Pizza alla Siciliana

pizza alla siciliana con pomodoro, acciughe, molta cipolla, caciocavallo e olio siciliano

Recentemente ho avuto un po’ di gente a cena e come capita spesso mi piace servire qualcosina da spizzicare mentre si sorseggia un buon vino bianco secco come aperitivo, subito prima di cena. Il rito dell’aperitivo + stuzzichini è diventato un vero e proprio fenomeno di costume da qualche tempo in qua e anche in famiglia ci si adegua. Certo non bisogna calcare la mano come fanno certi bar che ti sommergono di portate che in teoria dovrebbero essere l’introduzione ad una successiva cena che in molti casi non avverrà mai. Altrettanto impossibile, in mezzo a tutto quel cibo, è potersi gustare il vino scelto, a mio modo di vedere. Beh per tornare in casa mia ho deciso di abbinare all’aperitivo, in questo caso un vino bianco siciliano di pregevolissima fattura: un Santa Margherita di Belice, un altrettanto eccellente pizza alla siciliana, tagliata a spicchi, realizzata secondo i crismi e i dettami della ricetta tradizionale siciliana, con cipolla e caciocavallo e altre materie prime originare della Sicilia che avevo la fortuna di ritrovarmi in dispensa grazie a una coppia di amici di recente ritorno da Taormina che mi ha graziosamente omaggiato di prodotti gastronomici siciliani da leccarsi i baffi: olio extravergine d’oliva della provincia di Catania, Caciocavallo palermitano (il famigerato Cascavallu di Godrano) e altre leccornie che però non sono entrate in questa ricetta della pizza.

INGREDIENTI: (per l’impasto) 500 gr di farina, 25 gr. di per pizza, sale quanto basta, (per il condimento) Pomodori pelati di buona qualità (direi Campani se è possibile), 4 o 5 cipolle grosse e succose, 5 o 6 filetti di acciuga sotto sale, 200 gr. di Caciocavallo siciliano (in mancanza si può sopperire con del pecorino semi-stagionato anche se decisamente non sarà la stessa cosa), 4 o 5 spicchi di aglio, origano, olio d’oliva extravergine (anche qui sarebbe preferibile un olio siciliano per rimanere fedeli al gusto originario), macinato al momento e sale

PREPARAZIONE: Disponiamo la farina a fontana sul ripiano di lavoro e vi uniamo il precedentemente disciolto e mescolato in una tazza d’acqua tiepida e una presa di sale. Cominciamo a impastare con buona lena fino a raggiungere un impasto compatto e sodo che avremo cura di avvolgere in un canovaccio caldino (tenuto su un termosifone quindi). Lasciamo lievitare per almeno tre ore in luogo caldo e asciutto, ben coperto. Passato il tempo di lievitazione andremo a controllare il nostro impasto bussando lievemente con le nocche sulla superficie. Il suono che ne deve scaturire deve essere grave come quello di un tamburo. Allora significa che la nostra pasta da pizza è pronta altrimenti lasciatela pure riposare tutto il tempo che ha bisogno. Nel frattempo ci dedicheremo al condimento, o per dirla alla sicula: alla “conza”. Sbucciamo e affettiamo tutte le cipolle e mettiamole in un tegame, quindi le sommergiamo con olio d’oliva avviando il processo cosiddetto di “appassimento” a fuocco bassissimo. E’ molto importante che le cipolle rimangano sigillate ermeticamente perchè non si anneriscano con l’aria durante questa fase. Le terremo ad appassire per una mezz’oretta quindi aggiungeremo i pelati con l’aglio intero. Cuoceremo fino ad ottenere una salsa omogenea e profumata a cui infine, prima di spegnere, leveremo l’aglio. Il segreto per fare una buona pizza siciliana è quello di ottenere una salsa molto densa, quasi una crema, quindi regolatevi in fase di cottura. Infine in una teglia da forno ben oliata stenderemo l’impasto da pizza spianandolo bene con le dita, mantenendo uno spessore di 2 cm. buoni. Quindi andremo a incorporare all’impasto i filetti di alici privati delle lische e tagliati a piccoli pezzi, cercando di distribuirli uniformemente. A questo punto con un pelapatate aspergeremo il tutto con uno strato di scaglie di caciocavallo, quindi sopra vi verseremo la salsa di pomodoro con la cipolla e infine in superficie un’abbondante spolverata di caciocavallo grattugiato, un’idea di e un pizzico di origano. L’ultimo tocco prima di infornare sarà quello di versare un filo d’olio d’oliva. Finalmente potremo infornare a forno molto caldo (220 gradi) e cuoceremo fino a che la pasta ai bordi non sia divenuta ben brunita e croccante. Una variante di questa ricetta è quella di aggiungere alla salsa di pomodoro un moderato quantitativo di pangrattato precedentemente scottato in un dito d’olio, questo favorisce senza dubbio l’addensamento ideale della salsa di pomodoro.


Fusilli alla molisana

fusilli di semola di grano duro conditi con ragù di agnello e vitello, pomodoro e pecorino

Premetto che sono una fanatica della pasta fatta in casa e appena posso tiro fuori mattarello e farina e mi metto all’opera, ben sapendo che purtroppo il tempo è tiranno per tutte le donne che debbono cucinare e sbrigare le faccende di casa, e non sempre si può sfornare pasta fresca. In questa ricetta però ho ritenuto opportuno presentare non soltanto il condimento di questa pasta ma anche le istruzioni su come realizzarla a mano, secondo la ricetta tradizionale del Molise. Questo perchè credo che il successo di questo piatto risieda soprattutto nella freschezza e nella fragranza della pasta fresca casareccia più che nel suo pur ottimo sugo. Il mio spassionato consiglio è quindi di realizzare questa ricetta soltanto se disponete del tempo necessario per poter cimentarvi nel fare da voi anche i fusilli, altrimenti ricorrendo a della pasta preconfezionata sappiate che non riuscirete in alcun modo a ricreare tutta la magia che questa pietanza molisana sa regalare. Ricordo che la prima volta che assaggiai questo piatto mi trovavo in provincia di Campobasso, in una regione in cui il dialetto parlato è albanese antico! Una lingua di una musicalità e di una bellezza incredibili. In un ristorantino del posto di cui non ricordo più ne il nome nè la locazione esatta mangiai per la prima volta i fusilli caserecci alla molisana. Inutile dire che fu amore a prima vista, ed appena tornai a casa mi adoperai per ottenere la ricetta che ora è un punto fermo del mio ricettario, ed ogni tanto la rispolvero con piacere. In questo articolo odierno cercherò di infondere nelle mie parole l’amore che provo per questo piatto così prelibato.

INGREDIENTI: circa mezzo kg. di semola di grano duro, 70 gr. di carne d’ senza ossa, 70 gr. di carne di vitello senza ossa, una salsiccia di maiale a pasta tenera, cinque fette spesse di lardo di fossa, olio extravergine d’oliva, una cipolla, uno spicchietto di aglio, 400 gr. di , di Capracotta (un tipico molisano, sarebbe importante riuscire a procurarselo), un bicchiere di vino rosso (un di Isernia, per esempio), peperoncino, , sale e

PREPARAZIONE: Come prima cosa bisogna pensare a preparare la pasta. Prenderemo quindi un tagliere di legno e disporremo su di esso la farina di grano duro a mo’ di piccola collina sulla cui sommità scaveremo un capace cratere. Al centro del cratere verseremo acqua tiepida e un mezzo cucchiaino di sale fino. Poi comincia il lavoro d’impasto che deve essere svolto con la massima lena per poter realizzare un impasto omogeneo e compatto, suggerisco perciò di lavorare con i palmi delle mani spingendo con forza verso il basso con moto rotatorio, aiutandosi con le spalle e con il peso del corpo. La farina di grano duro è infatti più difficile da lavorare della normale farina e quindi siate pronte ad una piccola impresa. Una volto pronta la nostra pagnotta con un mattarello stendiamo due o tre sfoglie, a seconda della quantità, dello spessore di non più di due cm. Con un coltello affilato ricavare da ogni sfoglia delle striscioline che attorciglieremo intorno ad un ferro da calza. Lasciamo riposare per circa un’ora per dar modo ai fusilli di prendere la loro caratteristica forma attorcigliata, quindi facendo attenzione a non rompere la pasta, le sfileremo dai ferri e le infarineremo per bene, in maniera tale che non si attacchino tra loro. Intanto andremo a preparare il sugo dei fusilli. Per fare questo metteremo in una padella un cucchiaio di olio d’oliva andando a soffriggere un battuto di aglio, cipolla, lardo e , avendo cura di conservare metà di questo battuto per il ripieno della carne. Nel frattempo preparare la carne arrotolando ogni fettina con il battuto di , cipolla, aglio e lardo a cui aggiungeremo anche la pasta della salsiccia opportunamente tritata. Una volta farcite le fettine di e vitello le metteremo in padella con il soffritto ben imbiondito avendo avuto l’accortezza di legarle con dello spago da cucina per evitare fuoriuscite. Successivamente aggiungeremo il bicchiere di vino e i cuocendo a fuoco basso per un paio d’ore. Passato questo tempo completeremo il sugo con una spolverata di peperoncino macinato grosso. Personalmente, prima di servire, amo tritare per bene la carne in modo tale da formare un vero e proprio ragù, questo per facilitare la degustazione. Come ultimo atto andremo a cuocere i nostri fusilli in acqua salata e li scoleremo ben al dente condendoli con un mestolo di ragù per ogni piatto e con una generosa spolverata di molisano.

Accompagnare con un vino questo piatto è quasi un obbligo per sostenere il suo gusto carismatico: ecco profilarsi l’opportunità di mettere in tavola un Biferno Rosso Superiore, un vino rosso molisano dalle grandi potenzialità.


Polenta Taragna

polenta taragna della valtellina con farina di grano saraceno, farina di mais e formaggio bitto, scimut e talamona

Polenta, che passione! Amo viaggiare nel nord Italia soprattutto per questo splendido alimento che viene cucinato un po’ dappertutto sopra il Po. Visto che è la prima ricetta di polenta che inserisco nel blog ci tengo a fare un po’ di storia di questo piatto. La Polenta ha origine molto antiche e nasce come alimento povero, costituito di acqua e farina di granoturco (anche se esistono polente che richiedono diversi tipi di farine di cereali, per esempio la polenta taragna richiede una farina a base di grano saraceno che le conferisce il caratteristico colorito scuro). Prima dell’avvento del granoturco (che viene introdotto in Europa dopo la scoperta dell’America nel 1492) la polenta veniva preparata con altri cereali come orzo, farro, miglio, segale e persino frumento. Le prime attestazioni storiche di un impasto di acqua e farina di cereali risalgono addirittura al periodo pre-ellenistico dell’Antica Grecia. Oggi la si prepara in un paiolo di rame mescolandolo accuratamente con un grosso cucchiaio di legno, la si stende sopra un ripiano di legno ricoperto da uno straccio e la si sporziona tagliandola con la classica corda. Analizziamo ora la ricetta della Polenta Taragna, tipica della Valtellina, in Lombardia, dove la polenta è preparata con acqua e farina di grano saraceno come abbiamo detto. Il nome deriva dal bastone con il quale si mescolava la polenta nel paiolo, detto appunto tarél: questo per evitare che si attaccasse al fondo del paiolo.

INGREDIENTI: 350 gr. di farina di grano saraceno, 250 gr. di farina di granoturco, 300 gr. di valtellinese , 300 gr. di Talamona, 300 gr. di Bitto, 700 gr. di freschissimo, 50 gr. di pangrattato,

PREPARAZIONE: Per la buona riuscita di questa ricetta è essenziale adoperare utensili adatti alla bisogna. Per esempio per la cottura della polenta sarebbe importante riuscire a recuperare un paiolo di rame, questo perchè il rame assicura una distribuzione del calore uniforme permettendo una cottura pressochè perfetta. Una volta ssistemato il nostro paiolo sul fuoco con dell’acqua salata aggiungiamo a freddo un terzo del panetto di . Una volta giunta la miscela di acqua e ad ebollizione aggiungere gradatamente (senza versarla tutta di un colpo!) la farina di granoturco e poi quella più scura di grano saraceno, avendo la massima cura di mescolare regolarmente e di eliminare ogni grumo che fatalmente si formerà. Dovremmo riuscire ad ottenere così un impasto omogeneo e di una certa consistenza (risulterà infatti quasi difficoltoso il solo mescolare ad un certo punto). La cottura dovrà durare non meno di un’ora, a fuoco moderato. A cottura quasi ultimata unire al composto il rimanente e il pangrattato. Un minuto prima di spegnere aggiungere infine anche tutto il tagliato a cubetti. Una volta che noterete che il è in buona fase di scioglimento (non ultimata però) spegnerete il fuoco e rovescerete la polenta su un ripiano di legno ricoperto da un panno umido. La polenta la servirete caldissima accompagnata con fette di lardo di Colonnata, o prosciutto crudo stagionato. Potete decorare a vostro piacimento con .

Per la Polenta Taragna si mettono in fila molti vini rossi che ben si sposano con il gusto dilagante di questa deliziosa ricetta, dovendo sceglierne uno direi un buon Cabernet.


Minestrone con il Pesto

Minestrone al pesto genovese

Altrimenti detto “minestrone alla genovese” si tratta di una ricetta particolare e ricca di proteine e vitamine, vista la massiccia presenza di verdura, indicata per una serata informale e per una cena tra amici, aiuta a stabilire un’atmosfera intima e complice, un primo piatto delizioso che amo cucinare spesso.

INGREDIENTI: 120 gr. di (ottime tagliatelle fresche all’uovo o lingue di passero, possono andare bene anche piccoli maccheroncini, bucanotti o mostaccioletti) , complessivamente un chilo e mezzo di verdure: patate, piselli, mantovana, cappuccio, fave, , freschi, borlotti, pomodori (uno è sufficiente), , sedano, un ciuffo di prezzemolo, uno spicchio d’aglio, carota, cipolla, extravergine d’oliva, pesto genovese, croste di formaggio stagionato, grattugiato.

PREPARAZIONE: Pulire e risciacquare ben bene la verdura, quindi tagliarla a piccoli tocchetti. Contemporaneamente preparate un battuto con sedano, prezzemolo, aglio e cipolla. Riempire una capace pentola di acqua leggermente salata e portarla a bollore, quindi aggiungere i tocchetti di verdure e il battuto. Lasciare a fuoco sostenuto facendo attenzione alla schiuma, quindi diminuire il fuoco e lasciare bollire dolcemente con la pentola coperta. Mescolare spesso con un cucchiaio di legno per evitare che le verdure si attacchino al fondo della pentola.A metà cottura aggiungere un bicchiere d’ extravergine d’oliva, le croste di formaggio e del sale grosso. Quindi con un cucchiaio schiacciare patate e per addensare il minestrone e renderlo più cremoso. Quando le verdure saranno quasi sfatte e la crema ottenuta sarà omogenea e profumata potete buttare la . Quando questa sarà arrivata a perfetta cottura spegnere il fuoco e aggiungere il pesto rimestando con un mestolo per rendere il composto il più possibile omogeneo e gradevole alla vista. Quindi il vostro minestrone con il pesto è finalmente pronto e potete servirlo in fondine di terracotta, ideali sarebbero quelle in terracotta di Albissola dette “xatte”. Servire tiepido dopo che il minestrone ha riposato per circa un quarto d’ora in queste fondine e aggiungere grattugiato e un filo d’.

Questo è un piatto di grande personalità, di conseguenza pretende un vino altrettanto carismatico. Pertanto consiglio un Recioto della zona veronese del Valpolicella, un vino straordinario da cui si ricava un vino altrettanto magico come l’Amarone.


Pasticcio di Ortica

ortica

Questa ricetta è una delle più antiche testimonianze culinarie della mia terra, la Romagna, ed è un piatto veramente povero, realizzato con ingredienti semplici, ma di un’originalità e di una profondità senza uguali. E’ una di quelle rare perle per cui penso che sia veramente una gioia il lavoro di cuoca. Ogni volta che lo preparo mi rammento di mia nonna ai fornelli e del profumo che si spandeva per casa.

INGREDIENTI: 400 gr. di steli di ortiche, 2 cipolle, 300 gr. di salsa besciamella, 100 gr. affumicata, 300 gr. di lasagne crepes, 100 gr. di parmigiano grattugiato o , 3 cucchiai di di oliva, 30 gr. di burro, pepe e sale q. b.

PREPARAZIONE: Mettere a cuocere gli steli delle ortiche in un soffritto fatto con , burro e cipolla tritata; quando questa appassisce, unire la tagliata a dadini, il sale e il pepe. Fare la sfoglia per le lasagne secondo la ricetta classica e cuocerle al dente. Preparare una besciamella con burro, farina e latte.
Ungere di burro una teglia e disporre, alternati, uno strato di ortiche, uno di besciamella ed uno di lasagne, finché ce n’è. Coprire con una stesa abbondante di parmigiano o di grattugiato e mettere in forno a 180° per 40 minuti.
Originale la variante con le ortiche della ricetta classica delle lasagne al forno; dal punto di vista nutrizionale è buono l’apporto proteico, ma eccessivo quello di grassi soprattutto saturi per la presenza di , e burro. E’ da considerarsi un piatto unico.