nocciola intera già tostata. Quindi cuocere i vostri pasticcini a forno basso (130 gradi) per cirva 40 minuti. Date ogni tanto una sbirciatina alla fase di cottura e sinceratevi che i Brutti ma Buoni assumano una gradevole colorazione dorata-ambrata. Una volta tolti dal forno lasciate raffreddare per circa un’ora prima di servirli. Se volete conservarli dovete custodirli in scatole rettangolari di latta con il coperchio ben saldo.
Se volete abbinare ai brutti ma buoni un vino degno della loro bontà vi consiglio un vino di un’altra regione: il Friuli Venezia Giulia. Si tratta del Picolit, un vino bianco morbido e rotondo, dal persistente aroma fruttato, ma non eccessivamente amabile. Un vino che renderà l’esperienza dei Brutti ma Buoni ineguagliabile.
Condividi
Scritto il 2 novembre 2007 da Nucci
Archiviato in: Dolci e Dessert, Ricette Piemonte | 1 Commento »

Il torrone è con il panettone il dolce natalizio per antonomasia. Siamo abituati a comprarlo già confezionato industrialmente ma vi siete mai cimentati nel cucinarlo da soli? E’ un’esperienza esaltante, ve lo garantisco. Preparare questo dolce ha in sè qualcosa di magico perchè dal nulla riusciamo a realizzare questa solida e compatta barretta bianca tempestata di frutta secca, e se ci mettiamo un po’ d’impegno il risultato sarà molto soddisfacente anche per il palato, ve lo assicuro! Ultima annotazione: forse non tutti sanno che la ricetta originale del torrone appartiene addirittura alla cucina araba. Viene tramandato infatti che gli Arabi portarono questo dolce in Europa nell’undicesimo secolo e cominciò a venire prodotto regolarmente in Spagna, dove era forte la presenza araba, fin dal quattordicesimo secolo, specialmente nella città di Alicante. In Italia due sono le regioni che si contendono la paternità del torrone: la Lombardia con Cremona e il Molise, con il suo torrone detto “Cupeta”, all’uso di Santo Stefano. Noi per non far torto a nessuno delle due regioni inseriamo questa ricetta nella categorie delle ricette sia del Molise che della Lombardia.
INGREDIENTI: 5 chiare d’uovo freschissimo, 500 gr. di miele biologico in un vasetto di vetro, 600 gr. di zucchero, 500 gr. di mandorle sgusciate, 500 gr. di nocciole sgusciate, 250 gr. di acqua, due bustine di vaniglia, mezzo mandarino, alcuni fogli di ostia (reperibili nel reparto dolci di negozi ben forniti)
PREPARAZIONE: Preparare una pentola d’acqua bollente e introdurre il vasetto di miele facendolo sciogliere a bagnomaria, mi raccomando non tenetelo troppo nell’acqua bollente e levatelo quando ancora è tiepido. Quindi aggiungete al miele le chiare d’uovo montate a neve e rimettere il vasetto a bagnomaria cuocendo per circa due ore e mescolando all’interno del barattolo con un grosso cucchiaio di legno fino a quando non si avrà ottenuto un composto nero e ambrato. Nel frattempo in una pentola a parte preparare una soluzione di acqua e zucchero facendola bollire per circa 20 minuti fino ad ottenere uno sciroppo del tipo melassa. La vostra melassa sarà pronta non appena immergendo un cucchiaio noterete che comincia a fare i fili che si solidificano immediatamente al contatto con l’acqua fredda. Unire la melassa ancora bollente al composto di miele che contemporaneamente sta cuocendo sul fuoco a bagnomaria, fare cuocere ancora per qualche minuto aggiungendo come ultimi ingredienti la vaniglia, un tritato di buccia di mandarino, le mandorle e le nocciole sminuzzate. Stendete i fogli di ostia su un tavolo e ponete sopra delle formine rettangolari di legno o acciaio acquistate da un buon negozio di casalinghi. Riempite le formine con il vostro composto bollente e schiacciate bene in modo che risulti molto compatto all’interno della formina, livellate la superficie alla perfezione. Successivamente aggiungere altri foglia d’ostia sulla superficie e ritagliarli secondo la forma della formina. Lasciate raffreddare per un paio d’ore e servite decorando con scaglie di cioccolata.
Condividi