Risotto alla salsiccia

risotto carnaroli con salsiccia luganega, parmigiano e burro, mantecato con vino bianco e brodo di carne.

Ricordo che quando si era poco più che frugolini, nell’immediato dopoguerra, il cibo più regale, la pietanza più sognata era la , rigorosamente domenicale s’intende. E così ci capitava di contare i giorni per arrivare alla domenica, e non per chissà quale fervore religioso ma per vile bramosia di “luganega”. La era la carne che approdava sulla tavola il giorno di festa e ogni settimana veniva preparata in un modo diverso: la polenta con la , e fagioli, e olive nere stufate, tagliatelle con panna e e infine risotto con la . Di tutti i cibi sicuramente il più temuto era la polenta con la perchè altamente competitivo: spesso infatti il tesoro suino veniva collocato al centro della polenta e si doveva iniziare, ognuno dal suo lato, a mangiare la polenta facendosi strada a colpi di cucchiaiate e mandibole fino a raggiungere l’eldorado salsiccesco, sempre che nel frattempo la sorella o il cugino al nostro fianco non fosse stato più lesto e, orrore!, avesse già fatto piazza pulita dell’agognato insaccato. Eh bei tempi… Certo duri, certo difficili, ma in qualche modo più autentici.

Di quei giorni ho recuperato (e vi propongo in questo articolo) il profumo del risotto con la che già prima della S. Messa delle 11 si spandeva per casa e ci attendeva solenne e ingigantito al nostro ritorno per avvolgerci in un aroma sublime, pungente. Si tratta di una tipica ricetta lombarda (risot con la luganega), regione di risotti che contende al Piemonte il primato di questa pietanza e dei mille modi di cucinarla. Anche questa ricetta è all’apparenza molto semplice, senza ingredienti dai nomi altisonanti nè corredato di blasone d’alta cucina. Eppure a mio modo di vedere appartiene a quelle semplici ricette genuine che se cucinate con passione e amore portano a risultati di altissima cucina e ci regalano piatti dal sapore antico e insuperabile.

INGREDIENTI: 300 gr. di , 200 gr. di burro fresco (se è possibile burro D’Alpe), mezza cipolla, o gallina ben denso, due bicchieri di vino bianco secco (un Pinot sarebbe indicato), extravergine d’oliva, 200 gr. di di maiale nostrana della qualità Luganega, mezzo cucchiaio di di , parmigiano

PREPARAZIONE: Prendiamo un tegame abbastanza capace e mettiamo a soffriggere in un cucchiaio d’ un tritato molto fine di cipolla, quindi aggiungiamo la metà del burro a nostra disposizione. Cuoceremo a fuoco lento fino a completa indoratura della cipolla. Quindi aggiungeremo il riso mescolandolo regolarmente nelle prime fasi per circa 5 minuti, poi verseremo un bicchiere di vino bianco, alzeremo un pelino la fiamma e lasceremo in cottura per altri 5 minuti. A questo punto uniremo al riso un mestolo di già caldo e la di lasciando cuocere a fuoco vivace e aggiungendo altri mestoli ogni qual volta il riso si sarà asciugato. Contemporaneamente a parte prepareremo la tagliandola in tronchetti di 5 o 6 cm. di lunghezza che metteremo a rosolare in una padella con 100 gr. di burro già caldo e brunito. Verso fine cottura aspergere la con un bicchiere di vino e continuare fino a che il vino non sarà completamente evaporato. Quindi dedichiamoci nuovamente al risotto. Verso fine cottura aggiungere una generosa dose di parmigiano reggiano grattugiato, e infine la con il suo sugo di cottura. Mescoliamo per circa un minuto ancora sul fuoco e poi lo serviamo bollente nei piatti.

Un piatto semplice dal sapore in equilibrio tra delicato e persistente vuole un vino che ne possa sublimare l’aroma. In questa direzione suggerisco un Pinot nero del Garda, un abbinamento semplicemente riuscito, almeno al mio palato.


Spezzatino di vitello

spezzatino di vitello con patate, carote e cipolline borettane

I piatti semplici senza l’ausilio di grandi nomi altisonanti sono spesso i più buoni o almeno quelli che riescono meglio e ci fanno sentire soddisfatti del nostro duro lavoro tra i fornelli. Io credo che il successo di un bravo cuoco sia tutto qui, nel riuscire a presentare piatti quotidiani appartenenti a una scuola di cucina semplice e millenaria ma non per questo scontata e banale, con in più quel tocco di artista che li trasforma sempre in qualcosa di speciale, qualcosa per cui vale la pena sedersi a tavola. Questo è proprio il caso della ricetta di oggi, si tratta di uno scontatissimo spezzatino di vitello stufato, eppure vedrete che se lo cuciniamo e lo presentiamo nella maniera ideale può diventare un piatto strabiliante, con un larghissimo spettro di aromi e sfumature di sapori che lo rendono unico al palato. Se poi lo si chiama: “bocconcini di vitello saltati”, oppure “sauté de veau” alla francese, beh questo magari ci può stare perchè chi si siede a tavola ricerca sempre la novità, il nome roboante di cui cibarsi ancor prima di mettere in bocca la pietanza. Resta il fatto che stiamo parlando del caro buon vecchio spezzatino, quello che nostra nonna ci cucinava con le patatine in umido e le cipolline borettane, con tanto sughino di pomodoro in cui si tuffava il pane toscano abbrustolito o una mezza piadina. Insomma un’ennesima perla della cucina italiana. In questa ricetta che presento oggi lo propongo cucinato come da tradizione piemontese, vale a dire con cipolline, carote e patate che andranno a insaporire l’intingolo di cottura e a conferire sapore e sostanza ad un piatto già ricco di suo, per questo lo consiglio caldamente come piatto unico magari accompagnato da una bella porzione di polenta.

INGREDIENTI: 800 gr. di carne tenera di vitello (preferibilmente il muscolo), una noce di burro, 500 gr. di patate grosse, olio extravergine d’oliva, , di carne di manzo (è possibile farlo anche con il dado, ma naturalmente sarebbe meglio con un pezzo di carne “vera”), salvia, , 100 gr. di cipolline borettane, tre carote, sale,

PREPARAZIONE: Mettiamo a sciogliere la noce di burro in una larga padella e aggiungiamo un filo d’olio d’oliva extravergine, un paio di foglie di salvia tagliate a pezzi irregolari e una manciata di aghi di . Dopo qualche minuto versiamo la carne di vitello che ci saremo fatti tagliare a pezzi non troppo grossi dal nostro macellaio e subito dopo regoliamo il tutto con un pizzico di sale. Copriamo la padella con il suo coperchio e cuociamo a fuoco lentissimo per almeno un quarto d’ora, ma il tempo di cottura è vincolato alla qualità e alla consistenza della carne, per cui sorvegliate la cottura. Quando la carne si sarà ben rosolata da tutti i lati aggiungeremo un cucchiaio di e un mestolo di di carne bollente. Di nuovo copriremo la padella e lasceremo cuocere a fuoco lento fino a quando il non sarà evaporato quasi completamente, a quel punto aggiungeremo ancora un mestolo. Intanto possiamo pelare, lavare ed asciugare le patate e le carote, quindi le taglieremo a pezzi abbastanza spessi e irregolari e le aggiungeremo dopo circa 15 minuti alla carne in cottura. La stessa cosa faremo per le cipolline borettane che priveremo della buccia esterna e uniremo intere al nostro spezzatino. Dopo altri 15 o 20 minuti di cottura coperta e a fuoco molto lento lo spezzatino è pronto per essere servito ben caldo nei piatti o come condimento sulla polenta.

Come vino da bere in compagnia del nostro spezzatino alla piemontese quale rosso migliore di un buon Barbera, vino piemontese dalla tradizione millenaria, dai toni morbidamente aciduli che sapranno ben sposare il prorompente sapore della carne di vitello stufata.


Ravioli di pesce in salsa d’astici

ravioli di pesce ripieni di coda di rospo e gamberetti tritati, con sugo a base di astici freschi

Con questa ricetta vorrei inaugurare quelle che io chiamo le ricette lussuriose, cioè quei piatti con ingredienti un po’ fuori del comune (gli in questo caso) per i quali vale la pena ogni tanto fare una piccola follia economica. E parlando di pesce pregiato è proprio il caso di parlare di “follia economica”. Purtroppo il pesce costa, ed i prezzi sono spaventosamente aumentati negli ultimi tempi. Pescherie che sembrano autentiche gioiellerie espongono merce sempre più preziosa. Molte volte mi è capitato di assistere in pescheria a massaie che dinanzi ai prezzi lievitati della merce esposta facevano dietrofront e uscivano dalla pescheria disgustate e avvilite. In particolar modo molluschi e crostacei hanno raggiunto prezzi esorbitanti e canocchie, vongole, cozze, gamberetti e granchi che prima erano considerati elementi poveri e venivano “quasi” regalati o addirittura dati come resto in natura, ora sono diventati improvvisamente rare pietre preziose e per mangiare un buon risotto alla pescatora, o uno spaghetto allo scoglio, bisogna cominciare a fare due conti.

Comunque se abbiamo intenzione di fare un sacrificio per celebrare una ricorrenza o un anniversario e il nostro partner ama il pesce, beh questo è uno di quei piatti giusti con cui fare una buona impressione e realizzare un pranzo sontuoso. Si tratta di un raviolo casereccio con ripieno di coda di rospo e gamberetti accompagnato da un sugo di freschi. E’ un piatto che potete trovare nei ristoranti romagnoli, come in quelli marchigiani o abruzzesi, per cui non mi sembra sbagliato definirlo parte integrante della cucina adriatica.

INGREDIENTI: 6 uova intere, 18-20 molto freschi, 600 gr. di , 300 gr. di polpa di coda di rospo (fatevela preparare dalla vostra pescheria di fiducia), 200 gr. di gamberetti (anche surgelati, della varietà “Ecuador”, non i cinesi), extravergine d’oliva, 50 gr. di concentrato di , mezza cipolla, 4 spicchi d’, 6 pomodori maturi, 3 foglie di salvia, mezzo litro di brodo di pesce (preparato bollendo scorfani, saraghi e con gli odori), 1 mazzetto di prezzemolo, un bicchierino di cognac, , un bicchiere di vino bianco secco

PREPARAZIONE: Iniziamo pensando al ripieno e per fare questo verificate che i gamberetti siano ben scongelati in caso li abbiate scelti surgelati, poi tritarli finemente e unirli alla polpa di coda di rospo in un recipiente con un battuto di prezzemolo. Regolate il composto di , pepe e un’ombra di . Quindi in una padella mettete a soffriggere un tritato di cipolla e di salvia, e quando la cipolla è ben imbiondita versare la polpa di pesce e gamberetti e dopo qualche istante irrorare con un bicchiere di vino bianco. Lasciate evaporare il vino e lasciate cuocere a fuoco lento per una decina di minuti, quindi prelevate il composto e lasciatelo a riposare in un recipiente: il nostro ripieno è pronto. A parte preparate un impasto con la , le uova e un pizzico di . Una volta raggiunto un impasto sodo e omogeneo tirate la sfoglia e da questa, con l’ausilio di una rotella tagliapasta dentellata, ricavate tanti quadrati di circa 4 o 5 cm. di lato. Al centro di ciascun quadrato collocate il ripieno e quindi coprite con un altro quadrato e sigillate i bordi con l’ausilio di una forchetta facendo attenzione a non guastare i dentelli, per una ragione puramente estetica s’intende. Una volta pronti tutti i nostri ravioli lasciateli a riposare sopra la spianatoia coperti da un canovaccio leggermente umido. Infine rimane da pensare al sugo. In una casseruola fate rosolare con l’ un battuto di e prezzemolo tritati, unite gli , bagnate con il cognac e il vino bianco, quindi una volta evaporati aggiungete il concentrato di e i pomodori freschi sbucciati e privati dei semi, infine un paio di mestoli di brodo di pesce. Lasciate cuocere il tutto a fuoco lento e sorvegliate la cottura dando una mescolatina ogni tanto. Quando gli si saranno inteneriti a dovere (controllate con uno spiedino l’interno) e il sugo si sarà ridotto e mantecato potete spegnere. Infine cuocete i ravioli in acqua leggermente salata per qualche minuto, quindi serviteli bollenti con un’abbondante dose di sugo in ogni piatto, avendo cura che gli rimangano in bella evidenza.

Per questo piatto consiglio un vino bianco sardo di pregevole fattura: il Vermentino di Gallura, vino aromatico e di forte presenza alcolica che saprà ben sostenere e sublimare il gusto di questa autentica leccornia della cucina ittica italiana.


Pollo alla Cacciatora

pollo alla cacciatora con pomodoro, peperoni e vino bianco, cucinato in umido

Del alla cacciatora esistono almeno tre varianti regionali, la ricetta piemontese, quella toscana e quella romagnola. Per ovvii motivi geografici mi accingo ad esporre la ricetta originaria della mia terra, la Romagna. Ho anche pensato però di mettere a corollario dell’articolo le altre due varianti che conosco, in modo da dare una scelta a chi voglia cucinare questo piatto. Credo anche che comunque lo si cucini, con i peperoni o senza, con il sedano o senza, il alla cacciatora rappresenta una succulenta alternativa al solito arrosto che siamo tutti abituati a vedere sulle nostre tavole. Le ragioni che fanno preferire questo tipo di risiedono nel fatto che cucinandolo con il pomodoro il si ammorbidisce e viene completamente impregnato del sugo di cottura dando vita ad un sapore mai banale, in definitiva si tratta di una ricetta che incontra i favori di una grande varietà di persone.

INGREDIENTI: un novello possibilmente di qualità nostrana, 300 gr. di pomodori freschi maturi (in alternativa i pelati), un cucchiaio di conserva di pomodoro, due o tre cipolle abbastanza grosse, un paio di peperoni verdi o gialli, burro, olio d’oliva extravergine, un bicchiere di secco (Trebbiano), carota, sedano

PREPARAZIONE: Preparare un soffritto a base di carota, sedano e una generosa dose di cipolla, tutto ben tritato, e cuocere il tutto in una noce di burro e un cucchiaio d’olio d’oliva. Una volta dorato il tutto al punto giusto, aggiungere il tagliato a pezzi. Lasciamo cuocere il nostro volatile per almeno un quarto d’ora badando al colore della cottura. Una volta che avrà raggiunto un colorito dorato annegheremo con un bel bicchiere di Trebbiano. Poi, una volta quasi del tutto evaporato il vino, potremo unire un cucchiao di conserva, dopo qualche minuto (è questo il segreto, aspettare che la conserva si sia amalgamata alla base di cottura e al ) aggiungiamo i schiacciati con una forchetta e i peperoni tagliati a fettine molto sottili. Aggiustiamo di sale e mescoliamo pazientemente per dar modo al di assorbire il sugo. Cuociamo a fuoco lentissimo e con il coperchio ben serrato per almeno un’ora. La variante piemontese prevede l’uso copioso di e pomodori freschi che vanno cotti a parte e quindi uniti solo dopo al , quando quest’ultimo sarà già a buon punto di cottura in compagnia dei pelati e del . La variante toscana invece prevede la cottura diretta del su base di tritato d’, con molta cipolla tagliata a fette. Poi ricalca le due precedenti ricette nell’aggiunta di vino e pomodoro.

Al alla cacciatora abbinerei volentieri un buon Chianti spumeggiante, e credo che nel parlare di questo vino non servano altre parole.


Brodetto di pesce

brodetto di pesce romagnolo con seppie, calamari, scampi, canocchie, mazzole, triglie, coda di ropso, scorfani, palombo, sampietro e razza

Sull’origine di questa ricetta si sta ancora discutendo e penso che si discuterà per sempre :-) Due regioni si contendono la paternità del brodetto di pesce: Romagna e Marche. E in effetti vi sono due scuole di pensiero ben distinte sugli ingredienti della ricetta, soprattutto per quel che riguarda la qualità del pesce da impiegare. A Fano c’è chi dice che il brodetto di pesce non è vero brodetto senza un Sampietro, mentre passando il Tavollo che divide Gabicce da Cattolica, e di conseguenza le Marche dalla Romagna, il Sampietro sparisce per lasciar posto alla Mazzola (in Italiano: Gallinella di mare, nome scientifico Trigla Lucerna). Ma non è solo tra regione e regione che vi sono le differenze ma tra paese e paese, e di conseguenza il brodetto di Fano non è uguale a quello di Pesaro che non è uguale a quello di Gabicce, che non è uguale a quello di Cattolica, Misano, Riccione e così via nominando tutta la topografia delle provincie di Rimini e Pesaro. Comunque lo si voglia cucinare però a mio avviso il brodetto di pesce, tralasciando le varie sfumature aromatiche, conserva sempre il medesimo caratteristico sapore. Ed è un sapore che in un attimo ti fa abbracciare il mare e i suoi segreti e ti concede un dono prezioso che altre ricette a base di pesce non ti concedono: il dono del vero sapore del mare, in tutta la sua freschezza. Credo che un brodetto ben cucinato, aldilà dei singoli ingredienti, possa tradursi in una cena sontuosa dove ogni commensale si leccherà letteralmente i baffi! Personalmente ho optato per la ricetta di Cattolica, quindi direi che quello che vi porpongo è il brodetto di pesce alla romagnola, ma so già che qualcuno a nord di Cattolica storcerà la bocca perchè manca quel pesce. La mia raccomandazione è solo questa: abbiate cura di cucinarlo secondo le indicazioni ed otterrete comunque vada un grandissimo piatto con cui ben figurare in una cena tra amici.

INGREDIENTI: pesce (tutto freschissimo): 5 seppie pulite, alcuni calamari, scampi, canocchie, Triglie, due Mazzole, alcune , due Scorfani, un Palombo, tre Sogliole, una bella Coda di Rospo nostrana, un Sampietro, una Razza nostrana. Base: extravergine d’oliva, due o tre spicchi d’aglio, 50 cl di aceto di vino bianco, un cucchiaio di conserva di pomodoro, un bicchiere di salsa di pomodoro, , un bicchiere di vino bianco (Trebbiano), , fette di pane

PREPARAZIONE: La prima operazione è anche la più noiosa: la pulitura del pesce. E però la riuscita del brodetto dipende soprattutto da come riusciremo a mondare il nostro pesce fresco. Abbiate quindi l’accortezza di lavarlo sotto acqua fresca e con un coltello di grattare via tutte le scaglie o le impurità. Poi risciacquate abbondantemente in acqua fredda e lasciate a riposare in una bacinella. In una capace padella mettete a soffriggere un battuto d’aglio in due cucchiai d’ extravergine d’oliva, quando l’aglio è ben imbiondito versare la conserva di pomodoro, l’aceto, e e un bicchiere d’acqua. Quindi mescolare il tutto e cuocere a fuoco lento, infine aggiungere anche la salsa di pomodoro. Lasciare bollire per alcuni minuti unendo infine anche il vino bianco. Quando il sugo è abbastanza amalgamato e a buon punto di cottura iniziare ad unire il pesce cominciando da quelli di taglia più grossa come le sogliole e le mazzole. Tenete presente che essendo pesci di diversa qualità occorrono tempi di cottura diversi, in generale tener conto della taglia dei pesci, più sono grossi più richiedono un tempo di cottura maggiore rispetto agli altri. Essenziale quindi è aggiungere il pesce in momenti diversi per evitare che alcuni si disfino e altri risultino poco cotti. Lasciare cuocere a fuoco lento fino a che il pesce non si sia intenerito a dovere controllare la cottura di ogni pesce con una forchetta. Infine quando sarà cotto levare dal fuoco e servire in terrine di terracotta sopra un letto di fette di pane abbrustolite e con una spolverata di sulla superficie.

Il brodetto di pesce richiede un vino bianco secco e di aroma non eccessivamente persistente, credo quindi di non sbagliare ad accostarvi un Riesling, vino di straordinarie qualità.


Pasticciata

Pasticciata di carne alla pesarese condita con sugo di pomodoro, brodo ,maggiorana e vino bianco secco

Se capita di fare un giro nelle zone del pesarese e magari ci si ferma in una delle numerose trattorie che costellano l’entroterra del capoluogo marchigiano, da Novilara fino a Gabicce, ci si potà facilmente imbattersi in un piatto tipico di questa zona: la Pasticciata. La Pasticciata è una variante del Brasato, di cui ne ricalca la ricetta e si avvicina molto anche nel gusto. Si tratta di una carne di pregio cotta in un guazzetto a base di pomodoro e altri odori. L’attenzione del cuoco nel preparare questa carne deve concentrarsi sul sugo di pomodoro e il suo giusto equilibrio di acidità. Sembra infatti facile preparare una salsa di pomodoro ma in effetti non lo è affatto e bisogna assaggiare con regolarità durante la fase di cottura. In ogni caso se tutto va come deve andare il gusto di questa carne in umido è veramente ottimo, e rimane anche di facile digeribilità e quindi molto leggero. Unica accortezza per la preparazione di questa ricetta: scegliere una carne di di alta qualità perchè è vitale che rimanga tenera in cottura e non si indurisca, come purtroppo spesso capita con molti tipi di carne.

INGREDIENTI: Un girello di vitellone ( o comunque un taglio di prima scelta della coscia bovina, che risulti magro), alcune fette di pancetta, due cucchiai di lardo, un pomodoro, alcuni spicchi di aglio, una carota, una costina di , conserva di pomodoro, di carne con l’osso, un pomodoro rsso maturo, un bicchiere di vino bianco secco (il Verdicchio risulterebbe perfetto), maggiorana, e

PREPARAZIONE: In un piatto stendere un velo d’olio con e in quantità generosa, quindi intingervi la pancetta tagliata a cubetti e diversi spicchi di aglio interi, quindi lasciare riposare per alcuni minuti per dar modo al condimento di penetrare a fondo. Prendiamo poi il nostro Girello di e con l’aiuto di uno spiedino di metallo eseguiamo un foro abbastanza capace per tutta la sua lunghezza. Quindi introduciamo nell’apertura a turno uno spicchio d’aglio e un cubetto di pancetta, così via fino a riempire completamente il pertugio. Chiudere saldamente a questo punto il filone di carne con uno spago da cucina abbastanza spesso. In un tegame capace di contenere il nostro arrosto facciamo sciogliere il lardo in un cucchiaio di olio, quindi unire un battuto di carota, e pomodoro rosso tagliati abbastanza grossolanamente. Una volta che la cipolla risulta ben imbiondita unite il girello e lasciare cuocere a fuoco lento per non meno di due ore, avendo l’accortezza di rigirare la carne per rosolarla da ambo le parti e per farla ben permeare del sugo di cottura. Una volta passate le due ore aggiungere il Verdicchio bagnando completamente il nostro arrosto di Girello. Quindi dopo circa cinque minuti versare nell’ordine un mestolo di di carne con l’osso, un pizzico di maggiorana e due cucchiai di conserva. Aspettare che il sia completamente evaporato e quindi aggiungere nuovamente un mestolo di , così via per circa una mezz’ora. Ultimata anche questa fase di cottura potremo finalmente spegnere il fuoco e separare la carne dal sughino di cottura. La carne verrà fatta raffreddare completamente e quindi tagliata a fette molto sottili, mentre il sugo verrà riscaldato nuovamente un paio di minuti e servito molto bollente sulla carne fredda. Per il contorno potete spaziare dalle patatine novelle al forno ai fagiolini freschi lessati e conditi con un filo d’olio e aceto balsamico.

Per un secondo piatto magnifico un vino altrettanto eccellente: un Sangiovese di Romagna, il cui vitigno è presente in molti dei nobilissimi vini italiani.


Ragù Toscano

ragù

Uno degli ingredienti che sicuramente può fare la differenza a tavola è senza dubbio il condimento della pasta. A parer mio è essenziale che il sugo non soltanto si adatti e si armonizzi con il tipo di pasta scelto ma che riesca a impregnare le fibre stesse della pasta persistendo a lungo nel gusto e nel sapore.

Per esempio: se si decide di cucinare una tagliatella casareccia con sfoglia tirata a mano dovremo optare per un tipo di condimento come il ragù, una salsa cioè che riesca a permeare l’impasto all’uovo alla perfezione e che crei un’amalgama perfettamente equilibrata, gradevole e appetitosa.

La preparazione del ragù di carne è una vera e propria arte e nulla va lasciato al caso. Ogni regione ha il suo rigido rituale tradotto in ricetta regionale, ma dovendo scegliere i ragù più conosciuti e rinomati sono quello emiliano (bolognese) e quello toscano. In questo articolo analizziamo la preparazione del ragù toscano così come mi ha tramandato la mia prozia di Lucca.

INGREDIENTI: 400 grammi di magro scelto, un cucchiaio di concentrato di (la conserva va benissimo), olio extravergine di oliva, mezzo bicchiere di non troppo forte nè aromatico (vanno bene Sangiovese o Chianti), una cipolla, una , una costa di sedano, sale e .

PREPARAZIONE: In una pentola con un leggero velo d’olio d’oliva aggiungere un tritato molto fine di cipolla, e sedano, quindi cuocere a fuoco lentissimo (quasi inesistente) per 30 minuti. Poi aggiungere la carne tagliata a dadini irregolari (è importante!), lasciare permeare la carne del soffritto per un 5 minuti, a questo punto irrorare con piccole quantità di a intervalli di due minuti l’una dall’altra, mescolare con un cucchiaio di legno e lasciare a decantare pochi istanti, quindi aggiungere il cucchiaio di conserva, sale e quanto basta. La cottura va sorvegliata e deve avvenire a fuoco lento per minimo 40 minuti. Una volta pronto il ragù non va servito bollente sulla pasta ma ben caldo avendo cura di disporlo al centro del piatto di pasta, assolutamente non saltare in padella!