Risini alla crema di latte in crosta

risini con crema fatta in casa e pangrattato

Ecco una ricetta molto interessante inserita da Federica che ringrazio infinitamente. Si tratta di un piatto stuzzicante che non conoscevo e che sicuramente proverò: i risini con crema di latte. E’ bellissimo che questo blog stia diventando un blog collettivo con l’esperienza di tante bravissime cuoche che vogliono condividere il loro sapere e (soprattutto) i loro segreti! Grazie Federica!

INGREDIENTI: (per 4 persone) 300ml di latte intero, 350gr di risini, 80 gr di burro, 1 dado, una presa di sale, un cucchiaio di extravergine di oliva,

PREPARAZIONE: Preparare la crema di latte. Versare il latte ed il burro in un pentolino e lasciare sciogliere quest’ultimo tenendo cura che la fiamma non sia troppo alta, nel frattempo lessare i risini in una pentola adeguata (senza salare l’acqua), aggiungere il sale e l’ nella crema di latte aggiungere a poco a poco un pò d’acqua così che non si attacca al pentolino, quando arriva a ebollizione mettere il dado ed abbassare la fiamma, scolare i risini, versarli nella crema di latte preparata, amalgamare per bene. Sul fondo di una pirofila imburrare e spolverare del togliere i risini con la crema dal pentolino versare il composto nella pirofila, spolverare ancora del e mettere dei fiocchi di burro sopra infornare e cuocere a 200° per 10 minuti nel forno, sfornare e servire.

Buon appetito!


Crepes salate con ripieno di granchio

Crepes salate con ripieno di polpa di granchio, rucola, pinoli e parmigiano

Uno dei migliori modi per creare nuove ricette è quello di sperimentare e poter avere delle cavie che stoicamente si prestano all’assaggio dei nostri arditi esperimenti culinari. E’ nata così questa ricetta, incrociando un po’ di ingredienti e imponendo ogni volta l’assaggio ai miei rassegnati familiari. La necessità era quella di creare un piatto a base di pesce che avesse il potere di stupire i nostri invitati e magari (forse) anche di piacere. Si tratta di una fantasia di verdi e gialle con ripieno di granchio (ma può essere benissimo sostituito con degli scampi o in alternativa con della coda di rospo) e salsa a base di rucola e pinoli. Le sono senz’altro un elemento poliedrico nella cucina di ogni cuoco, prestandosi a milioni di ricette diverse. Qui ho ipotizzato un ripieno di pesce che risultasse non troppo aggressivo nell’accostamento aromatico con l’uovo delle , accompagnando in guarnizione con un motivo di frutta e scampi che risultasse simpatico e sbarazzino. Il risultato è un piatto che può sicuramente fare bella figura come antipasto, oppure magari realizzando qualche crepe in più, potrebbe andar bene anche come secondo piatto dopo un bel primo a base di pesce. Vediamo dunque in dettaglio come realizzare queste salate.

INGREDIENTI: (per le ): 125 g di farina, 3 , 1/4 di litro di latte, 30 g di burro, i cucchiaino di cognac, 1 cucchiaio di spinaci lessati e tritati, ; (per il ripieno): 300 gr. di polpa di granchio, 1 cucchiaio di scalogno, 1 carota tritata, 1 costa di tritata, 1 spicchio d’aglio tritato, 20 g di burro, 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva, 1 cucchiaino di , 1 uovo, 1 bicchiere di fumetto di pesce (brodo ottenuto preferibilmente bollendo Scorfani, Saraghi e con odori), , pepe; (per la salsa): 4 cucchiai di rucola tritata, 1/2 cucchiaio di pinoli tritati, 20 g di burro, 1 cucchiaio di vino bianco secco, , pepe nero; (e inoltre): 20 g di burro, 50 g di parmigiano grattugiato

PREPARAZIONE: Preparate innanzitutto le crèpe. Disponete la farina a fontana in una terrina e ponete al centro le e il . Con un cucchiaio di legno amalgamate a poco a poco gli ingredienti, aggiungendo, a filo, il latte freddo. Quando avete ottenuto un composto liscio e senza grumi, unite il burro fuso e il cognac. Trasferite una piccola parte dell’impasto (3-4 cucchiai) in una ciotola e unitevi gli spinaci finemente tritati, in modo da ottenere due impasti, uno normale giallo e l’altro verde agli spinaci. Scaldate una padellina di 15 cm di diametro, ungete leggermente il fondo con burro liquefatto e versatevi 1 o 2 cucchiai del composto preparato, agitando la padella fino a coprire il fondo. Appena la crepe sarà dorata, giratela e fatela colorire anche dall’altra parte. Procedete in questo modo con tutte le crèpe comprese quelle verdi. Passate quindi al ripieno. Fate rosolare la polpa di granchio ben sminuzzata con gli odori, l’olio e il burro, salate, pepate e irrorate con il e il fumetto di pesce (ottenuto da , Saraghi e Scorfani); lasciate evaporare e allontanate dal fuoco. Fate intiepidire e poi frullate il composto e incorporatevi il tuorlo e l’albume leggermente montato. Distribuite una cucchiaiata di ripieno al centro di ogni crèpe e avvolgete a mo’ di cannolo. Infine adagiate le su una placca imburrata, cospargete di parmigiano e di burro fuso e ponete a dorare in forno per qualche minuto. Nel frattempo tritate la rucola, intiepiditela con i pinoli, il vino, il , il pepe e il burro. Estraete le dal forno, conditele con la salsa preparata e servite. Alternativamente la salsa può essere inserita direttamente con il ripieno di granchio, lasciando le pulite e più decorative, come nel caso della foto. Quindi decorate il piatto con stelle ottenute ritagliando le eventuali rimanenze di , oppure con fette di arancia e scampi lessati, saltati in burro e cognac e pepati (una guarnizione decisamente più appetitosa!).


Tortino di crespelle integrali

Torta salata di verdure e crespelle di grano saraceno con patate, melanzane, zucchine, porri e parmigiano

Una delle domande più pressanti che mi viene rivolta quando cucino all’hotel è se la mia cucina dispone di ricette senza glutine. E’ davvero una richiesta che negli ultimi anni ha subito un aumento vertiginoso, quasi esponenziale. La celiachia è una malattia in paurosa espansione e c’è da ringraziare il cielo che si tratti di un disagio con cui è possibile convivere abbastanza tranquillamente rispetto ad altri problemi più gravi. Resta il fatto che il nostro corpo con il passare del tempo si scopre sempre più fragile e indifeso nei confronti dell’habitat circostante ed esprime il suo malessere con queste intolleranze alimentari che spesso sfociano in vere e proprie allergie. Per far fronte a questa imponente domanda di ricette e piatti che non contengano glutine ho predisposto un piccolo repertorio di ricette che uso proporre in albergo a chi me ne fa richiesta. Una di queste ricette, forse la più apprezzata, è il tortino di crespelle integrali, ottenute con , unite in farcitura con varie verdure che fanno di questo piatto una vera e propria prelibatezza vegetariana. E’ una ricetta che prende spunto da un piatto contadino, lo sformato di verdure. Si trattava di un vero e proprio trionfo dell’orto che veniva cucinato di solito la domenica nelle campagne, al termine di una cernita delle verdure da vendere e utilizzando le verdure meno belle e meno vendibili integrandole in una pasta croccante e appetitosa che veniva prima cotta a bagnomaria e poi abbrustolita sulla brace. Naturalmente la versione che presento sul blog è essenzialmente diversa, ma rimane debitrice allo sformato di verdure contadino per il concetto primigenio. Si tratta di una ricetta perfettamente adatta per celiaci e intolleranti al glutine, ma è altrettanto gustosa e leggera da poter essere proposta a tutti, tanto più che risulta altamente digeribile e quindi dietetica.

INGREDIENTI: alcune crespelle rustiche (fatte con: 100 gr. di macinata sottile, 30 gr. di burro, 250 ml di , 2 uova) 200 g di zucca, 150 g di crescenza, 1 lt di besciamella (fatta con: 50 gr. amido di mais, 50 gr. di burro, mezzo litro di , una presa di ), 5 grosse patate, 3 , 3 zucchine, 1 porro, 4 cucchiai di grattugiato, timo e basilico tritati, olio extravergine di oliva, sale q.b.

PREPARAZIONE: Come prima faccenda sbrighiamo l‘affaire besciamella. Versate il in un pentolino e scaldatelo a fuoco dolce. In una casseruola sciogliete il burro a fuoco molto basso, poi unite l’amido mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Aggiungete al composto il e continuate a mescolare per evitare la formazione di grumi. Salate, pepate e unitevi un pizzico di , continuando a mescolare fino a ottenere una besciamella ben densa. Lasciate raffreddare e mettetela da parte.

Come seconda operazione ci dedicheremo alle crespelle integrali (che volendo sono molto buone anche da sole!). Setacciate bene la , incorporate le uova una alla volta, salate e lavorate bene l’impasto. Aggiungete molto lentamente il e il burro fuso, poi continuate a mescolare fino a ottenere una pastella liscia ed omogenea. Passate il preparato attraverso un setaccio a maglia fitta e lasciate riposare il composto per circa due ore. Ungete con il burro una padella antiaderente del diametro di sedici-diciotto centimetri, scaldatela a fuoco basso e versatevi un mestolino di pastella, avendo cura di distribuirla in modo uniforme sul fondo della padella. Appena la crespella comincia a rapprendersi, giratela con una paletta e doratela anche dall’altra parte. Continuate l’operazione fino ad esaurimento della pastella. Una volta ottenute tutte le crespelle le deporremo in un recipiente coperto e le lasceremo a riposare.
Nel frattempo passiamo ad occuparci del ripieno della torta. Per far questo sbucciate le patate, lavatele, tagliatele a cubetti e cuocetele in una casseruola con abbondante acqua leggermente salata. Portate ad ebollizione e continuate la cottura per altri dieci minuti. Nel frattempo lavate il porro, privatelo della par te verde ed affettatelo sottilmente, poi lavate la zucca, le e le zucchine e riducete il tutto a cubetti piccoli. Fate dorare porro e patate in una padella con due cucchiai di olio; salate il preparato. Trasferite le verdure in una terrina e, nella stessa padella, mettete quattro cucchiai di olio e soffriggete , zucchine e zucca per quattro minuti, poi salate leggermente. Unite le altre verdure già cotte, cospargete il tut to con due cucchiai di timo e basilico tritati e lasciate cuocere per qualche minuto, girando spesso. Sistemate in una pirofila da forno la prima crespella, distribuitevi le verdure, la besciamella, la crescenza e il , poi coprite con un’altra crespella e continuate così fino a esaurire gli ingredienti; terminate con una crespella cosparsa di besciamella e . Riponete il tortino in forno già caldo a 180°C per circa venticinque minuti. Quindi servite ai vostri ospiti ben caldo.


Fonduta Valdostana

fonduta valdostana con fontina, burro, pepe, latte, pane tostato e tartufo bianco piemontese

Oggi vorrei parlare di un piatto che mi ha causato non pochi problemi quando ero alle prime armi. Quando cioè ero poco più che una fanciulla con una parananza e un forchettone in mano, gettata nella furiosa mischia di una cucina d’albergo. Sto parlando della temutissima fonduta valdostana. Intendiamoci, come piatto è una di quelle prelibatezze senza tempo che merita di essere assaporata almeno una volta nella vita, una di quelle perle della cucina regionale italiana che rifulge di una sua luce propria. Il problema della fonduta sono i “danni collaterali”, cioè le pentole e i tegami con i quali la si realizza, o si tenta di realizzarla. Ed infatti ai primi tentativi ottenevo pochissima sostanza e molta crosta bruciacchiata, per di più terribilmente incrostata alle pentole che mi toccava quasi sverniciare pur di eliminare i terribili residui della fonduta. In effetti si tratta di una ricetta che richiede una certa sorveglianza in fase di cottura, ma con un minimo d’esperienza vedrete che infine vi verrà naturale come è naturale che sia. E’ importante ricordare il fondamentale accorgimento: la fonduta in fase di cottura non deve mai arrivare a bollitura. Aggiungo solo che la fonduta è uno di quei piatti che richiede un certo rigore negli ingredienti per riprodurre al meglio quella perfetta sinfonia di sapori e che appartiene alla cultura gastronomica valdostana. Inutile dire quindi che la deve rigorosamente essere della Val d’Aosta, e che il deve essere di qualità e del tipo “bianco” (assolutamente non nero). E’ un piatto dall’alto apporto calorico, come immagino intuirete, ed è per questo che lo consiglio come piatto unico, magari abbinato ad un antipasto veloce come può essere un crostino o un’insalatina, magari di finocchio e melagrana.

INGREDIENTI: 400 gr. di Valdostana, 100 gr. di fresco, quattro tuorli d’uovo, mezzo bicchiere di latte, nero appena macinato, alcune fette di bianco, bianco

PREPARAZIONE: Come prima operazione preleviamo la nostra fetta di , priviamola della crosta e tagliamola a cubetti non troppo grandi. Quindi la lasceremo in ammollo per circa dodici ore in una ciotola immersa in latte fresco. Una volta trascorso tale lasso di tempo scolare buona parte del latte (ma non tutto!) e depositare la fonduta e il poco latte rimasto in una casseruola, quindi unire al composto il . A questo punto accendiamo la fiamma sotto la pentola che deve sempre rimanere al minimo consentito dai nostri fornelli, quindi fuoco bassissimo. Cominciare a mescolare il composto con regolarità mediante un lungo cucchiaio di legno e contestualmente aggiungere uno alla volta i quattro tuorli d’uovo senza mai smettere di rimestare il composto. A questo punto a separarvi da una buona fonduta rimane solo la perfetta azione di mescolamento che eserciterete. Mi raccomando di essere costanti e di non fermarsi mai, è questo il segreto per ottenere una buona fonduta. Quando noterete che il composto avrà raggiunto una consistenza cremosa e filante, senza mai giungere a bollore come già accennato, potete spegnere e servire in terrine di terracotta con fette di bianco ben tostate immerse per metà nella fonduta e appoggiate con cura sui bordi della terrina. Quindi spolverate il tutto con una macinata di nero e con alcune scaglie di bianco piemontese.

Come vino rosso da abbinare alla fonduta consiglierei un valdostano DOC come il Gamay, vino leggermente fruttato con retrogusto asprigno e intenso, magnifico e dal gusto sufficientemente persistente da risvegliare nel palato tutte le sensazioni appena vissute con il sapore vertiginoso della “fondue valdotaine”.


Lasagne al forno con Rosole, Ortica e Vitalbe

lasagne al forno con ripieno di erbe di campo, rosole, vitalbe, ortica e besciamella

Ci sono un gran numero di erbe di campo di cui molte persone non conoscono nè l’esistenza nè tanto meno la grande versatilità culinaria: penso alla Borragine, al Topinambur, al Farinello, alle , ai Crespigni. Tutte erbette con le quali si possono realizzare grandi primi piatti, secondi piatti o contorni. Con la ricetta di oggi vorrei quindi inaugurare un nuovo filone di ricette che chiamerò “Ricette Contadine”, quel tipo di piatti cioè che si avvalgono dei prodotti della terra meno conosciuti. Mia intenzione è quella di aprire uno squarcio su come mangiavano i nostri nonni e sulla loro grandiosa creatività nell’amalgamare i prodotti della terra che avevano a disposizione. Quella di oggi è una ricetta che recupera un piatto del passato, quando si cucinava la pasta al forno farcita di erbette di campo. E’ una ricetta a me molto cara perchè il suo sapore mi ricorda la mia infanzia: le corse nei campi, l’aria frizzante della campagna, i giochi sull’aia con gli altri bambini.

INGREDIENTI: (per la ) 1,5 litri di , 120 gr. di farina, 120 gr. di burro fresco, un pizzico di (per il ripieno) 600 gr. di germogli di Vitalba, 7-8 grani di pepe verde, olio extravergine d’oliva, 600 gr. di cimette di ortica, 1 spicchio d’aglio, 600 gr. di , 200 gr. di parmigiano grattugiato (per la pasta) 500 gr. di farina, cinque uova

PREPARAZIONE: Inizialmente ci preoccupiamo della che è un po’ l’ago della bilancia di ogni pasta al forno che si rispetti, quindi concentriamoci su di essa! In un pentolino fate sciogliere una noce di burro, successivamente a burro completamente sciolto aggiungete tuttala farina. Quindi diluite il composto con il tiepido, Continuate a mescolare energicamente con regolarità fino a che non vi accorgerete che la salsa si sta addensando. Tenete conto che da quando si cominciano a formare le prime bolle della bollitura dovete contare circa 10 minuti di cottura. Continuate a mescolare per evitare che la si attacchi sul fondo della pentola e intanto regolate di sale e opzionalmente un’ombra di .Scaduti i 10 minuti spegnete e lasciate raffreddare. A questo punto dedichiamoci alle erbe. Laviamo accuratamente la vitalba, la sbollentiamo in acqua per qualche minuto, la scoliamo, la tritiamo e la passiamo in padella con un filo d’olio, e la regoliamo con sale e pepe verde schiacciato grossolanamente. Di seguito facciamo la stessa operazione con le e l’Ortica (in due padelle diverse, come per le Vitalbe) aggiungendo però in padella anche l’aglio tritato. Una volta pronte le nostre verdure cotte, le lasciamo un attimo da parte per dedicarci alla sfoglia. Disponiamo la farina a fontana su una spianatoia e la impastiamo con le uova, quindi tiriamo la sfoglia e ricaviamo dei pezzi che si adattino in seguito alla nostra teglia da forno con la quale intendiamo cuocere le lasagne. Quindi sbollentiamo in acqua già bollente per un minuto ogni pezzo, lo risciacquiamo in acqua fredda e lo deponiamo sopra un canovaccio avendo l’accortezza di separare un pezzo di sfoglia da quell’altro con un secondo canovaccio per evitare che si attacchino fra loro. Quindi prendiamo la nostra teglia da forno, o pirofila che dir si voglia, e stendiamo sul fondo uno strato di , quindi su di esso deponiamo uno strato di pasta sfoglia su cui adagiamo uno strato di , quindi uno strato di e uno di parmigiano grattugiato. Ripetiamo l’operazione impiegando anche l’ortica e la Vitalba, fino ad esaurire gli ingredienti. Sulla superficie delle nostre lasagne passeremo un’ultima spolverata di parmigiano. Inforneremo infine a forno già caldo a 180 gradi per 40 minuti sorvegliando la cottura e sincerandoci che la crosta superficiale non si abbrustolisca troppo.

A questa lasagna che oserei definire biologica abbinerei un Ciliegiolo del Rubicone, un vino rosso ottenuto dalla vinificazione con breve macerazione di uve di Fortana e Merlot, e caratterizzato da un gusto secco con toni leggermente fruttati.


Pastiera Napoletana

La vera pastiera napoletana con pasta frolla e impasto a base di grano, ricotta, canditi, fiori d’arancio e vaniglia.

Ci sono dolci che, non c’è niente da fare, ne mangeresti a quintali, e non esiste forza che può impedirtelo! Ecco, quando penso a questo tipo di dolci penso alla Pastiera Napoletana, un dolce veramente squisito. Ricordo la prima volta che mi cimentai nella preparazione di questa difficile ricetta, ero alle prime armi e la pastiera napoletana non era certo l’ideale per cominciare la mia carriera come prima cuoca. Beh inutile dire che non fu una pastiera memorabile quella che riuscii a portare in tavola, però ne ricordo ancora il sapore delizioso nonostante l’aspetto un po’ floscio. Durante la mia carriera perfezionai la mia pastiera e ogni volta che posso la ripropongo con gioia, perchè è un dolce che oltre ad essere buonissimo diffonde puro e autentico buonumore con le sue tenui sfumature di arancio, vaniglia e . A testimonianza di questo buonumore c’è un aneddoto storico secondo il quale il Re Ferdinando II di Borbone nel far assaggiare una fetta di torta alla sua imbronciata consorte, Maria Teresa d’Austria, notò che per la prima volta dopo tanto tempo la regina non poteva fare a meno di sorridere mentre assaggiava la specialità di pasticceria napoletana!

Dunque cosa ha di tanto speciale questa Pastiera e come nasce? Sulle origini di questo dolce si sa per certo che la zona è quella partenopea e nasce come dolce legato alla festività pasquale, mentre ci sono varie leggende che ne attestano la nascita: una la vorrebbe far risalire a riti pagani legati al culto della primavera, un’altra la vede protagonista all’epoca dei romani quando regnava il devoto imperatore Costantino, e pare fosse nato questo dolce come focaccia rituale per celebrare i primi riti Pasquali del Cristianesimo. Più probabile pare un origine ecclesiastica della Pastiera, nata in qualche convento del napoletano per mano di qualche esperto frate o monaca per celebrare degnamente le festività pasquali. Quel che certo è che la Pastiera oggi come oggi rimane il dolce di Pasqua per antonomasia, specialmente a Napoli, dove la si inforna mai dopo il Venerdì Santo, poi se ne resta la giornata di sabato a riposare per essere pronta per il giorno di Pasqua ad assumere l’oneroso ruolo di Regina incontrastata del Pranzo Pasquale.

Vediamo ora come affrontare questo vero e proprio mito culinario italiano, un altro tesoro di cucina regionale da tramandare gelosamente ai nostri figli. Un’avvertenza: come tutte le ricette elaborate richiede una certa dose di pazienza (soprattutto nell’impasto) e molto tempo a disposizione, d’altronde sappiamo che i miti non nascono a caso ma richiedono un minimo di sacrificio!

INGREDIENTI: (per l’impasto) 400 gr. di , quattro tuorli d’uovo, scorza di limone grattugiata, 250 gr. di zucchero, 100 gr. di strutto, 100 gr. di burro fresco, 250 gr. di umido, due bustine di vanillina, la buccia di un arancio, mezzo litro di (per il ripieno) 300 gr. di ricotta di mucca molto fresca, 250 gr. di zucchero, quattro tuorli d’uovo, tre albumi, 100 gr. di misti (cedro, limone, arancia), due confezioni di estratto di fiori d’arancio

PREPARAZIONE: Inizio con una nota importante. Questo dolce richiede due giorni di lavorazione. Si potrebbe abbreviare il tutto acquistando della surgelata e del precotto (in questo caso seguire il procedimento descritto più avanti accorciando il tempo di cottura del composto con il da alcune ore a pochi minuti e naturalmente eliminare la parte sulla preparazione della fatta in casa). Se avete poco tempo potete optare per questa soluzione, personalmente vi consiglio la versione più lunga per esperienza vissuta, otterrete una pastiera molto più buona perchè avrete fatto assorbire tutta l’anima del e degli altri ingredienti al . Comunque non sempre si dispone del tempo necessario, a voi la scelta.

Il giorno precedente è necessario ammorbidire il e lasciarlo riposare. Per fare questo in una piccola pentola andremo a cuocere tutto il in una soluzione che comprende: il , la vaniglia, lo strutto, 200 gr. di zucchero e la buccia d’arancia. Sorvegliare la cottura che deve avvenire a fuoco molto basso per alcune ore fino a che non si sia ottenuto un composto cremoso e il si sia ammorbidito completamente. Una volta pronto questo composto lo lasceremo in frigorifero fino al giorno seguente. Preparazione della : disponete la a fontana su un tagliere, a parte tagliate il burro freddo di frigorifero a dadini e poi con le dita polverizzateli in modo da creare una specie di che unirete alla normale, quindi aggiungete i tuorli d’uovo e la scorza di limone grattugiata, amalgamate il tutto inizialmente con una forchetta poi impastate tenendo conto di due cose: l’impasto deve essere molto veloce e soprattutto non deve durare a lungo. L’obiettivo è quello di creare un impasto omogeneo e compatto nel più breve tempo possibile. Quindi tirate la sfoglia con un mattarello e lasciate a riposare per un’ora sotto un canovaccio. Nel frattempo tagliate a piccoli pezzi i e metterli in un capace recipiente insieme al composto di del giorno prima. In un secondo recipiente amalgamare la ricotta con lo zucchero, i tuorli d’uova, l’estratto di fiori d’arancio e un’ombra di polvere di cannella. Mescolare il tutto molto bene fino a creare una crema omogenea che uniremo al e ai nel primo recipiente. Infine monteremo a neve in un terzo recipiente le chiare d’uovo e le uniremo al nostro ripieno. Quindi prenderemo una teglia da forno di forma circolare con un diametro intorno ai 30 cm. e un’altezza di circa 5 o 6 cm. Ungeremo bene la teglia con il burro e lo rivestiremo completamente usando due terzi della . Quindi verseremo con cura tutto il ripieno nella teglia ricoperta di e spianeremo altrettanto bene la superficie. Successivamente con il resto della realizzeremo un disco del diametro della teglia e lo taglieremo in tante striscioline che deporremo delicatamente sulla superficie secondo il modello di un reticolo (tipo crostata). Possiamo aiutarci utilizzando un foglio di carta oleata su cui deporremo il disco di tagliandolo insieme alla carta e alzando ogni striscia di pasta afferrando la carta oleata sottostante che elimineremo depositando la striscia di sulla torta. Cuoceremo a fuoco basso a 150 gradi fino a che la torta non risulti imbrunita, magari controllando con uno struzzicadenti l’interno, forando la superficie e verificando che non sia più umido. Quindi toglieremo dal forno e lasceremo a riposare a temperatura ambiente per non meno di due giorni.


Crepes con salsa di asparagi

Crepes agli asparagi con salsa a base di panna, parmigiano e vino bianco

Le crèpes sono state riscoperte recentemente dalla cucina italiana e internazionale, ma in realtà sono una preparazione gastronomica di origine antica. Si narra che nel V secolo papa Gelasio, volendo sfamare alcuni pellegrini francesi giunti a Roma in occasione della festa della Candelora, fece portare nelle cucine del Vaticano tutte le uova e tutta la farina disponibili. Nacquero così le prime crespelle, o crèpes, con termine francese mutuato dal latino crispus, ovvero arricciato, ondulato, con chiaro riferimento alla loro conformazione. Per tutto il Medioevo divenne dunque una pietanza abbinata alla festività della Candelora, e col tempo divenne un vero e proprio simbolo culinario transalpino. In Italia l’unica regione che vanta una vera tradizione con le crespelle è l’Abruzzo, dove le scrippelle vengono servite in brodo, e di fatto rappresentano una variante regionale delle crèpes. Venendo a questa ricetta che presento oggi mi è capitata di assaggiarla in un brasserie parigina e non ho potuto fare a meno di scoprirne e carpirne la ricetta perchè è realmente qualcosa di divino. Ho pensato anche che questa bontà celestiale non era giusto tenerla tutta per me, così eccoci qua. Potete cucinarla come antipasto stuzzicante o come piatto forte di una cena, persino come sostanziosa merenda pomeridiana, non importa dove decidiate di inserirla, l’importante è che proviate ad assaggiarla e bon appetit à vous.

INGREDIENTI: 3 uova, 200 gr di freschi, 200 gr. di panna da cucina, 30 gr. di burro, un paio di cucciai di olio extravergine d’oliva. 6 cucchiai di farina, grattuggiato, mezza cipolla piccola, un bicchiere di vino bianco secco, q. b., sale q. b.

PREPARAZIONE: Come prima cosa pensiamo alla salsa. Pulite gli e tagliate le punte badando a prendere soltanto la parte più verde di ogni ortaggio. Quindi lessate le punte in acqua leggermente salata. Come guarnizione finale (vedi foto) abbiate cura di lessare e conservare un asparago intero per ogni crèpe che intendete cucinare. Quindi scolate le punte e tritatele a piccoli dadi, poi versatele in una base di soffritto di cipolla ben imbiondita in olio. Dopo qualche minuto versate il vino bianco e lasciatelo completamente evaporare a fuoco molto basso. Quando la cottura è quasi ultimata versare la panna da cucina con un pizzico di sale, mescolare e togliere dal fuoco. Quindi preparate il composto delle crepes nel seguente modo: in un recipiente versiamo le uova, le sbattiamo, uniamo poi la farina e mescoliamo fino a creare un composto omogeneo senza grumi, quindi diluiamo con il facendo in modo che non risulti nè troppo denso nè troppo liquido. A questo punto scaldiamo una padella antiaderente (meglio se fosse l’apposita piastra di cottura per sole crèpes) con un’ombra di burro e vi versiamo il nostro composto delle crespelle avendo cura di versarne un filo che riempia per intero la superficie di cottura, senza ombra di grumi. Poi dopo pochi minuti con una forchetta rivoltiamo e facciamo cuocere anche la parte superiore. Quando tutte le crèpes sono pronte aggiungere in ognuna di esse la salsa di , richiudere delicatamente e spolverare con , quindi infornare per pochi minuti a forno ben caldo, infine guarnire con un asparago e servire ben calde.

Un piatto così se collocato in una cena come seconda portata merita un vino… italiano: ecco profilarsi l’occasione per un’associazione ardita: un Gewürztraminer dell’Alto Adige è quanto ci vuole, io l’ho trovato un partner superbo per questa ricetta francese.


Crostata di mandorle

torta di mandorle con cannella, chiodi di garofano e limone

Oggi mi sento un po’ da dolci e dopo lo strudel propongo questa ricetta molto golosa. Si tratta di una crostata di mandorle, ottima sia come colazione che come dolce da servire con il the pomeridiano. Sinceramente devo anche confessare che si tratta di una delle poche crostate che mi piacciono (insieme a quella alla ricotta, di cui parlerò in seguito). E’ molto popolare qui da noi in Romagna e la si può molto spesso trovare anche nei panifici, dove viene venduta a tranci. La foto che apre l’articolo è appunto una mia crostata alle mandorle che ho fatto questa mattina, anzi per essere più precisi è una parte di essa visto che al momento è l’unica sopravvissuta alle fameliche grinfie dei miei familiari. Mentre la infornavo e aspettavo che si cuocesse (il momento più bello per un pasticcere) ho pensato: perchè non proporla sul blog? E così eccoci qua. Spero proprio che vi piaccia come piace a me!

INGREDIENTI: 4 uova fresche, 100 gr. di burro, 500 gr. di mandorle sgusciate e sbucciate, 300 gr. di farina setacciata, cannella, chiodi di garofano, scorza di grattugiata, qualche cucchiaio di zucchero, un bicchiere di latte fresco parzialmente scremato

PREPARAZIONE: Inizialmente dobbiamo lavorare le mandorle per far sì che ben si adattino a questa ricetta. Per fare questo mettiamo a bollire una casseruola di acqua e a bollitura avvenuta mettiamo a bollire le mandorle per una decina di minuti per ammorbidirle. Quindi le scoliamo e le inforniamo su una teglia con forno a 200 gradi per una decina di minuti. Quando ancora non si sono imbrunite preleviamo la maggior parte delle mandorle e ne lasciamo una piccola parte - quella che servirà per guarnire la superficie della crostata - a imbrunire per altri 10 minuti controllando che non oltrepassino il colorito dorato (mi raccomando di prelevarle dal forno quando sono solo lievemente gialline perchè poi dovranno cuocere ancora con la crostata e rischierebbero di bruciarsi!). Le mandorle che abbiamo prelevato ancora bianche invece le collocheremo in un mortaio e con il relativo pestello le polverizzeremo unendo mano a mano qualche cucchiaio di zucchero, fino ad ottenere una farina senza grumi. Fatto questo uniremo metà della farina di mandorle alla farina normale su un tagliere e impasteremo versando gli albumi delle uova e la scorza di grattugiata. Dovremo ottenere un impasto omogeneo e molto sodo, per aiutarci nel processo d’impasto potremo versare anche qualche cucchiaio di latte fresco, a vostra discrezione. Una volta realizzato il nostro impasto lo lasceremo a riposare sulla spianatoia e ci dedicheremo alla crema. Per far questo versiamo i 4 tuorli delle uova, l’altra metà della farina di mandorle un pizzico di cannella e di chiodi garofano in polvere, quindi montiamo il tutto con l’ausilio di un frustino elettrico fino a ricavare una crema morbida e vellutata. Quindi ritorneremo alla nostra pasta sfoglia e la divideremo in 3 parti, con le prime due otterremo due dischi identici di pasta, mentre la terza parte ci servirà per fare le striscioline della crostata in superficie. Una volta realizzato il primo cerchio di pasta lo collocheremo in una teglia ben imburrata, sopra vi deporremo parte della nostra crema, quindi chiuderemo con il secondo disco di pasta sfoglia sigillando i bordi con l’aiuto di pollice e indice. Sopra il secondo disco spalmeremo il rimanente della crema e a pioggia disporremo le mandorle tostate, infine andremo a inserirvi le striscioline di pasta ottenute dalla terza pagnottina di impasto in modo che formino il classico reticolo delle crostate. Inforneremo il tutto a forno già caldo e cuoceremo per 30-40 minuti a 180 gradi.


Ciambellone

ciambella romagnola con impasto a base di uova, latte, farina, zucchero e cremore di tartaro

‘E ciamblòn’, come si dice qui da noi in dialetto, è quasi un’istituzione in Romagna. Si mangia a colazione intinto nel latte, oppure a pranzo come dessert, magari con una bella inzuppata in un bicchiere di Trebbiano o Sangiovese, oppure la sera come dolcetto da spizzicare davanti alla TV. Insomma è il classico dolce adatto a tutte le occasioni, ed è di bocca buona, voglio dire che lo potete abbinare sia con un pranzo a base di pesce sia con uno a base di carne. Il ciambellone romagnolo è una ricetta versatile che non presenta grandi effetti coreografici come una cascata di panna Chantilly o una guarnizione elaborata a base di frutta esotica, è un dolce solido, che bada alla sostanza, non è un miracolo di pasticceria ma è il frutto della genuinità di noi romagnoli che badiamo più alla sostanza che all’apparenza (almeno così era una volta, ora temo che i tempi stiano cambiando anche da queste parti). Ai miei tempi il ciambellone era un’autentica festa in casa e purtroppo arrivava troppo raramente, una domenica sì e l’altra no, oppure nelle occasioni delle festività. A noi bambine del dopoguerra ci piaceva “pucciarlo” nel latte freddo, oppure ricoprirlo di miele (un’altra leccornia molto rara a quei tempi) e scaglie di cioccolata grattate con pazienza dalle barrette di cioccolato fondente lasciate in abbondanza dagli Americani che procedevano verso Nord e alzavano la linea del fronte. Ma forse sto divagando un po’ troppo! Meglio concentrarsi sugli ingredienti e la preparazione di questa ricetta che sono sicura, nella sua autenticità e genuinità, non vi deluderà.

INGREDIENTI: (per realizzare un dolce sufficiente per 6-8 persone) 500 gr. di farina setacciata, 200 gr. di semolato fine, a granelli grossi, un bicchiere di latte, tre uova intere ed un tuorlo, 100 gr. di burro fresco, una scorza di sminuzzata, 15 gr. di , 5 gr. di di sodio

PREPARAZIONE: In questa ricetta è fondamentale che le uova siano fresche, possibilmente di agricoltura biologica, lo dico non per un vezzo ma per sottolineare che il sapore del ciambellone romagnolo si basa soprattutto sull’aroma dell’ nell’impasto. Quindi consiglio caldamente di procurarsi uova di qualità, meglio se nostrane e/o biologiche. Prendiamo quindi le nostre 4 uova intere e le versiamo in una terrina in cui uniamo lo ed il burro leggermente ammorbidito tramite calore. Sbattere vigorosamente gli ingredienti con una forchetta e montarli fino ad ottenere una soluzione spumosa e ben miscelata. Successivamente sopra un tagliere di legno disponiamo tutta la farina a fontana e vi versiamo la nostra spuma di , e burro e la scorza di grattugiata, infine il latte avendo cura di non versarlo tutto ma di regolarsi in base alla consistenza dell’impasto. Impastiamo con forza e mano a mano che stiamo impastando con i palmi delle mani aggiungiamo il e il avendo cura che cadano uniformemente sull’impasto. Quando abbiamo ottenuto una pagnotta soda ed omogenea la modelliamo con le mani fino ad ottenere una forma cilindrica con una base piana che appoggeremo sulla teglia da forno ben imburrata. E’ d’obbligo precisare che il vero ciambellone romagnolo tradizionale ha la forma da filone di pane, e non quella classica della ciambella tonda con il buco in mezzo. Con un bastoncino di legno possiamo quindi opzionalmente disegnare sopra la curvatura superiore tante righine longitudinali non molto profonde in modo da facilitare la cottura e da ottenere una gradevole decorazione. A questo punto con un pennello da cucina distribuire su tutta la superficie il tuorlo d’ pennellando l’impasto con precisione. Ricopriamo infine spolverando con dello a granelli grossi e inforniamo in forno già caldo a 180 gradi cuocendo per 30 minuti. Infine facciamo raffreddare e serviamo a temperatura ambiente, è possibile servire in abbinamento della Nutella a prte nel piatto, o spalmata sulla fetta di ciambella.

Un buon prosecco italiano è il compagno ideale per questo dolce, scegliete pure la vostra marca preferita, l’importante è che sia un vino bianco secco. Alternativamente, secondo i gusti, è possibile abbinarci un vino dolce rosso come la Cagnina.


Torta di mele e pere

torta di mele e pere con pasta sfoglia a base di uova, limone, zucchero e farina

Spesso mi trovo nella situazione di dover fare un dolce per una ricorrenza, tipo compleanno o anniversario, dovendo però stare attenta a mille preferenze personali degli invitati. Chi non mangia la panna, chi non vuole le crema, attenzione a non mettere liquore nell’impasto, il pan di Spagna è indigesto, i bignè sono stomachevoli… E così via con una lista infinita di veti e altolà che neanche negli emendamenti di una Finanziaria… Così ho accumulato una certa esperienza in fatto di dolci universali, quel tipo di dolce cioè che va bene un pò a tutti o che almeno riesce ad accontentare un maggior numero di persone. Tra questi dolci universali sicuramente un posto di primo piano spetta alla torta di mele e di pere, altrimenti detta dai miei nipotini “la torta di Nonna Papera”, con riferimento al dolce che prepara Nonna Papera a Ciccio, nella fattoria dove Qui, Quo, Qua e Paperino amano ogni tanto soggiornare (ebbene sì sono una Disney maniaca!). La torta di mele e pere è un dolce molto popolare soprattutto in Lombardia e in Veneto, in particolare in quest’ultima regione la si prepara anche con l’aggiunta della Mostarda, una marmellata di mele e senape piccante dal gusto sicuramente originale e insolito per un dolce. In questo articolo prenderò in considerazione la ricetta classica, senza mostarda.

INGREDIENTI: 200 gr. di tipo 00, 150 gr. di burro fresco, 200 gr. di zucchero (oppure in alternativa 100 gr. di zucchero e 100 gr. di zucchero di canna), un uovo, due bicchieri di fresco parzialmente scremato, circa un kg. di mele Golden, circa mezzo kg. di pere Williams, scorza di limone grattugiata, mezza bustina di lievito per dolci della marca che preferite

PREPARAZIONE: Disponete la su una tavola da lavoro di legno formando una collinetta e versarvi sulla sommità l’uovo intero, il lievito, la scorza di limone grattugiata, la metà dello zucchero, il e infine circa la metà del burro che avrete in precedenza fatto sciogliere in padella e che andrete a versare a freddo. Impastare vigorosamente il tutto fino a creare un impasto sodo ed omogeneo, di buona consistenza. Ammorbidire poi l’impasto con un mattarello spianandolo dolcemente fino ad appiattirlo ad uno spessore di circa 1 cm, infarinatelo per bene onde evitare che si attacchi al tagliere di legno. Distendete poi la pasta in una teglia da forno precedentemente imburrata e infarinata e modellatela con le dita secondo le dimensioni e la forma del recipiente stando attente a non assottigliare troppo lo spessore della pasta. In un recipiente a parte sbucciate le mele e le pere e tagliatele a fettine sottili, ma non invisibili. Riponete poi la frutta dentro la pasta e ricopritela con uno strato del rimanente zucchero (oppure qui potete optare per lo zucchero di canna, validissima alternativa). Quindi aggiungere delle striscioline di pasta sfoglia, che avrete avuto cura di conservare e ritagliare, disponendole a reticolo, in maniera tale da formare dei quadratini. Come atto conclusivo prima di infornare spennellare la superficie della pasta con la rimanenza del burro. Cuocere in forno già caldo a 180 gradi per un’ora, controllate comunque l’andamento della cottura e se ritenete sia il caso abbassate il calore. Per essere cotta questa torta deve formarsi una crosticina dorata in superficie, mentre lo zucchero deve sciogliersi completamente e permeare la frutta sottostante.


Panettone fatto in casa

panettone artigianale con uvetta, canditi di cedro e arancia, lievito di pane, farina e zucchero

Ci stiamo rapidamente avvicinando al Natale e quale dolce migliore del Panettone per festeggiare una tale ricorrenza? Ormai siamo abituati a comprare il panettone già confezionati e sono ben pochi coloro che si avventurano nel fare il panettone con le proprie mani. L’importante è tener presente che la ricetta oltre ad essere abbastanza difficoltosa richiede molto tempo e molta pazienza, requisiti necessari per portare a termine il processo di lievitazione del panettone, tra quelli più complicati che io conosca. Eppure vi assicuro che pur conservando un tale grado di difficoltà nell’impasto e anche nella cottura, il panettone fatto in casa è una ricetta che saprà regalarvi molte soddisfazioni, a cominciare da quelle del gusto. Siamo infatti abituati ad un gusto preconfezionato di questo dolce, e sinceramente di quelli industriali sono molto pochi quelli che veramente mi sono piaciuti. Più che altro bisogna ricercare un panettone di pasticceria per trovare il vero gusto e la vera fragranza del dolce di Natale per eccellenza. Interessante è anche la storia del panettone. Si dice infatti che questo dolce sia nato anticamente in Lombardia, come strumento con il quale il Pater Familias inaugurava il nuovo anno incidendovi sopra una croce beneaugurante, benedicendo la casa. Vi sono altre leggende sulla nascita di quest’autentico simbolo di Milano e della “milanesità”, chi fosse curioso di venirne a conoscenza consiglio un salto sull’ottimo sito di wikipedia a questa pagina. Il nome infine deriva probabilmente dalla conformazione che ricorda quello di un grosso lievitato e cotto in forno, quindi “panettone”.

INGREDIENTI: 1,250 kg. di farina, 400 gr. di burro fresco, 350 gr. di semolato, mezzo bicchiere di latte, 200 gr. di , 250 gr. di lievito di (detto anche “pasta madre“), 50 gr. di arancia, limone, e canditi a piccoli cubetti, dieci tuorli e tre intere

PREPARAZIONE: Disporre il lievito di in uno straccio con abbondante farina e lasciare a lievitare fino a che non avrà raggiunto almeno il doppio delle sue dimensioni originali. Importante è scegliere con cura il luogo di lievitazione che dovrà essere asciutto e privo di luce. Il tempo di lievitazione si aggira sulle due ore, ma dovrete controllare e decidere voi stessi in base alla consistenza e al volume. Successivamente allestire su un tagliere di legno un monticello costituito da 200 grammi di farina e unirvi il lievito di e dell’acqua tiepida nella misura di un paio di bicchieri. Quindi impastare vigorosamente e con regolarità per non meno di dieci minuti fino ad ottenere un impasto omogeneo. Una volta realizzato il nostro primo panetto metterlo a riposare in un recipiente infarinato coprendolo con un tovagliolo per circa 3 ore. Passato anche questo secondo periodo piazzare il panetto lievitato al centro del tagliere in compagnia di altri 200 grammi di farina. Questa volta per amalgamare i due elementi useremo il latte versandolo gradatamente sull’impasto. Anche qui impastare con vigore ed energia fisica (lo so, è una faticaccia!) fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Di nuovo metterlo a riposare nel recipiente infarinato per due ore. Intanto prepareremo il condimento del dolce versando in una terrina l’ (ammorbidita a dovere in acqua calda) e i dadini di frutta candita. A parte sciogliamo il burro e lo teniamo in stato liquido in un piatto a portata di mano. In un altro tegame scioglieremo lo unito a dell’acqua, in modo da formare uno sciroppo tipo melassa. Poi a questo uniamo sia i tuorili che le intere. Ora che abbiamo tutti gli ingredienti a portata di mano verseremo il rimanente della farina (850 grammi) sul tagliere, aggiungendo anche un pizzico di sale. Sopra questo quantitativo di farina andremo a inserire la nostra pasta lievitata e per amalgamarla alla farina questa volta impiegheremo il burro fuso. Ricapitolando bisogna tenere a mente questo principalmente: ci sono 3 fasi di lievitazione ognuna delle quali è caratterizzata da un differente amalgamante: nel primo caso abbiamo l’acqua, nel secondo il latte, nel terzo il burro fuso. Impastiamo per la terza volta con molto vigore per circa venti minuti (a questo punto dovremmo essere pronti per sfidare qualsiasi culturista in fatto di bicipiti!) e aggiungiamo lo sciroppo di acqua, e che versiamo gradualmente nell’impasto. Finalmente dovremmo ottenere una pasta gommosa compatta e omogenea a cui come atto conclusivo aggiungeremo uva passa e canditi. Quindi spennellare l’impasto di burro e riporre a riposare in una capace bacinella infarinata per non meno di 10 ore, sempre in luogo asciutto e secco. Anche qui vale la regola che la lievitazione avrà raggiunto il suo stadio di completezza quando il volume sarà raddoppiato. Da ultimo infornare in un forno grande e potente e cuocere a 220 gradi con ulteriore burro spalmato sulla superficie del panettone. Tenere sempre d’occhio la crosta e badare che non si bruci, diminuendo se è il caso la temperatura di cottura. Il tempo di cottura varia molto da tipo di forno a tipo di forno quindi sorvegliare attentamente ed essere pronti a togliere il panettone al momento opportuno.

Per questo fantastico dolce consiglio un ottimo prosecco italiano, che nulla ha da invidiare ai grandi Champagne francesi: mi riferisco al prosecco di Valdobbiadene, il cui sapore lieve e stuzzicante sposerà alla perfezione l’aroma avvolgente del panettone.


Anatra ripiena

anatra farcita con ripieno di pancetta, salsiccia, fegato, rosmarino, uovo, pane e vino bianco

Realizzare questa ricetta richiede molto impegno, soprattutto nella lavorazione dell’, ma anche in fase di cottura dove andrà continuamente sorvegliato il grado di cottura ed emulsionato. Sappiate quindi che se state cercando un piatto di carne facile e di rapida realizzazione forse dovete orientarvi su qualche altra ricetta. Questo piatto è di uso soprattutto nel Veneto dove l’ ripiena è una colonna portante di ogni cucina cittadina, da Vicenza a Venezia, passando per Padova e Verona. E’ un secondo invitante, di sicura riuscita, e di bella presenza. A inizio secolo e fino al dopoguerra questo piatto veniva condito in fase di arrostimento invece che con della (come segnalato in questa ricetta) con del grasso di oca o dello strutto di maiale. Ora che i tempi sono cambiati e stiamo tutti attenti a quel che mangiamo, cercando di realizzare una cucina gustosa ma anche leggera e non grassa, ho ritenuto opportuno aggiornare la ricetta. Si tenga presente che se si vuole fare un’operazione filologicamente e storicamente corretta bisogna utilizzare quel tipo di condimenti.

INGREDIENTI: una grassa da circa 2 kg, 300 gr. di fegato di maiale, 50 gr. di , una salsiccia del tipo grosso, 60 gr. di olio extravergine d’oliva, due panini inzuppati di latte fresco, un , uno spicchio d’aglio, una cipolla, aromi misti, rosmarino, un bicchiere di vino bianco (il trebbiano può andare bene), sale e pepe

PREPARAZIONE: Mondare bene l’, privandola delle zampe e della testa. Aprirla con un taglio netto lungo il petto. Eviscerare ed estrarre il fegato, unirlo a quello di maiale, quindi macinare finemente il composto aggiungendo nell’ordine: la salsiccia, un filo d’olio, i due panini imbevuti di latte fresco, un battuto di cipolla e aglio, l’ sbattuto, gli arom, sale e pepe. A questo punto mescolare a regola d’arte il composto aiutandosi con le mani fino a raggiungere un grado di omogeneità pressochè uniforme. Una volta ultimato il ripieno usatelo per riempire bene l’ e aggiungete delle strisce di all’interno, ai lati del ripieno. Quindi ricoprire anche fuori la pelle dell’animale con fette di , infine legate con dello spago da cucina assicurandovi che ogni fessura risulti ben serrata. Mettere in forno a temperatura moderata e periodicamente aspergere la vostra con il sughino di cottura che andrà a formarsi nella teglia da forno, inoltre tenerla costantemente bagnata di vino bianco che andrete anche qui ad aggiungere con un pennello. Continuare questo procedimento per tutta la fase di cottura e assicurarsi che l’ non rimanga mai secca. La cottura non deve essere minore di due ore. Spegnere quando riterrete che la croccantezza della pelle dell’ potrà soddisfare il vostro palato e quello dei vostri (fortunati) ospiti. C’è inoltre un altro fattore da tenere presente per giudicare se l’ sarà cotta, ed è il fattore di tenerezza della carne: quando la polpa si staccherà quasi senza fatica dalle ossa allora potrete estrarla dal forno e servirla con contorno di patate arrosto e verdure gratinate.

Un piatto così principesco, così sfarzoso e roboante necessita di un vino che gli tenga il passo: un Brunello di Montalcino direi che può esserne il degno sposo.